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sabato, 19 gennaio 2008

  Canzone dell’arte pagana.

E mi piace dirti che là
di quanti ebbero  stentato coraggio
nessuno ci fu, ridevano prima poi sale e tremore
che portò via la testa mozzata del gallo vincente
spaccatogli il cuore con uno sperone
il veliero e le vele, nell’occhio riflesso l’onda  che cade

Raccolsi conchiglie, tre chiavi e una bibbia
sapevo d’istinto il calare dei venti, il male alle ossa
e i rimbombi da prua :
subimmo un attacco di scimmie
vedemmo dei fuochi, poi niente.

S’incurvò l’orizzonte, e l’ancora prese un abbaglio.
Io con perline e specchietti, loro frecce e coltelli.
Parlammo due lingue coi cavalli al galoppo.
Portammo del tifo, ricevemmo del cocco.

Due occhi di ghiaccio pensarono a tutto
mille occhi abbruniti tramontarono in coro:
indifesi ai diòscuri che venivan da Ovest
a nulla poterono Sacerdoti e pozioni,
fuochi e sacrifici.
Rimase una lingua meticcia, dei bambini incrociati
un odio a lungo trasmesso come fosse un segnale, notturno
d’una Terra affondata.

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lunedì, 14 gennaio 2008

Questa sera, c’è l’alone di luna,  sarà freddo.
L’ acqua per terra, la vedo ghiacciata.
Bisognerà alzarlo,  quel fuoco. Lo hanno detto alla tele, ieri sera.
Sento tutti i telegiornali, mi tengo informata.
Le ragazze non mangiano più, vogliono tutte farsi veline,
e i maschi che dormono sempre. Si svegliano solo
per qualche messaggio, ci vediamo, x qlcosa, okkey , evvai.

Non tutte, per fortuna.
La Nerina, no. Lei è diversa. Sempre stata.
Lei dipinge colori che neanche a saperlo diresti che vengan da dentro.
Sapori di buon minestrone, col fagiano, la polenta.
Soltanto, lo strano, dentro i quadri son sempre le stesse le cose
che girano.
Uccelli, e poi flauti.
Mai un uomo, un bambino, un cestino di frutta,
o due fiori, una mucca.
No, solo uccelli che neanche li senti. O nel cielo, su un albero
con un flauto appoggiato.

Nel silenzio questi flauti e questi uccelli.
Per i cieli, s’aggiusta con gli occhi, di un azzurro diverso.
Dall’odore di terra vien fuori che  nei quadri lei sospende la crescita
il tempo diventa lumaca che esce , la piuma che cade, la polvere sparsa.

Lucrezio, il suo gatto, la tenta con le pose da cane da caccia,
Ma è del tutto evidente che è di poco talento

Meno male che nel nostro paese non accadono cose così brutte che lèvati
come si vedono in quel canale tivù.
Nessuna fatta a pezzi, niente bambino ammazzato, zero donne “sturpate”.
Immondissia, tutta bella e divisa nei suoi bei sacchettin.
Delle poche magie che sono rimasta capace mi basta d’isolar marmellate
allagar pomodori e convincere fagiolini a rinascere. 


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sabato, 12 gennaio 2008

In questa città dolente con il tram a
circolare destra o sinistra
alberi elettrici sulla piazza sotto la pioggia
dentro un ragazzo immerso nella scodella di latte
del volto dellla madre, ragazzino sudamericano
perché qui non se fabbricano più di quel modello.
 All’angolo marocchini si scambiano saluti, sguardi e dosi.
 La pelle bianca con le occhiaie
della rumena incinta, ride con un volto mobile
mentre accanto due ragazze ventenni sono intente
a colpire con la daga
portando il colpo in pancia, dal basso verso l’alto
colpendo organi vitali.Ogni tanto
si aggiustano i capelli, educate.
”Sobbelli, ma alluminano poco” dice lasignora
anziana delle lampade colorate per natale della piazza.
Un taxista percorre lento e mi guarda
come se fossimo in gondola a Venezia
per dirmi che nessuno rimane senza sguardo di un altro.
La dottoressa mi guarda in bocca
e scopre molte parole ossidate
che non hanno trovato via di fuga.
Ogni giorno a contatto con il tartaro e i miasmi
dei piccoli inferni personali
sogna la bocca del leone, al circo
una distrazione , e via.
quando scrivo così, tu mi dici
sempre che è bella , ma non è poesia
che preferisci l’altra
quella che ti emoziona
Io vado in processione, corteo dei miei sguardi
tra il rondò de la furca e il manicomio
delle donne, dove adesso si cercano nomi.


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mercoledì, 26 dicembre 2007

Hai trangugiato un’onda, con un cucchiaio vecchio

C’era bassa marea, sabbia fine , niente vento.

Ti ho tenuto la schiena, la parete era morbida, torrone fuso
hai usato il tovagliolo, è caduta la sera, due avanzi di stella.

Tra un albero e l’altro una fila di picccoli passi e un cane
che abbaia: si è spostata un po’ l’aria, visto nessuno, ma chissà.

Nella ciotola bella, nel di dentro del vetro della finestra che vedo
il vin cotto si scioglie in quella neve raccolta.

Mentre io cerco risposte

nel più verde e più bianco del tuo melograno

canta il merlo importato
àncora, mozzo delle memorie.
(lino di gianni
 )

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venerdì, 21 dicembre 2007
Prima,
che il chiaro solleciti i silenzi
che la donna abbia incartato il pesce
che il rumore dell macchine aumenti
non un prima, o un dopo, o una morale
solo delimitare uno spazio raccolto.

Barbone ad alta densità di consumi intellettuali
 con i miei sacchetti di plastica in cui porto tutto
la signora che impara e si emoziona, i fratelli neri
di un centimetro e un chilo diversi.

Non serve dirsi poeti ,pubblicati da edizioni improbabili
meglio scriversi su fogli di carta
che userai per il pesce
dopo tre giorni, magari puzzerà e il verso
tornerà libero nel mare dell’aria.
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lunedì, 03 dicembre 2007



Madre

Come una galleria veloce (con la zampata del freddo)
un treno mi entra in bocca (finestrini tra luce e scuro)

Se ti guardo che non vedi, sei una vecchia
se sorrido con discrezione, farfalla garrula
t’improvvisi.

Quanto zibibbo scorre sottotraccia
nelle mani abituate a cucire sulla pelle del tuo corpo.
( nei punti cardinali ripeti la croce )

Apri la bocca, se d’acqua scorre improvvida
taci e trattieni il pianto per dopo
se a cavità senti necessario afferrarsi.

Per te, taccio
per qualche gesto sapiente, da indovinare
e verso sale dietro alle spalle,
da antico Benandante
verso la mia Compostela.
 
©Lino Di Gianni Sabato 1 Dicembre 2007

Sono stati pubblicati e sono disponibili in rete, in forma di e-book,
Les Temps des Cerises 
" Un'occasione di vento "

di  Lino Di Gianni su www.feaciedizioni.it


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sabato, 17 novembre 2007
 
Suite for solo Cello

Suite for Solo Cello


Solo la legna  accanto al camino,
il gatto via dalla porta aperta
mi guardi ferma, come se aspettassi
l’accensione del fuoco, il miagolio del fuori
il ritorno del fiato per dirti, aspetta.

Lo so che ti viene da piangere, colpa alla polvere
agli uccelli, alle cicale.
Ora che i tuoi occhi sono in asse con
l’angolo della finestra, ora che vedo una via d’uscita
nelle colline, chissà se anche oggi
tornerai a chiedermi
” Cantami Bluemoon,
mi piace quando fai brillare l’erba gelata dei primi
freddi con il ritono del buio, della luce di casa
che tutto diventa come quando sei sul tuo dondolo
e i cavallo insegue il volo dei corvi.
E io sono il vento e il fazzoletto che sventola
e l’odore buono che ti guida.”

Accanto al camino, non solo legna.

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martedì, 23 ottobre 2007
A cu-ccu-‘a- sc *

Un nervo che muove
a infinito struggimento
il vederti lenta nel
reagire.

Appoggiare il capo chino
dal lato della mannaia
e aspettare docile
che si chiudano le vene.

Ero piccolo, e la vaccinazione
e la brioche alla crema.
Ero piccolo, e i crackers
con la spremuta a scuola.
 
Anche se ti han fatto vivere senza
un balcone,
il sole dentro
l’han visto in tanti.
 
Potessi farmi aggiustare il fiocco.


* La civetta, in pugliese

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sabato, 20 ottobre 2007

Che non dicessero di comprare palazzi

Che sarebbe bastato solo un balcone
e due stanze per muoversi.

Che le ossa non avessero a stridere,
per questo serviva
calore continuo, a giorno.

Che tutto questo lo chiedessero da grandi,

quando già avevano figliato, scoperto la mano che
si abbatte sulla faccia;
la bocca che grida sotto gli occhi
iniettati , a sangue ( quello che chiamano
tuo marito).

Ma, di più, e ancora più colpevole
che non avessero potuto
scoprire
la Grazia,e la Gioia e la Bellezza
di una musica di Bach,
di una poesia di Zanzotto
di un quadro di Schiele
o del Don Chisciotte.

Per questo, e per quello
che togliete
ai nuovi bambini l'arte fuggiasca
della capriola, dello sberleffo gentile
degli occhi pieni di Maraviglia

Per me sarete, per sempre
Dalla Parte del Torto.

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giovedì, 10 maggio 2007
Se non,  avessi.

Quando scappammo,
per finire dentro il buio dei poliziotti.
Bastonati, scambiati per altri.

Quando incantati, eravamo pifferaio e topi e Hamlin la nostra meta.

Non andammo in India, evitammo bande, soldi o eroina.
Da Cristo no, aveva già traslocato.

Volarono le nuove streghe, e i riccioli si fecero più stretti
Iniziava la rincorsa lunga, dietro il vicolo chiuso le milano da bere.

E intanto, insieme alle lucciole, ne perdemmo il cantòre,
chi aveva sentito prima la merda dell’omologazione.

Se non, avessi

sentito l’umido dell’ombra nelle case in costruzione
la terra grassa  l’erba,  i piedi
e le gole senza fiato nell’ultimo buio del campetto di pallone.

Avevi la febbre, dopo, diciannove anni,
e lavorai per pagare il dopo.
Non ci fu più innocenza, lungo il Po.
Ti piantai artigli nottetempo.

Il volo di una piuma
quante giravolte può fare ?

Seguita a guardare
cammina barcollando.
Giovane donna dei Navajo.

Incontra l'acqua
il vento, i sogni e le mani del rabdomante.
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venerdì, 12 gennaio 2007

aspetto che s'asciughi l'acqua della mia mano
(un po' diventa nebbia, altra la trangugi piano)

ti guardo divertito con ironica allegria
ma sincera, diretta agli occhi
coltello piuma taglia nuvole:

mi attrai, mi bèi, mi girovaghi
e io, cammello
sfuggito all'arabo veloce,
ti aspetto

 

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mercoledì, 27 dicembre 2006

il passo e l'incanto

Ho buttato la lenza in mezzo al mare
con la risacca ritornero' granchio.
Per la fantasia dell'alga
nel lavare gli occhi ,poggiati sul fondo,
nascondero'i bambini rubati dalla guerra.

Ma tu dammi il passo
per cercare l'àncora,
bandiera senza terra, paese di nessuno
incanto

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mercoledì, 20 settembre 2006
Mandala della viola

Aprire una foglia di viola
con mani e dita prudenti

per avvolgerci piano piano
un piccolo elefante
delle dimensioni di un pugno

fatto di mollica di pane

che dica del mio essere carcerato
(tra i fasti nervosi )

che attragga uccello

per portarmi , in volo,

nutrimento e beltà.

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giovedì, 24 agosto 2006
Dentro la ciotola di terracotta
con la cipolla, l'olio e i pomodorini,
insieme al rametto di rosmarino
ci metto anche un pizzico dal gusto
aspro,e attendo.

Che tra i soliti indugi della lingua
nel cercare la strada di casa, la poltrona
comoda dove allungarsi

che tra il posarsi delle mani
nel punto esatto dove ieri
le lasciai, in forma di scia di polvere trattenuta,

zampilli improvviso
un aprirsi degli occhi
refòlo di vento nel golfo.

Me barca, te acqua
insieme ai pesci volanti,
mutanti,ansanti.

Oasi.


Oasi di basilico
nel rosso pomo che sobbolle
Corno d'Oro di Instanbul


Ah, la màlia del seguire
l'ordito dei tuoi arazzi..

ps. regalo in forma di compleanno
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giovedì, 03 agosto 2006

Carapaci dalle gambe secche

affogano il dialetto

vestono i calzoncini blu della vigna.

Sotto lo stesso cappello

attenti ti parlano

e provano quanto amo prendi in bocca

per portarti un po' alla volta

al lamento che sfinisce.



La spietata legge dei corpi

non indulge con risposte consolatorie

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martedì, 09 maggio 2006
lunedì, 01 maggio 2006, ore 00:16

No che non sapevo
che toccandolo non avrei sentito niente
non la carne, non il battito
forse il riprendere
di un ansimo che prepara la corsa?

I miei tendini formarono un arco
un piccolo delfino guizzo' a sbuffo sulla pelle
accartocciata
e mi ritrovai a nascondermi
con l'intero corpo
per celare agli occhi altrui
la mancanza di un riscontro
nei pensieri girovaganti
senza tatto.

Abbracciai la prima donna che correva
per prendere il treno.
Ero gia seduta, nel suo scompartimento
quando ritrovai
gli accessi, i calori
restituiti
pensieri tenuti al laccio
dai miei cavalli desueti

terza poesia della trilogia delle privazioni (senza suoni, senza aria, senza corpi)


Per respirare mise la testa
in bocca a un pesce,pensando lui abituato a.
Per camminare senza trattenersi tirava su dagli angoli
quell'aria che resta umida e d'ombra anche nelle sere d'estate
o sotto traccia ai geli improvvisi degli autunni tardivi

E dunque, non respirava abbastanza.

Ci sarebbero volute riserve di cieli
da attraversare, con l'aria
cumulata per immersione
traspirando anidridi, insieme
a rinunce, cinismi e scoramenti residui.

Ma un azzurro, un fondo di lago
alpino da lapislazzolo,
non ancora s'era visto
posato, calato a forza
nelle branchie
affannate aperte al massimo d'aria

seconda poesia della trilogia delle privazioni(senza suoni, senza aria, senza...)

leggere lo spartito, conoscerlo a memoria
anticiparne i passaggi
stendere le dita sul ponte di una nave sonora
dirigerne i venti,gli svoli ,gli approdi.

Mi faceva gli agguati.
La musica.
La musica che dovevo suonare.
Mi imponeva i suoi ordini,stai chiusa a provare
niente conta piu' di questo.
Ma se riuscivo, nessuno capiva
il trionfo muto, cascata euforica di ghiaccio.

E qualcuno doveva cedere
in questo triangolo d'ossimori:
o la mente,o il legno o l'osso.

Sono stata fortunata, danno minimo
ho pensato sul momento.

Ma ho capito anche
che insieme al dito, alla spalla. al polso
il mare si è inghiottito
il fiore rosso del mio piano
e l'onda complice non mi prenderà piu


Madonna dei marinai, degli zoppi e dei luitai
pellegrina muta e condiscendente
delle stelle cadute in acqua
degli accordi di la fatti sul battito
di ciglia delle sirene:
Ascoltami.

Oggi che ho trovato una corda cui tenermi
per sollevarmi in aria
con tutti i pesci colorati sfuggiti
ai sogni che si sono persi, agli strangolamenti
evitati per mancanze di ossigeni
oggi mi tengo un liuto
nella testa
delicato,faccio in qui e in là con la testa
e sorridendo, mi abbuffo
mongolfiera
ebbra.

prima  poesia della trilogia delle privazioni(senza suoni, senza aria, senza...)

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martedì, 29 novembre 2005

Ahi, intriso di alghe scorreva
il tronco galleggiante e attaccato a quello,
come pappagallo che svola sull'ultimo ramo,
un braccio ad uncino,capelli impigliati ,pesci d'altre acque
e due occhi febbrili, mondo degli alberi e cielo e ragni trafugati

"Grande, grande è la volonta del Fiume
unica, unica la sorte
e ormai.certa è la tua morte"

Sguaiate Erinni palustri vegliavano che il viaggio
del naufrago avesse infine termine
come falco infine,spezza, che è segnato così.

E negli occhi di acqua, di sabbia, di canne pungenti
rallentava il fiume, fino a fermarsi
come pompa senz'acqua
sotto cascata
sentiva solo l'affanno, non la mancanza
pettinava, col dorso, l'ultimo sonno
con le palpebre aperte
con il mento poggiato
dardo il tronco
immoto l'uomo
quasi ferme le acque
avendo inscritto il gorgo

Picchiettava, sotto l'umido delle foglie
imbastendo una musica che spaziava tra formiche e gocce resina
un curioso cùrmolo d'acqua dolce,
becco acuto, zampe in forma di elissi
e occhi vivaci, mobili e intrisi
delle memorie di notti trafugate
alle braci di fuochi

"nella piuma che riuscirà
a risalire la corrente
vi è la mappa che portano sul dorso
i salmoni
Non squame, ma domande in forma di spartiti
ogni guizzo un preludio a comporsi"

infidi, salmastri, segni di passi
in un'ansa
richiamavano città,
cibarie, predoni
Tutto passò come
ombra dì uccello
Fu allora che l'uomo abbandonò il tronco
e le vecchie enfiarono le gote
quasi dovessero spingere
le vele,oltre la risacca


"Entre dos passos
my suerte y Tambien my vida
sin cura y sin palabras
se transformerà
in un carme muy silente y enfio "

Quando, pensò, il ritorno dell'Eldorado?
"