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sabato, 19 gennaio 2008
Nelle lingue diverse, aspettando ad un angolo una puttana
la violenza del comprare l’insalata
deliscare l’acciuga salata, io adoro queste tue scritture.
Mi dica quanto fa, poi passo a pagare.

La vuoi cioccolatino perugina, tutta bella incartata ?
che ti rincuori, rassodi e ti faccia ritrovare
quel calzino colorato spaiato che ti sei comprata.

Con calma sbuccio le patate, o la conservo che hanno più sapore.
Loro vanno a sciare stamattina io a pulire il culo di una vecchia che non conosco.
Il Lama dopo quarantrè anni di esercizi di trascendenza è scappato con la sua
insegnante di italiano.
Aveva visto giusto mia zia Adalgisa che bagnando i fiori e preparando
la peperonata,
aveva detto, quello non me la conta giusta.

E adesso cosa mi rappresentano tutte queste parole giustapposte, disarticolate
non credi che si senta che c’è il costruito ? Il costrutto ?
Salgono, scendono dal tram
poche lingue  veramente diverse pochi hanno i biglietti
molti vengono da lontano e scendono qui all’angolo.
Sto cucendo delle foglie di banana, per fare un gonnellino
oggi rivedrò Josephine Baker, domani Marilyn Monroe.

postato da linodigianni alle ore 05:49 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: poesie, poesia, poesie mie, vento burla


martedì, 04 dicembre 2007



Illuminazione…
uhm, si
mettiamo un bel po’ di luci, no ?
Qualcosa che crei il clima, hai presente,
un alibi per comprare
se no, con i tempi di magra,
le tasse e la benzina, il pane e il salame..
Be’ no, ‘sti quattro schifiltosi che si ostinano a dormire per terra
alle stazioni.
Eh no, no.
Mica siamo a Londra, o Parigi.
Facciamo cosi: due notti a testa al caldo e poi via, in periferia.
Troppo comodo, le stazioni centrali.
Diciamola tutta: siamo troppo buoni, tolleranti, lo so, lo so.
L’ ho sempre detto, si fa come con i Rom, gli extra-comunitari.
Si riempie un bel treno chiuso e ops, via.
Allora si, eh.
( Quest’anno vogliamo esagerare, in svendita tre monaci birmani al prezzo di uno, per quel tocco di esotismo che fa sentire casa il mondo)
Lino Di Gianni

 

postato da lainus alle ore 06:32 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)
categoria: poesie, poesia, poesie mie, scrittura, vento burla, scherzi in mi minore, non poesie, poestica, poeti ingenui


lunedì, 08 ottobre 2007

La macchina ferma , al verde
Le mani al volante
la madre che mangia sul seggiolino
per farla star buona le dai un altro pezzo del tuo
dito.
Lo sgranocchia col sesamo
urlettando dispettosa
il nome del coniuge (morto).

Le macchine intorno s'ingelidano,
scende quella tua parente
in dialisi fissa, le vene estenuate
ancora giovane .
Le rimane solo
la vista e qualche globulo bianco,
rade macchie,
il pallone della figlia
nel canestro .

Quel tuo comunismo
dagli occhi benvolenti,
quei tagli a lametta.
Nei polsi soprusi
e l'aprirti a raggiera
per mille vecchiette.

Preghi.
Smarrito il rosario.

Sia la Sutra del Benevolo:
contro gli scippi t'indigni inarcata.

Sul Rondò della forca
abbandonato dal '600
tu trascrivi solerte gli anatemi di tua madre
contro il peggiore dei fratelli, che non la fece studiare
e le bruciò libri e , insieme, le radici e le ali.

postato da linodigianni alle ore 06:05 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: poesia, poesie mie, vento burla


martedì, 28 novembre 2006

la mia macchina è 'mpazzita
m'ha detto lasciami stare che ci ho voglia di scrivere stasera,
non stare sempre lì a guardarmi le virgole che magari mi scapa una 'pifania
Che io lo so che stai sempre
a pensare alle madlen , ma guarda che pure le macchine possono avere lo spleen

Ma tu guarda ste macchine ,cosa ci metteranno nei chip di silicio
dico io, mica piu i tempi dello zio Vanjia, e nemmeno del buon
unghiatore di cieli rosati.

Oggi ho chiesto se nei loro paesi
da piccole
avevan la bici con le rotelline
per imparare.
M'han detto di si, soprese, da me,
 farfalle
in unico spazio.

Perchè non sei venuto, Omadiòn?
Ci ho detto guardandolo di sbieco, come capitano alla ciurma.
Dal suo nero di pozzo, barcollando
mi ha guardato aspettando il momento.
No money for ticket
E mi ha steso al tappeto.

Una russa m'ha morso lo stinco
abbaiando Dubai Dubai, altro che qui
piscine e cieli e rubinetti d'oro io aveva
Spaziba, non mi viene voglia di spiegarti, dico io
(Mica son venuto a Mosca per imparare:
se non vuoi cambiare non venire)

Per fortuna Dal Senegal una principessa
a contratto sorveglia le adozioni dei bambini sulla luna
e 5 mesaggeri son partiti
dal Brasile e risalgono l'Orinoco.
Aspetto di sapere il loro modo di dire
tempo, e forse lo imparero'
aspettando.

 

 

 

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martedì, 09 maggio 2006
sabato, 29 aprile 2006, ore 22:30
Lunapapa




leggere lo spartito, conoscerlo a memoria
anticiparne i passaggi
stendere le dita sul ponte di una nave sonora
dirigerne i venti,gli svoli ,gli approdi.

Mi faceva gli agguati.
La musica.
La musica che dovevo suonare.
Mi imponeva i suoi ordini,stai chiusa a provare
niente conta piu' di questo.
Ma se riuscivo, nessuno capiva
il trionfo muto, cascata euforica di ghiaccio.

E qualcuno doveva cedere
in questo triangolo d'ossimori:
o la mente,o il legno o l'osso.

Sono stata fortunata, danno minimo
ho pensato sul momento.

Ma ho capito anche
che insieme al dito, alla spalla. al polso
il mare si è inghiottito
il fiore rosso del mio piano
e l'onda complice non mi prenderà piu


Madonna dei marinai, degli zoppi e dei luitai
pellegrina muta e condiscendente
delle stelle cadute in acqua
degli accordi di la fatti sul battito
di ciglia delle sirene:
Ascoltami.

Oggi che ho trovato una corda cui tenermi
per sollevarmi in aria
con tutti i pesci colorati sfuggiti
ai sogni che si sono persi, agli strangolamenti
evitati per mancanze di ossigeni
oggi mi tengo un liuto
nella testa
delicato,faccio in qui e in là con la testa
e sorridendo, mi abbuffo
mongolfiera
ebbra.

linodigianni
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martedì, 09 maggio 2006
lunedì, 24 aprile 2006, ore 07:36
Non sogno mai, ricordo niente.



Nel chiaro del latte del primo mattino
col fumo del caffè evaporano sogni.

Non sogno mai, ricordo niente.
Una viaggiatrice mi chiede
se questo treno va in Thainlandia;rispondo di si
ma prima ferma a Bangalore, dico io.
Non conosco la geografia, non viaggio mai.

Mi rivedo a Instanbul, a far colazione europea
mischiata a quella turca,
the, marmellata,pane,olive nere,formaggio fresco e anguria.

E che altro è successo nel sogno?
Mi stiravi una camicia, la stessa per ore,
disperandoti per le pieghe,
con io che dicevo- dovro' portarla per una settimana
con tutto il lavoro che hai fatto.
Che bello i bigliettini sparsi
per la casa, auguri di un nuovo
compleanno,lasciati un'ora prima
trovati nel giorno dopo
E tu che sogni di Berlino
e io che ti chiedo di farmi esserci
in quel viaggio.

Ma insomma, col fumo del caffè
amaro, rigorosamento senza zucchero,
ora che mi sono staccato dalla bombola
a gas del sigaro onnisciente,
dovro' rimettermi il pollice in bocca?
acconciarmi le gambe
in posizione fetale?

Per lievi[ta]menti
prossimi, recarsi in biglietteria
nei fondi della tazzina.
Pagamento anticipato, supplemento curiosità, obbligatorio.

 

 

postato da linodigianni alle ore 09:59 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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martedì, 09 maggio 2006
mercoledì, 25 gennaio 2006

Un giorno volevo fermarmi a
guardare una torre, ma la torre non c'era.
Allora pensai di mettermi come chi guarda
dalla finestra di una torre,e osserva il passante
fisso in osservazione.
Dunque, eravamo io e sta torre che non c'era
e pensai che le ombre, che strano,pero' erano
tre, c'era anche quella di una donna che guardava
me e la torre, si, insomma, la torre pensata,
e allora dissi, ma vuoi vedere che legge i pensieri,
e poi mi tocca pure spiegare che, è vero, a volte
ci crediamo di non essere visti,
ma poi, ma tu guarda, si vedon gli effetti.
E insomma, ero lì con sto gran casino,
non ti viene una tizia che mi chiede la strada?
per dove ci dico?ha importanza? risponde,
magari quella che fece
cheneso, marco Polo, o Colombo
se no, dico io, c'è rischio di perdersi?
ma va, dice lei, è che m'ero fissata
di trovare una torre, ma vedo solo
domande, delle ombre,
e qualcuno  che ascolta.

 ps.  eikos adonai instar biblòs( variante alessandrina del gambetto di Donna)
Fischer contro Capablanca cavallo in E8, La Donna dà scacco.
Scacco, non Matto.

postato da linodigianni alle ore 08:47 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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martedì, 19 aprile 2005

Occhi Tarocchi , per lo sguardo traverso
Uno, Due- s'apre al sorriso
Lungo la linea dell' Orizzonte
s'avvicina al monte Atalante

Piuma Calamaio, per scritture gridate
Uno, Due - ripetine il Suono
Lungo la linea dell'orizzonte
s'avvicina quell'acqua

Voce Vetrata, che nascondi le ombre
Uno, Uno- ripete da solo
Lungo la linea quell' orizzonte
Occchio, Tarocco- Piuma Coltello.

postato da lainus alle ore 13:51 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
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