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mercoledì, 09 gennaio 2008

Una ragazzina attraversa il corridoio ondeggiante
tra la sua faccia buffa down e le gambe mal sorrette
è tenuta per mano se potesse urlare sentiresti infuriare
tempeste se potesse calmare le acque coprirebbe di miele
il mar dei sargassi
vicino indifferenti stanno in piedi anoressiche in marche di jeans
e narcisetti in occhiali a specchio, orecchio al cell.
Una donna clown scappa dalla sua bambina
parlava tedesco e adesso nessuno capisce più le sue parole
in nessuna lingua
l’unica cosa che calma è vedere crescere i fiori ma
è dura aspettare stagione.
Una donna volpe ha dilaniato in silenzio a morsi voraci
la bambola coi pizzi messi sul letto
parlava e imparava a leggere
solo non voleva laurearsi a sei anni.
Una donna sonno cade in sbadigli quasi tutto il giorno
non risponde per niente o con larghi sorrisi
io piego i bigliettini
aspettando che ne raccolga qualcuno
ho provato a svuotare la borsa
mi ha detto che non ricorda di essere partita
e nemmeno le interessa.
Ho portato una poesia , preannunciando l'autore
ne ho scandito le parole
in ciascuna delle lingue delle persone presenti
senza grossi imbarazzi hanno rivolto lo sguardo altrove
pensando che non han tempo per mendicanti, poeti
o perdigiorno.
Piuttosto, sapevo la quotazione del dollaro, oggi?

postato da linodigianni alle ore 15:15 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
categoria: poesie, poesia, poesie mie, tempeste


domenica, 06 gennaio 2008

Bianco su bianco

Hanno messo fiori, quest’ oggi
sul banco dei cafoni
quelli nuovi, nati qui,
con l’orecchino e l’ipod
ma sempre il formaggio sul sugo.

Il banco nella fabbrica non si vedeva
tanto, propriamente
che per una distrazione del padrone
l’arrosto è venuto da buttare
con tutta la produzione

sentite scuse, ci faremo carico.

Nelle recite a teatro

le parti distribuite richiedono
un fisico di ruolo
e l’allevamento di un bracciante
oggi più di ieri
si è fatto complicato
ma sempre lì deve portare

A scavare terra, nella terra
acciaio nell’acciaio
ieri rape oggi rame
impiccati agli alberi
oggi geni modificati.

Siamo rimasti in tre
a piangere, senza capire
uno parla, con i gesti
l’ altra risponde con le mani
nel silenzio intorno
le parole tornano semi
i minerali pietra
e se capirò, forse cotone.

postato da linodigianni alle ore 06:20 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: poesie, poesia, poesie mie, tempeste


martedì, 25 dicembre 2007

As You like it

Come più vi piace, sceglietevi la carta, il pacchetto
il giorno e l’ora per gli anni a venire
che la misera cosa di oggi germogli nel ricordo fino a
diventare meraviglioso albero
reti di pesci tropicali
papaveri e robinie cresciuti nella crepa di un muro.

As You like it, il sugo è “ pepiato “ tanto nel tegame
mi hanno fatto le scartellate, con mandorle e vin cotto
cannella e chiodi di garofano e invasioni arabe nella mia Puglia.

Ho comprato le lamette, riscaldato l’acqua nel pentolino
lo strofinaccio sul tavolo, comprato la  rossa colorata
di gingerfizz che ti piaceva, il galletto da fare ripieno
adesso smetti di lavorare lassù da quelle parti
onora sto natale e vieni a trovarmi,
son stanco di portarti i fiori.
Si rovinano troppo presto.

postato da linodigianni alle ore 10:30 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: poesie, poesia, poesie mie, tempeste, memorie del vento


martedì, 11 dicembre 2007

In morte dolente .


Mai avrei pensato di finire
fritto come un pesce
che la schiuma non ci fosse
che l’acqua non bagnasse
chi poteva urlare se non i draghi
più forti dei cannoni Krupp
( chi erano i Thyssen nella Germania nazista? )
più morti della grande guerra
più grande del cartello con su scritto

” Per guadagnare il proprio pane cuotidiano;
si muore anche così, di morte
assurdo
perché ?...”
Ora sono un foglio  nelle mani di mio padre,
un urlo nella sua bocca con pochi denti
bastardi, senza cuore, portafoglio pieno

E senza cuore.

postato da lainus alle ore 11:19 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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sabato, 01 dicembre 2007

Di tutta questa città, non vedo che
la cassa di un supermercato, il banco della farmacia
e la sala del dottore.

Se mentre prendo il tè  ( al limone con miele )
guardo un po’ di televisione
è solo per sorvegliare le pecore del mio gregge,
perché le conosco, e so le scuse che tirano fuori.

Ogni tanto incontro dei signori che mi chiedono
se sono io, quello della fotografia.
Rispondo di si, un po’ di tempo fa.

Mi capita di incrociare occhi  malati
che mi guardano infastiditi, come avessi capito
il loro segreto nascosto.
Provano un po’ a fare un numero da circo;
poi si stancano, per assenza di strepiti,
inseguimenti, pettegolezzi.

Ma i peggiori sono i narciso/carità
che non capiscono perché tutto il mondo
non esalti la loro bontà
d’animo.

E insomma, cari fratelli della Costa D’avorio
mi piacerebbe dirvi: tornate sui vostri passi
forse lì, qualcosa di vero , c’era.
Ma poi mi hai detto,  Marc, con voce fonda,
da Pentecostale, sono alto un cm più
di mio fratello.

Ecco, fare poesia come una gallina che fa le uova

ma non so se qualcuno le beve ,
se piacciono o fanno bene.
So che per loro, cadermi fuori
dal culo,
è un destino.
Per me, una necessità,
o un vizio assurdo.
Forse anch’io mi porto addosso i vestiti dei trent’anni,
e dell’effetto grottesco,
( su di me) non me ne accorgo.


© Lino Di Gianni  sabato 1 Dicembre

 

 

Sono stati pubblicati e sono disponibili in rete, in forma di e-book,
Les Temps des Cerises 
" Un'occasione di vento "

di  Lino Di Gianni su www.feaciedizioni.it

 

postato da lainus alle ore 06:50 | Permalink | commenti (5) / commenti (5) (pop-up)
categoria: poesie, poesia, canzoni, poesie mie, scrittura, tempeste, vento stretto, vento febbre


martedì, 24 luglio 2007

Mi alzo al mattino presto
per preparar cucina,
prima del sole tigre
dagli occhi soffocanti

Faccio ciò che promisi
di non mai fare
vedendo mia madre al mattino
costringermi ai fumi dei pomodori
a colazione.

D'altra parte, sul mio tavolo
c'è sempre uno strofinaccio aperto
tovaglia veloce di mio padre.

Siamo destinati a ripetere
i gesti prima che siano
solo rimpianto.

E la cura con cui apparecchio
i miei piatti
mi spiega meglio di tante parole
quello che inseguivano nel
ripetersi dello stesso gusto del sugo:

ridisegnare , ogni giorno
i confini dei passi
che ci spettano
piccole vite nelle casseruole.

postato da linodigianni alle ore 10:41 | Permalink | commenti (5) / commenti (5) (pop-up)
categoria: poesia, poesie mie, tempeste


venerdì, 01 settembre 2006
In forma di spada,
forgia la tua tenerezza
ma che sia dallo sguardo lungo
che non perda acqua
che necessita, assai, qui da noi.

Ha rischiato la morte
per cercare il suo posto di sguardi
è stato per annegare
e non faceva il turista colpito da Montezuma.

Un padre emigrato
accorato
spiega a suo figlio
in che terra vivono
dove i giocattoli
si pagano con braccia
e gambe e piedi
mangiati dai cani delle
Cluster Bomb
(ma e il lavoro degli operai
delle fabbriche d'armi, non ci pensi
al lavoro?Vuoi chiudere le fabbriche , vuoi?


santa madonna degli ignavi
miscredenti e atei
riprenditi i pensieri che maturano frutti
riprendi la spada, l'acqua
e lo sguardo lungo del vecchio.
Fà che corra soltanto
per essere bambino,
e non ci indurre in disperazione,
e così sia.
postato da linodigianni alle ore 22:25 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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lunedì, 24 ottobre 2005

 

Soffiando sul lato dell'ombra

 


Cantavi facendoti la barba
canzoni che ci scassavano
noi bambini/ moderni
ricordo il pennello, la schiuma
il pentolino dell'acqua calda

è come se mi radessi,io
sulla pelle senza difese,ora
a inseguire la curva di un profilo
con i tuoi occhi pungenti
e dolenti

Mai ti ho chiamato papà
mai osavo il nome solo,
pure la sfida era
su chi avrebbe ceduto
per primo

Usavi le mani come fonte d'ingegno
ascoltavi la radio
sempre avanti ai giornali
e io che ne leggevo due e più
sentivo da te le ultime nuove

cucinavi, chiamavi amico il primo venuto
io guardavo altrove, tu turco, io esquimese
tu camino, io acqua che s'inabissa

che strano destino
è rincorrerti, tu vivo
t'incontro sempre, per strada
che sei appena uscito
Io in casa, a ricordare com'eri.






postato da lainus alle ore 23:17 | Permalink | commenti (5) / commenti (5) (pop-up)
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