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mercoledì, 02 luglio 2008
Si chiamava Azzarà, marinaio di terra ferma
pelle saracena, parlata dei mori.

Gli sentivi in bocca la musica
larga del siciliano
e il contrappunto secco dei liguri.

Sapeva
di venti, di passi, di maree
di quando la Capra Zoppa
si sarebbe infuriata

Del cocco per sentirne
la freschezza dall’acqua
agitandolo

Sapeva quando con una frase
accompagnarti a terra
ad asciugarti dalla buriana.

Forse aveva lasciato un coltello
nel posto sbagliato
chi lo offese
rimase senza fiato

A lui prese uno spavento
in cella muto lui e il gallo.

Non s’era mai visto un gallo di mare
ma forse era il sogno del barcone arenato.
Quel galluccio annunciava le secche:
fuggire! Ora, all’alba !

Si chiamava Azzarà, stava sotto un ombrello
una spiaggia, dietro pesci , cocchi e granite.

Pescava di notte con la lampara
un polifemo cortese col girotondo
dei cefali.
Me l’ha detto un polpo, rossiccio,
incontrato là sotto
che svitava barattoli, serviva granite

sapeva quando i cocchi,
maturi.

© lino di gianni
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mercoledì, 02 luglio 2008

Con sale sui pali
( acqua che cancella  le rughe )
il mio albero genera frutti
in mezzo al mare.

 Sui rami per le vele
( lacrime alle finestre, indovina)
mi arrampico a tirarti i capelli
intreccio alghe per l’evasione con
il nocciolo in mano.

Ho generato un pesce
col movimento di ritorno
dell’onda.
Alle stelle miravo, davanti
ad una domanda
quasi le frasi del pappagallo.

Cosi prendiamo il largo
così s’immerge la luna.

Rigetto in mare questo
singhiozzo di vento, che cresca
temporale.

Imparerò prima o poi
a fare il punto delle stelle,
a giorno pieno.



© lino di gianni
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mercoledì, 14 maggio 2008

I campi, i campi di salgemma
bianchi, abbacinati ,
prosciugano l'acqua,
nei movimenti allusi.

I piccoli cieli riflessi
assaporano ad arco tutto
l'orizzonte promesso.

Solo moto visibile
la fuga degli uccelli,
per  l' altrove.

Per le croci piantate
su uno scoglio
la lenta processione
di una tartaruga.

( Tutta la compassione
del mondo
che muove
a ritroso )

  Considero assorto
la promessa del riscatto
tra le spine di riccio
e la corona del corpo.

Occhio che pulsa
uccello migrante,
cuore di granchio
che ritorna.

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martedì, 22 aprile 2008
Per le borse della spesa
che mi tagliano le mani
per queste gambe varicose
e nessuno che mi fa sedere.

Per i gradini troppo alti
per i semafori troppo brevi
per le code ovunque
per la paura di uscire
per la paura di stare sola
per i pochi soldi di pensione.

Per avermi dato poca scuola
per le ciocche bianche che non si coprono.

Per non aver ancora finito il vento
per non far pagare l'allegria.

Per i bambini che giocano concentrati
per il legno che combatte la plastica
e io lo vedo nell'acqua come nel cielo.


Per essere ancora capace di pensare
per essere ancora capace di pregare
anche se non son credente.

Per non avere perso
stupore, amore e maraviglia
pet tutto questo
scrivono i poeti ingenui

Perchè la poesia
non è nei libri
e i poeti, non esistono.
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lunedì, 21 aprile 2008
Il volo dello scarabeo

Ci vuole una grande resistenza,
e capacità
per capire cosa resta e cosa passa
cosa serve e cosa vale.

Per imparare tutto quello che ti rimane
dopo il volo di una farfalla davanti agli occhi:
l'occasione, i colori e l'essere stato lì.

Stiamo correndo da tanto,
lo sguardo sempre a terra
forse era un sasso,
o le note del flauto traverso,
cerchiamo tutto quello
che non basterà mai.

L'aria che ritorna in gola,
lo scarafaggio che passa sulle coperte
e tutto quello che i soldi
non possono comprare.

Vogliamo essere l'anello debole
che accumula speranza,
di un conto senza cambiali
di un paese senza ignoranti.

Accumuliamo distanza
con i nostri sforzi bambini
di sfregare un legno
e far crescere scoiattoli.

Dai negozianti
paghiamo il peso delle ombre
e se chiedono certificati
fotografiamo il mare.

Con queste parole strette,
che interessano quasi niente
mi sembra come d'essere a bottega
impossibile riprodurre Leonardo
ma goderne il sogno,
è già un bello svolo.
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venerdì, 28 marzo 2008
Nervature in chiaroscuro
di una foglia di carta
di un barbone che dorme.

Uno zingaro brucia
opacità di un nylon
sul pesce che puzza.
nel lago piatto
del diverso che fugge.
La scimmia scende dall'albero

Rientra,
goccia.
Ritorna,
ameba.
Grido inghiottito,
indicibile
silenzio.
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categoria: poesie, poesia, scrivere, poesie mie, scrittura, vento incerto, poeti ingenui


martedì, 11 marzo 2008

Mentre mi facevo la barba
guardavo la schiuma compressa
pensavo alla tua collega
ci avevi litigato
poi preso le distanze.
Mi avevi detto che

era stata campionessa di nuoto
e che adesso, senza capelli,

lottava contro un male chiaro.
Poi mi hai detto che non
ce l’ha più fatta
ad arrivare a nessun traguardo,

ad aspettarla due figli
e un marito.

Mente mi radevo
la lama sottile divideva
il mondo tra i vivi e i morti

e tu mi parlavi
dicevi che non ti bastava
una vita sola
che la prima doveva essere di prova
ma quella vera, era meglio dopo.

Io non stavo bene, non avevo digerito
ero stanco, mi dovevo fare la barba
era notte, avevi lavorato 16 ore
eravamo distanti
ma adesso insieme.

Abbiamo bisogno delle notti
da riempire insieme di
pozzanghere in cui bagnarci
correndo come gagni malefici
mentre io te
mangiare bere uomo donna.

 www.linodigianni.it

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martedì, 26 febbraio 2008

..E per dirti che, mi son piaciute
le tue galline che volano sull’albero

E la Faraona con le ali mozzate
che non pesano piu
come quelle di una volta.

E la pancia del pinguino
che mangia soldi
ma solo se avanzati o dimenticati
accanto alla biblioteca
multistrati in finto legno
nature ingannate che si incontrano.

E l’invidia nella testa di gente piccola
che respira i veleni di non essere
riconosciuta, osannata
mentre il mondo predica
dappertutto sei grande Baby
oppure sei nessuno, crepa.

E ormai non trovo più
il tempo di leggere, o di ascoltare
e dunque non so cosa scrivo
non so cosa dicono
scrivo pagine che
diranno era meglio prima
mi piaceva di più quando
ma questa non sembra poesia
pero’ neanche un quasi racconto
allora cos’è non capisco
forse il nocciolo
di un dattero fresco,
con tutti i suoi filamenti
per viaggiare.

No guarda, adesso non mi puoi dire
che lasci così senza finire
pensa alle macchine di Leonardo
alla sabbia bagnata
quando sollevi le pietre nel sottobosco
Vuoi l’humus?L’Hybris?
ay, guapa, estoy cansado,
desculpe.

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mercoledì, 13 febbraio 2008

Passo il pennello senza schiuma,
per farmi la barba
tiro l’acqua

apro la porta, non ho sentito suonare.

Nel codice a barre che ho
sulla schiena, oggi
niente da pagare.

 
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martedì, 12 febbraio 2008

clicca sulla foto per ingrandire

fonte:  www.destigianni.com

Inciampi.

Capita, a volte nella giornata,
di non sapere bene da che parte sia il cielo
come una sensazione di
soffocamento.


Di solito, quel giorno fa anche male
la spalla.
Capita, nella vita
che i vuoti di senso
non abbiano annunci, né segnali.

Accade come
un inciampo
e mentre perdi l’equilibrio
sai che sei già nel dopo
con il male evidente che prima non c’era.

Oggi una donna mi ha detto
per la mia religione
leggere questo libro è peccato
e io sono stata combattuta
per questa volta, l’ho letto.
E mi ha dato un suo libretto di fede.
Ho risposto sincero che non credo.
Niente niente?
Si, niente niente.

Entrambi ci siamo spostati
sulla riva opposta,
pensosi.

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categoria: poesie, poesia, poesie mie, scrittura, vento febbre, poeti ingenui, terzo ebook


lunedì, 04 febbraio 2008

Itìnere.

Già lo so
dalla mano alla bocca
il destino del cucchiaio
di come l’uva vulcano
e lo zucchino gentile
trovino il mare

superato lo scoglio dei denti.

Già lo so
dalla spalla ai capelli
quante valli e recinti
di pietra ho dovuto
imparare a volare
per poi passo passo
sciogliermi nelle vene.

Già lo so
in questo gioco di specchi
non siamo mai visibili
dentro quella che sembra
per tutti una cornice.

Il momento preciso

tra il vuoto dell’acqua
e il risucchio dell’aria,

petalo che sboccia.



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sabato, 19 gennaio 2008

Nelle lingue diverse, aspettando ad un angolo una puttana
guarda il colore della pelle col bianco del giorno
la violenza , comprare l’insalata , deliscare l’acciuga salata.
Guarda la tua faccia nello specchio del pregiudizio.
Io adoro queste tue scritture.
(Mi dica quanto fa, poi passo a pagare).
Come vuoi la poesia ?
La vuoi cioccolatino perugina, tutta bella incartata ?
che ti rincuori, rassodi
(e ti faccia ritrovare )
quel calzino colorato spaiato ?

Con calma sbuccio le patate, o la conservo che hanno più sapore.
Loro vanno a sciare stamattina io a pulire il culo di una vecchia che non conosco.
Il Lama dopo quarantrè anni di esserci di trascendenza è scappato con la sua
insegnante di italiano.
Aveva visto giusto mia zia Adalgisa che bagnando i fiori e preparando
la peperonata, aveva detto, quello non me la conta giusta.

E adesso cosa mi rappresentano tutte queste parole giustapposte, disarticolate
non credi che si senta che c’è il costruito ? Il costrutto ?
Salgono, scendono dal tram
poche lingue  veramente diverse pochi hanno i biglietti
molti vengono da lontano e scendono qui all’angolo.
Sto cucendo delle foglie di banana, per fare un gonnellino
oggi rivedrò Josephine Baker, domani Marilyn Monroe.


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mercoledì, 09 gennaio 2008

I grilli taceranno
per strade allagate.
Aria, impedirà il respiro
 in forma di domanda.
Cercate se ancòra
il volo degli uccelli.
In quel paese
dove non più rotte
né stasi né segreti.

Fermatevi.
Nel posto scelto.

Se morte, che sia
non grano di corallo
non cornice d’onice,
solo
polpa di ciliegia
amara ombra consunta.
Bolla sorgiva.
Amata !


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mercoledì, 26 dicembre 2007

Hai trangugiato un’onda, con un cucchiaio vecchio

C’era bassa marea, sabbia fine , niente vento.

Ti ho tenuto la schiena, la parete era morbida, torrone fuso
hai usato il tovagliolo, è caduta la sera, due avanzi di stella.

Tra un albero e l’altro una fila di picccoli passi e un cane
che abbaia: si è spostata un po’ l’aria, visto nessuno, ma chissà.

Nella ciotola bella, nel di dentro del vetro della finestra che vedo
il vin cotto si scioglie in quella neve raccolta.

Mentre io cerco risposte

nel più verde e più bianco del tuo melograno

canta il merlo importato
àncora, mozzo delle memorie.
(lino di gianni
 )

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sabato, 22 dicembre 2007

In modalità quotidiana, scendere le scale
e incontrare un vecchio sconosciuto
che ti latra contro e minaccia

O la signora che dispone di tutte
le informazioni necessarie
e le usa per coltivare le sue maldicenze
innocue

o ancora continui sbarchi, fin sui gradini
di persone partite da un lago del Perù
e finite a pulire bene gli ottoni improbabili
delle targhette.

In modalità casuale, una maestra dedita ai suoi allievi
nemmeno ringraziata, una dottoressa coscienziosa
che rifiuta i regali e li trasforma in adozioni a distanza.
            I bambini palestinesi sono nel videogioco
di quelli occidentali che pigiano un pulsante
e ignari, aumentano i loro punti.

Se sfrego un fiammifero, se rifletto, se ascolto musica.
Forse, un contatto, tra i pensieri.
Uno shock anafilattico, alla poesia.

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venerdì, 14 dicembre 2007

Incàuti sibilanti passàggi
                            mi metta pure la carta gràzie
Evita gli occhi troppo intimi non sopporto
paghi pure alla cassa.

Ma insomma
quest’anno la neve arriverà prima fa troppo freddo
                          non ancora non ancora
Ah, si guardano la schiena e pensano che.
Ma passaggi per dove perché incauti come sibilanti ?
                                      Delizioso lei pensa di cavarsela così prima di.
                                      Catafratta
in reflussi
i tuoi occhi rivoltati nel bianco
Assenza.
                                      Mastica mistica.
                                        Misticanza.

( Indosso lamelle ghiaccie riverberi tintinnii omepatici )

                           

                            Egòtonici orfani di Itache,
preghiamo.

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mercoledì, 05 dicembre 2007

E ci sono delle stelle di troppo, che avanzano in questo
cielo privato.
Se parlano di cose che non conosci,
guardali negli occhi.
Sfuggono come conigli
o son fari che
scrutano i mari delle opportunità.

Non hanno mai lavato, cucinato o fatto la fila, eppure
sanno tutto del prezzo del grano o del petrolio.

Mi chiedevi come aiutare la formica di Maria
a raggiungere casa, per lei che non parla ,
cammina sbilenca, e impara in modalità casuale?

Fermiamo le auto, mia cara.
Una sola bicicletta in più, è un cespuglio contro il deserto.
Facciamo saltare le convenienze, le priorità, i premi aziendali.
Gridiamo, sommessamente,
che ancora, non siamo, robot, aziendali.
L’uomo,