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sabato, 14 giugno 2008

Io haveba tra i mani
paxero, dicta cutrutettola.
Illa multo et tanti cantaba
da mane a sera,  solo per mia
unica stessa persona.
Ma, visto che io hebbi
lo suo delicata collame tra mie mani
subitamente io volli stringer in primamente lentus
indi cum maximo transporto
et mia paxera cutu et trettola
defunse, come
lo mio clericus vagantes.

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categoria: poesie, poesia, poesie mie, non poesie, poestica, poeti ingenui


martedì, 22 aprile 2008
Per le borse della spesa
che mi tagliano le mani
per queste gambe varicose
e nessuno che mi fa sedere.

Per i gradini troppo alti
per i semafori troppo brevi
per le code ovunque
per la paura di uscire
per la paura di stare sola
per i pochi soldi di pensione.

Per avermi dato poca scuola
per le ciocche bianche che non si coprono.

Per non aver ancora finito il vento
per non far pagare l'allegria.

Per i bambini che giocano concentrati
per il legno che combatte la plastica
e io lo vedo nell'acqua come nel cielo.


Per essere ancora capace di pensare
per essere ancora capace di pregare
anche se non son credente.

Per non avere perso
stupore, amore e maraviglia
pet tutto questo
scrivono i poeti ingenui

Perchè la poesia
non è nei libri
e i poeti, non esistono.
postato da linodigianni alle ore 12:30 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: poesie, poesia, scrivere, poesie mie, scrittura, poeti ingenui


mercoledì, 02 aprile 2008
Adesso che arriva primavera
andrò in giro con
il dragoncello e la menta.

E quando ti scapperà quel sorriso
che ha superato
le ghigliottine del tempo
io poserò i vasi in terra:

saranno
bosco
casa e odori
per trovarmi.


postato da linodigianni alle ore 18:22 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
categoria: poesie, poesia, poesie mie, poeti ingenui


venerdì, 28 marzo 2008
Nervature in chiaroscuro
di una foglia di carta
di un barbone che dorme.

Uno zingaro brucia
opacità di un nylon
sul pesce che puzza.
nel lago piatto
del diverso che fugge.
La scimmia scende dall'albero

Rientra,
goccia.
Ritorna,
ameba.
Grido inghiottito,
indicibile
silenzio.
postato da linodigianni alle ore 20:42 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: poesie, poesia, scrivere, poesie mie, scrittura, vento incerto, poeti ingenui


martedì, 12 febbraio 2008

clicca sulla foto per ingrandire

fonte:  www.destigianni.com

Inciampi.

Capita, a volte nella giornata,
di non sapere bene da che parte sia il cielo
come una sensazione di
soffocamento.


Di solito, quel giorno fa anche male
la spalla.
Capita, nella vita
che i vuoti di senso
non abbiano annunci, né segnali.

Accade come
un inciampo
e mentre perdi l’equilibrio
sai che sei già nel dopo
con il male evidente che prima non c’era.

Oggi una donna mi ha detto
per la mia religione
leggere questo libro è peccato
e io sono stata combattuta
per questa volta, l’ho letto.
E mi ha dato un suo libretto di fede.
Ho risposto sincero che non credo.
Niente niente?
Si, niente niente.

Entrambi ci siamo spostati
sulla riva opposta,
pensosi.

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categoria: poesie, poesia, poesie mie, scrittura, vento febbre, poeti ingenui, terzo ebook


mercoledì, 26 dicembre 2007

Hai trangugiato un’onda, con un cucchiaio vecchio

C’era bassa marea, sabbia fine , niente vento.

Ti ho tenuto la schiena, la parete era morbida, torrone fuso
hai usato il tovagliolo, è caduta la sera, due avanzi di stella.

Tra un albero e l’altro una fila di picccoli passi e un cane
che abbaia: si è spostata un po’ l’aria, visto nessuno, ma chissà.

Nella ciotola bella, nel di dentro del vetro della finestra che vedo
il vin cotto si scioglie in quella neve raccolta.

Mentre io cerco risposte

nel più verde e più bianco del tuo melograno

canta il merlo importato
àncora, mozzo delle memorie.
(lino di gianni
 )

postato da linodigianni alle ore 22:02 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: poesie, poesia, poesie mie, scrittura, memorie dellacqua, poeti ingenui


sabato, 22 dicembre 2007

In modalità quotidiana, scendere le scale
e incontrare un vecchio sconosciuto
che ti latra contro e minaccia

O la signora che dispone di tutte
le informazioni necessarie
e le usa per coltivare le sue maldicenze
innocue

o ancora continui sbarchi, fin sui gradini
di persone partite da un lago del Perù
e finite a pulire bene gli ottoni improbabili
delle targhette.

In modalità casuale, una maestra dedita ai suoi allievi
nemmeno ringraziata, una dottoressa coscienziosa
che rifiuta i regali e li trasforma in adozioni a distanza.
            I bambini palestinesi sono nel videogioco
di quelli occidentali che pigiano un pulsante
e ignari, aumentano i loro punti.

Se sfrego un fiammifero, se rifletto, se ascolto musica.
Forse, un contatto, tra i pensieri.
Uno shock anafilattico, alla poesia.

postato da lainus alle ore 11:22 | Permalink | commenti (4) / commenti (4) (pop-up)
categoria: poesie, poesia, poesie mie, scrittura, vento febbre, non poesie, poeti ingenui


venerdì, 14 dicembre 2007

Incàuti sibilanti passàggi
                            mi metta pure la carta gràzie
Evita gli occhi troppo intimi non sopporto
paghi pure alla cassa.

Ma insomma
quest’anno la neve arriverà prima fa troppo freddo
                          non ancora non ancora
Ah, si guardano la schiena e pensano che.
Ma passaggi per dove perché incauti come sibilanti ?
                                      Delizioso lei pensa di cavarsela così prima di.
                                      Catafratta
in reflussi
i tuoi occhi rivoltati nel bianco
Assenza.
                                      Mastica mistica.
                                        Misticanza.

( Indosso lamelle ghiaccie riverberi tintinnii omepatici )

                           

                            Egòtonici orfani di Itache,
preghiamo.

postato da linodigianni alle ore 06:48 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: poesie, poesia, poesie mie, scrittura, extramuros, poestica, poeti ingenui


mercoledì, 12 dicembre 2007

Ma troverò mai il tempo per non leggere tante cose?
Karl Kraus



Dicono che profumi, che si veda il mare, che ci canti
il lucarino, che si senta un flauto traversiere
segnare la rotta come faro di giorno
dicono che ti hanno vista.

Dicono che hanno visitato il vecchio, grande poeta
che abbia letto le mie parole, scorso le mie poesie
che abbia preso un libro, scritto una dedica
che tutto questo arriverà a me.

Dicono che si dimenticheranno molto presto, quasi subito
di quelli bruciati vivi, fiammiferi accesi dal Capitale,
braccianti a ore, pagnotte riuscite male.
Dicono che moriranno altri, muratori, ferrovieri
quasi tutti poveri di un sud, sempre in movimento.

Dicono, appunto, mentre intorno tutti noi facciamo,
non abbiamo tempo di parlare, pensare.

Io remo sulla barca, ascolto il flauto,
aspetto il libro, e cerco
di non dimenticare.

© Lino Di Gianni

Sono stati pubblicati e sono disponibili in rete, in forma di e-book,
le raccolte di poesie
Les Temps des Cerises 
" Un'occasione di vento "

di  Lino Di Gianni su www.feaciedizioni.it



Rinnovo adozioni a distanza
Bambini Nel Tempo - anno 2008

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mercoledì, 05 dicembre 2007

E ci sono delle stelle di troppo, che avanzano in questo
cielo privato.
Se parlano di cose che non conosci,
guardali negli occhi.
Sfuggono come conigli
o son fari che
scrutano i mari delle opportunità.

Non hanno mai lavato, cucinato o fatto la fila, eppure
sanno tutto del prezzo del grano o del petrolio.

Mi chiedevi come aiutare la formica di Maria
a raggiungere casa, per lei che non parla ,
cammina sbilenca, e impara in modalità casuale?

Fermiamo le auto, mia cara.
Una sola bicicletta in più, è un cespuglio contro il deserto.
Facciamo saltare le convenienze, le priorità, i premi aziendali.
Gridiamo, sommessamente,
che ancora, non siamo, robot, aziendali.
L’uomo, le stelle, le cure ( la lettura )
i nostri firmamenti.

Si, vogliamo rimbambire così, da vecchi.
( E guarda che non parlo dal caldo della mia cuccia,
e coi soldi che restano, non mi pago nemmeno il funerale,
che era l’unica preoccupazione di mio padre)

© Lino Di Gianni

postato da lainus alle ore 06:18 | Permalink | commenti (5) / commenti (5) (pop-up)
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martedì, 04 dicembre 2007



Illuminazione…
uhm, si
mettiamo un bel po’ di luci, no ?
Qualcosa che crei il clima, hai presente,
un alibi per comprare
se no, con i tempi di magra,
le tasse e la benzina, il pane e il salame..
Be’ no, ‘sti quattro schifiltosi che si ostinano a dormire per terra
alle stazioni.
Eh no, no.
Mica siamo a Londra, o Parigi.
Facciamo cosi: due notti a testa al caldo e poi via, in periferia.
Troppo comodo, le stazioni centrali.
Diciamola tutta: siamo troppo buoni, tolleranti, lo so, lo so.
L’ ho sempre detto, si fa come con i Rom, gli extra-comunitari.
Si riempie un bel treno chiuso e ops, via.
Allora si, eh.
( Quest’anno vogliamo esagerare, in svendita tre monaci birmani al prezzo di uno, per quel tocco di esotismo che fa sentire casa il mondo)
Lino Di Gianni

 

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lunedì, 03 dicembre 2007



Madre

Come una galleria veloce (con la zampata del freddo)
un treno mi entra in bocca (finestrini tra luce e scuro)

Se ti guardo che non vedi, sei una vecchia
se sorrido con discrezione, farfalla garrula
t’improvvisi.

Quanto zibibbo scorre sottotraccia
nelle mani abituate a cucire sulla pelle del tuo corpo.
( nei punti cardinali ripeti la croce )

Apri la bocca, se d’acqua scorre improvvida
taci e trattieni il pianto per dopo
se a cavità senti necessario afferrarsi.

Per te, taccio
per qualche gesto sapiente, da indovinare
e verso sale dietro alle spalle,
da antico Benandante
verso la mia Compostela.
 
©Lino Di Gianni Sabato 1 Dicembre 2007

Sono stati pubblicati e sono disponibili in rete, in forma di e-book,
Les Temps des Cerises 
" Un'occasione di vento "

di  Lino Di Gianni su www.feaciedizioni.it


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domenica, 02 dicembre 2007
Vidi il suo occhio di pesce
attraverso la bottiglia.
L’ombra dei baffi tagliati copriva tutta la minuta nave
ormai inserita nel fondo.

Quello, per le navi in bottiglia
era il momento più periglioso:
quando si tirano i fili e le vele
si innalzano per il più breve dei mari.

Sentii l’odore dei “ turc'nill”* abbrustoliti all’aperto,
era diventato odore di casa.

Un’onda più alta raggiunse il tappo,
e io vidi il capitano sventolare il cappello
verso quell’unica Sirena, che col flauto,
disegnò la linea dell’orizzonte
il posto del sole e i nuovi paesi.
Nelle mie tasche.

* turc'nill, intestini di agnello che, accuratamente lavati, vengono
intorcinati, intrecciati a mo’ di salciccia –scubidù
( e per chi non sa cos’è lo scubidù—be’ , allora ditelo che..)

©Lino Di Gianni domenica 2 Dicembre 2007



 
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venerdì, 30 novembre 2007

Sasso che riflette luce, che scompare nella notte.
Bicchiere, per l’acqua degli altri

Cerchi che si allargano dal dito nell’acqua.
             Chi ha mai pensato al poeta mentre si pulisce le orecchie?
Parlami dei soldi, la misura di tutte le cose, fammi vedere come distribuisci
i granchi che camminano
Ricordami come ti vesti, per paura degli altri
gli amori che non dici, i figli pigolanti, i mariti e le mogli che chattano.
Lontano.
Lontano da dove.
Come tu mi vuoi, nel deserto a lasciarli morire, quelli presi dalla Libia, che tentavano di venire in Europa.
Un uomo usa il massimo della tecnologia esistente
per evocare, davanti a sé, i Dervisci Roteanti.
Le donne più sofisticate, un personal trainer dei Sufi.
( Questa non è poesia, questa non è).
Ascoltati, il polso batte più forte.


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