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domenica, 22 luglio 2007

il primo canto del gallo
che sta dentro il mio petto
richiama quello che sembra un muggito
e non è che una moto che rincasa
ubriaca d'alcol e di pastiglie

S'è fatto tardi, insieme
passando tra le alpi occitane
tra il latte di capra, la lingua d'oc
e i rifiuti di oggi per il diverso che arriva.

Il vento fa il suo giro

postato da linodigianni alle ore 12:48 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: poesia, poesie mie, vento largo


martedì, 27 giugno 2006
cuesto es o monologo do meu amor
parole incerte,ali di farfalle appena sbattute

vorrei bracciare un albero, albero di gelsi
coi bozzoli della seta, che cosi ti faccio uno chemisir
che tu non sai che cos'è e cosi ci ridi di scappata come fossi tu piccola e io a correre sulle variazioni del tuo viso
batti le ciglia, alfabeto morse
fammi raggiungere
con un salto a piedi uniti
la sedia su cui stai.

Mangeremo ciliegie, faremo l'amore, e le pagine girate, con indolenza
saranno libri, da leggerci a memoria, poi un domani
postato da linodigianni alle ore 22:51 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: poesia, poesie mie, vento largo


lunedì, 17 ottobre 2005

Fioriture fuori stagione.

Ramo
e  foglie

per contenere tutte le tue voci
son diventato, sono bosco.

Neonato che mangia

occhi e mani
verso
un unico obiettivo.

Scoglio
e conchiglie,

per sostenere tutte le tue rotte
sono sceso in acqua, alga.

Ah, l'intervallo di vento
tra il tempo che stacca
le foglie e
l'apertura del fiore.





postato da lainus alle ore 11:44 | Permalink | commenti (5) / commenti (5) (pop-up)
categoria: vento largo


lunedì, 05 settembre 2005

 

sakila sakila must must tammast
 
sole nell'acqua, oasi miraggio
aironi su una gamba ,sola sulle ali di una singola nota
ripetuta
ripetuta
gambe di sceicchi volano
coi loro cammelli sparsi nell'aria
dentrifici dei palmeti
con l'aria che scorre in verticale
mescola mescola il tuo felafel
scappa
 
sakila sakila ammust must tammast
ah must  musty
must kadum bade must diba diba dibabda
ho rotto la carta del deserto dalla sabbie
che sciolgono i cani
in silenzio mi sono chinato
fino a che l'ombra del minareto ha declinato
l'offerta della mia schiena
sono stato l'occhio dell'airone sulle
anse prosciugate
bevo latte di cammella per ricordarmi
la tua lingua umida
e affondo le mani nella mia jellaba
perche nessuno veda
quanti punti vorrei indicare
delle tue fughe
must dademust musty
postato da alp alle ore 23:31 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: vento largo


martedì, 19 luglio 2005
Avvicinando le mani, rami con fronde,
sposto la linea dell'orizzonte - che svapora-
a ridosso del campanile.

Ammucchio alberi, colline, e i buchi del cielo.
Lascio l'ape di guardia, e il tuo dito a indicarla.

Mentre ruscello sudore,
quasi pietra appostata in attesa di fresco
mi sposto lento in un gioco di colli.

Vedi questo?Durante la guerra , e prima della legge Merlin,
era un casino. E prima ancora ospitò Napoleone.
Ora rimangono nani di pietra , con i loro sarcasmi taciuti.

Qui sotto un tunnel segreto
congiunse una regina medievale
con le stanze del suo amante.

Qui sopra, un filo invisibile
segna i passi del mio riandare
tra le urgenze che le labbra
impongono alle parole.

postato da alp alle ore 07:05 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)
categoria: vento largo


lunedì, 18 aprile 2005
Toglievo panni stesi, temendo le nuvole
addensarsi con promesse di pioggia
e mi vedevo appeso alla tua finestra

Ascoltavo una musica che non conoscevo e
ti immaginavo davanti a una platea di grilli
e cicale e ragni sospesi:
dal brillìo dei loro occhi capivo
il valore che riuscivi a dare ai loro sguardi.

Impallidivo nell'ascoltarti evocare
i tuoi adolescenti assalti al cielo dele metafore
e mi consolavo ripensandoti come una solitaria
congiunzione astrale, come una corteccia con le linfe
a cielo aperto.

Io, vecchio raccoglitore di parole usate,
mi aggiravo come homeless balbuziente
nei quartieri disegnati dai voli di farfalle,
tirati a secco con le conchiglie.

Di ciascuna parola intendo gli armonici,
quelli che arrivano più su e più giù
della musica che sentono gli altri

postato da lainus alle ore 12:06 | Permalink | commenti (4) / commenti (4) (pop-up)
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domenica, 03 aprile 2005
agli uomini delle stelle che hanno mani di filamenti di foglie e occhi da gufo
che di notte scavano lunghi corridoi sulle pareti dei grattacieli,ed entarno nei minuscoli pori della pelle come spore di piacere
 luci sulle mura e fino ai passi degli altri , fino alla schiena degli altri e si insinuano tra i capelli e suggono il nettare dai capezzoli
quelli che sono soli in una stanza, quelli che sentono una mano avvicinarsi
a disegnare nuove cartografie con segni incerti, perplessi nel sentirsi le onde nella pancia smuovere i mari interni
 in punta di piedi, sul pavimento, accanto al proprio letto...mentre la bocca bacia le labbra interne delle spiagge a cui è approdato
postato da alp alle ore 08:27 | Permalink | commenti (5) / commenti (5) (pop-up)
categoria: vento largo


venerdì, 18 febbraio 2005

Camminavo indolente con una meta, rimandata
Vidi un ragazzo, con le stampelle- trattenersi sul ciglio di una strada.E richiamare l’altro, piu avanzato
che voleva fuggire, liberarsi.

Il ragazzo avanzato torno’ indietro, e si mise accanto, remissivo
quello zoppo riprese il suo incedere claudicante, ma pieno di sé, e

riprese a  decidere la direzione delle strade.

 Mentre mi venne voglia di fermarmi, per cercare un passo in un libro,

di cui sentivo l’urgenza delle conferme

mi sorpresi a sentirmi richiamare

 Mi dicevano di tornare più indietro, di adattare il passo,
che avevo delle responsabilità,
che non si sfugge al claudicare della propria coscienza.

 Guardai il sole, presi gli occhiali e li misi in tasca.

Il tempo di cercare tra le pagine il passo cercato

e ricordare, fu un unico istante.

 Camminavo indolente, senza una meta, desiderante

Vidi un ragazzo, con le stampelle- attraversare il ciglio

Sopravvanzare l’altro, con un accenno di sorriso.

 

L’altro, rimase immobile, con il libro aperto

A cercarsi l’ombra.



 
postato da alp alle ore 20:17 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
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domenica, 12 dicembre 2004

"Per delicatezza..ho perduto la mia vita"

una macchina che accelera
per evitare la lavavetri rom

chè poi non le bastano i soldi, e te ne chiede ancora


due marocchini su una panchina, che puzzano
e bevono, e ti chiedono una sigaretta
che non fatichi a negare

di quanti piccoli dolori si deve incrostare
ancora
la nostra pelle

prima di scegliere?

Voglio essere considerato scemo
ma non star male
per essere stato vittima della mia paura

voglio essere considerato debole
ma non indurirmi fino al punto
di chiudere ogni possibile incontro

Non è religioso senso di carità
è dovere quotidiano di preservare
la propria quota di "delicatezza"
moneta che si scambia senza
tornaconto, tra noi, emarginati.















postato da lainus alle ore 21:29 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)
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