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martedì, 12 febbraio 2008

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fonte:  www.destigianni.com

Inciampi.

Capita, a volte nella giornata,
di non sapere bene da che parte sia il cielo
come una sensazione di
soffocamento.


Di solito, quel giorno fa anche male
la spalla.
Capita, nella vita
che i vuoti di senso
non abbiano annunci, né segnali.

Accade come
un inciampo
e mentre perdi l’equilibrio
sai che sei già nel dopo
con il male evidente che prima non c’era.

Oggi una donna mi ha detto
per la mia religione
leggere questo libro è peccato
e io sono stata combattuta
per questa volta, l’ho letto.
E mi ha dato un suo libretto di fede.
Ho risposto sincero che non credo.
Niente niente?
Si, niente niente.

Entrambi ci siamo spostati
sulla riva opposta,
pensosi.

postato da linodigianni alle ore 05:04 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: poesie, poesia, poesie mie, scrittura, vento febbre, poeti ingenui, terzo ebook


mercoledì, 09 gennaio 2008

I grilli taceranno
per strade allagate.
Aria, impedirà il respiro
 in forma di domanda.
Cercate se ancòra
il volo degli uccelli.
In quel paese
dove non più rotte
né stasi né segreti.

Fermatevi.
Nel posto scelto.

Se morte, che sia
non grano di corallo
non cornice d’onice,
solo
polpa di ciliegia
amara ombra consunta.
Bolla sorgiva.
Amata !


postato da linodigianni alle ore 23:04 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: poesie, poesia, poesie mie, scrittura, extramuros, vento febbre


sabato, 22 dicembre 2007

In modalità quotidiana, scendere le scale
e incontrare un vecchio sconosciuto
che ti latra contro e minaccia

O la signora che dispone di tutte
le informazioni necessarie
e le usa per coltivare le sue maldicenze
innocue

o ancora continui sbarchi, fin sui gradini
di persone partite da un lago del Perù
e finite a pulire bene gli ottoni improbabili
delle targhette.

In modalità casuale, una maestra dedita ai suoi allievi
nemmeno ringraziata, una dottoressa coscienziosa
che rifiuta i regali e li trasforma in adozioni a distanza.
            I bambini palestinesi sono nel videogioco
di quelli occidentali che pigiano un pulsante
e ignari, aumentano i loro punti.

Se sfrego un fiammifero, se rifletto, se ascolto musica.
Forse, un contatto, tra i pensieri.
Uno shock anafilattico, alla poesia.

postato da lainus alle ore 11:22 | Permalink | commenti (4) / commenti (4) (pop-up)
categoria: poesie, poesia, poesie mie, scrittura, vento febbre, non poesie, poeti ingenui


mercoledì, 05 dicembre 2007

E ci sono delle stelle di troppo, che avanzano in questo
cielo privato.
Se parlano di cose che non conosci,
guardali negli occhi.
Sfuggono come conigli
o son fari che
scrutano i mari delle opportunità.

Non hanno mai lavato, cucinato o fatto la fila, eppure
sanno tutto del prezzo del grano o del petrolio.

Mi chiedevi come aiutare la formica di Maria
a raggiungere casa, per lei che non parla ,
cammina sbilenca, e impara in modalità casuale?

Fermiamo le auto, mia cara.
Una sola bicicletta in più, è un cespuglio contro il deserto.
Facciamo saltare le convenienze, le priorità, i premi aziendali.
Gridiamo, sommessamente,
che ancora, non siamo, robot, aziendali.
L’uomo, le stelle, le cure ( la lettura )
i nostri firmamenti.

Si, vogliamo rimbambire così, da vecchi.
( E guarda che non parlo dal caldo della mia cuccia,
e coi soldi che restano, non mi pago nemmeno il funerale,
che era l’unica preoccupazione di mio padre)

© Lino Di Gianni

postato da lainus alle ore 06:18 | Permalink | commenti (5) / commenti (5) (pop-up)
categoria: poesie, poesia, poesie mie, scrittura, vento febbre, poeti ingenui


sabato, 01 dicembre 2007

Di tutta questa città, non vedo che
la cassa di un supermercato, il banco della farmacia
e la sala del dottore.

Se mentre prendo il tè  ( al limone con miele )
guardo un po’ di televisione
è solo per sorvegliare le pecore del mio gregge,
perché le conosco, e so le scuse che tirano fuori.

Ogni tanto incontro dei signori che mi chiedono
se sono io, quello della fotografia.
Rispondo di si, un po’ di tempo fa.

Mi capita di incrociare occhi  malati
che mi guardano infastiditi, come avessi capito
il loro segreto nascosto.
Provano un po’ a fare un numero da circo;
poi si stancano, per assenza di strepiti,
inseguimenti, pettegolezzi.

Ma i peggiori sono i narciso/carità
che non capiscono perché tutto il mondo
non esalti la loro bontà
d’animo.

E insomma, cari fratelli della Costa D’avorio
mi piacerebbe dirvi: tornate sui vostri passi
forse lì, qualcosa di vero , c’era.
Ma poi mi hai detto,  Marc, con voce fonda,
da Pentecostale, sono alto un cm più
di mio fratello.

Ecco, fare poesia come una gallina che fa le uova

ma non so se qualcuno le beve ,
se piacciono o fanno bene.
So che per loro, cadermi fuori
dal culo,
è un destino.
Per me, una necessità,
o un vizio assurdo.
Forse anch’io mi porto addosso i vestiti dei trent’anni,
e dell’effetto grottesco,
( su di me) non me ne accorgo.


© Lino Di Gianni  sabato 1 Dicembre

 

 

Sono stati pubblicati e sono disponibili in rete, in forma di e-book,
Les Temps des Cerises 
" Un'occasione di vento "

di  Lino Di Gianni su www.feaciedizioni.it

 

postato da lainus alle ore 06:50 | Permalink | commenti (5) / commenti (5) (pop-up)
categoria: poesie, poesia, canzoni, poesie mie, scrittura, tempeste, vento stretto, vento febbre


mercoledì, 28 novembre 2007

Con una stretta di spalle, con un tirare avanti, con dei passi smarriti nel trovare ancora percorsi di sempre

con giornate che ti lasciano tramortito

con tutto cio' che credevi messo in discussione, pezzo per pezzo, centimetro per centimetro

come fosse l'aprirsi di una scatola e io fuori che aspetto di mangiare.

Con attesa, ancora, nonostante, forse, delirante,

commozione,

a guardare come sei " sincera".

Eppure anche tu, non sei speranzosa, ingenua, cretina come me.

O forse.

Magari.

Mi viene il dubbio, si insinua un tarlo, un grillo

una forchetta cerca di sollevare la lattina rotta:

sono forse io sordo, ottuso, non percepisco sillabe, segnali?

Mi mancano i feed-back? I suoni di ritorno?

L' angoscia della cecità, della caduta nel

silenzio/assenso

senza ricevuta di ritorno.

postato da lainus alle ore 05:28 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: poesie, poesia, poesie mie, vento febbre


domenica, 07 ottobre 2007

1 versione

Muove il piede avanti, poi ci ripensa

Mi chiede, interdetto, hai paura di morire?

Non capisco il gioco, mi ritraggo,
sposto il peso dietro.
Mi fermo.

Preparo i soldi per pagare il casello,
mi mette sempre in ansia. Sudo.
(Non sono neppure in macchina).

Porto a spasso il cane. Senza museruola.
Non ho più una casa, cerco moglie.
Non ho paura di morire. Forse di perdere:
Perdere cosa, mi chiede.Hai lasciato debiti?Sei Ricco?
Hai tanti figli?
(Ti piace Mozart, Bach, che fai, Aspetti Godot?)

Tagliavo il pane dalla parte più cedevole,
aprivo l'interno, forzandone i passaggi.
Saggiavo coi denti le residue difese,
poi irrompevo al centro, travolgendo tutto.

Non sappiamo in che direzione andarcene,
aspettiamo un 'occasione di vento,
una frase fatta, un bicchiere di vino.
Dormirò, stanotte?

2 versione

Muove il piede avanti, poi ci ripensa
Mi chiede , incerto, hai paura di morire?

Non capisco il gioco, mi ritraggo.
Sposto il peso dietro. Mi fermo,
preparo i soldi per pagare il casello,
mi mette sempre in ansia, sudo,
non sono neppure in macchina.

Porto a spasso il cane. Senza museruola.
Non ho più una casa, non cerco moglie.

Non ho paura di morire, forse di perdere.
Perdere cosa? mi chiede,

Hai lasciato debiti? Sei Ricco?
Hai figli? Ti piace Mozart, Bach?

Tagliavo il pane
aprivo l'interno
forzandone passaggi
le difese.

Cotoni di bambagia
e panni pesanti di acqua:
non fumavo più, spenti i piccoli soli.


Non sappiamo in che direzione andarcene,
aspettiamo una frase fatta
un bicchiere di vino. Dormirò, stanotte?

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lunedì, 12 febbraio 2007
Le mani ed una candela accesa
punto geometrico
della tovaglia .

Un po' di vento
e i respiri attendono,
il cane non abbaierà,
chiudo il frigo,
aspetto.

(Devo comprare il latte,
e ricordarmi di
carezzarla coi piedi
sui piedi)

Per spiegare
gli approdi, le maree
gli avvistamenti segreti
e il gabbiano che stride:
arabo veloce
nell'iride dei mei occhi


poesia, poesie, poesie mie

www.linodigianni.it
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mercoledì, 22 novembre 2006

Come lucertole appoggiate
sul cuore della notte,
nelle nuvole
le parole (solo) pensate.

Rifaccio il cammino
che mi dichiara vivo
ogni mattino , e non sono che cinque passi.

Attendo.
Con sguardo indulgente.

( Da piccolo ho disseppellito
un palombaro, alto due pollici,
trovato nel Tide).

Ecco : sul sasso del vecchio
un'intuizione di caldo
una parola ha guizzato,
m'è rimasta la coda.

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venerdì, 30 giugno 2006

Fu il giorno che  annunciava onde
e non c'era acqua tra le colline

le tue mani correre veloci e tenere i cancelli
mentre il vento precedeva a valle e
trasferiva tetti sui tuoi capelli.

Si tolse la corrente, perdesti voce e sguardo
ascoltai l'eco come da telegrafo (tromba, d'aria.)

Mentre il palazzo era percorso dai marosi
iniziasti a tremare insieme alla candela
solo la cera ti teneva ancorata
piuma, lattice -bambagia

Ah, avessi potuto deglutire
il tuo spavento
mi sarei mangiato gli orchi
sarei stato diga
e sabbia
tracimata
a calmar rimbombi

Mi hai detto : 
ho, 
pensato, 
a te.
Almeno dirti
tromba, d'aria

Sospesi, la mano del violinista verde
tu mi sollevi insieme alle colline,
ai palazzi.
Io cammino sul parquet
(e ti circondo con lo scialle
che cucirai quando sarai vecchia).

Lo scrivo qui, che sei compagna, a me.
E' più che uno scritto che passa.

E' uno sguardo che ripete
sfidando radici, colline
e la calata delle ciglia, quando mi dici di sì.


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martedì, 06 giugno 2006

 

Chi leggeva con la pila sotto il lenzuolo?
Quanti avevano un letto che spariva durante il giorno,
e mai, mai (finchè non furono solventi)
ebbero uno spazio da chiamare : "Mio ".

Quale fu il pozzo che spaùra
con le teste di morto (neri scudieri)
che si cuciono ai vestiti, nella notte ?

Eppure, non mi picchiò mai
e nelle due volte che feci a botte, coi pari,
vinsi per la sorpresa:
pensavano a uno scherzo, io mi giocavo
l'ultimo fiato,perchè non scoprissero la fuga.

Rincorro ,
nella via del mercato,nei quartieri di Torino
(pieni di ragazzi di Palermo)
la coda di cavallo della figlia del droghiere.

Cammino in equilibrio sull'asse del cantiere in costruzione
mentre scopriamo la prima donna:
strappa un sorriso, che ci dicesse
mostrandoci le sue maree
di chiamarsi Eva.

Quanto tempo rimarremo,
chiusi nell'armadio,
mentre fuori il fratello
conta i numeri che ci restano
prima della perdita delle nostre bocche?
(Gru rosa in equilibrio
su una sola zampa)


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martedì, 16 maggio 2006

Atta-n-t- (padre)

Togliti dagli occhi, per favore.
Smettila di zappare per il tuo pane e cipolla
i tuoi canestri di salice, il maiale se viene buono.

Svuota il frigo da tutti i tuoi sacchetti,
la ricotta salata per quando sudi
gli spaventi per quando non ritorni
il bottiglione per vedere tutto
come al lago della festa.

Scrivere, non sai scrivere
leggere : nemmeno.
Ma i nervi, l’osso il muscolo
funzionavano, eh ..cumpà..

Atta-n-t/ padre
che lingua parlano questi,
che non sanno nemmeno immaginarsi
il silenzio della contro-ora
nel podere?

In che mano c’hai messo
che se ci mandano
a prendere l’acqua, al pozzo
torniamo con lo scanto, lo spavento
che da piccoli ci prendeva
a sentire del lupo mannaro
che raspava alla porta?

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martedì, 09 maggio 2006
lunedì, 01 maggio 2006, ore 22:06

Pelo patate, e sorveglio che non se ne vada troppo scarto
insieme alla buccia.
Tutte queste donne che trasformano una radice sotterranea
scura, ostile e umida
e ne fanno ricordi da ritrovare.
Non conoscono l'arte, eppure è come scegliessero le parole
accostassero gli ingredienti.
Come nell'arte, le materie prime serve sceglierle
con cura, perchè le emozioni non si destano a comando.
Queste parole, che inseguono dei sentimenti,
stanno a significare cose legate alla terra, con gli sguardi lunghi
e i silenzi assorti, aspettando che tutto il sole sia sceso in terra.

Trilogia delle soddisfazioni, ancorchè esitanti, per prudenze bambine.

Parte 1

La corda, la corda dell'arco
(di quest'arco fatto dalle ciglia barbare mie
e dalle fughe dei tuoi sorrisi, acqua che sfrangia fra sassi)
la corda ha una
qual certa e-la-sti-ci-tà.

Una tensione setosa, morbida e potente.

Le frecce, come se due giovani
innamorati yiddish dovessero
fuggire liberandosi dai divieti del rabbino.
E scappiamo, ma ci aspettiamo,
e a volte uno prosegue a masticare
sentendo in bocca il sapore dell'altro

la corda,l'arco, le frecce
e i bersagli, Mio Dio,
i bersagli ce li avete chiari, li centrate?
ne ricavate una qual certa dissimulata soddisfazione, no?

Beh, tutte ste mele con due cestini piccoli
seppure intrecciati, fa ridere, volendo
La cosa bella, è appunto, il crederci.


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martedì, 09 maggio 2006
mercoledì, 08 marzo 2006, ore 18:43

giornata speciale ,per uscire in mare,oggi
tra festa e negazione mi porto compagni di viaggio

Hola, quieras porte una pregunta..conosci Neruda?

E nelle acque delle Antille Colombiane partì una barquita
verso la traduzione di Pablo Neruda
"Puedo escribir los versos màs tristes esta noche..

e nel Suq di casablanca ho preparato le ricette
facendo vedere le fotografie a Najat
e lei mi preparava un cuscus, mi mostrava
la carne per la tajine, e le cipollle
e mi chiedeva "come questo?
e ci scambiavamo cibi,parole, e sorrisi di assenso

e mi sono portato Erri de luca, una poesia sulla madre
e mi accompagnava Emily Dickinson, per non farmi mancare niente.
Come spacciatore di sogni
ho proposto l'ingresso in libri speciali
che arrivino là
dove le lingue si fermano
e gli occhi tutto capiscono

Eso es todo. A lo lejos alguien canta. A lo lejos.(Neruda)
Sono venuto nudo, mi hai coperto
così ho imparato nudità e pudore
il latte e la sua assenza(erri de luca)

"L'abitudine a un cielo straniero
si acquisisce a fatica-
come il volto dei bimbi che rimane
più i passi s'allontanano

The Habit of a Foreign Sky
We -difficult- acquire
As Children, who remain in face
The more their Feet retire (Emily Dickinson)

linodigianni
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giovedì, 15 dicembre 2005

per me che sto febbricitante
mettermi gli occhiali e toglierli

vedere passare mio padre
o parlare dei figli della donna del Ghana

quello sull'auto che vorrebbe picchiare
perchè abusivamente gli ha lavato il vetro

o l'ottico che mi dice, con pacate cerimonie;
lei ci vede poco da un occhio, quasi niente dall'altro

o il ragazzo rumeno che affida la sua vita diciassettenne
a un chip e ti chiede di bere la tua acqua, o i soldi per un panino

Giro, il caffè ,in questa sera che forse è un mattino
forse le voci non dormono mai
nella stanza dove l'erba sta ad asciugare

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