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giovedì, 10 gennaio 2008

Spiavo sul viso nero di lei
se al galoppo cavalli improvvisi
dall’aprirsi degli occhi su un..

La bocca tesa, ponte su orrido
dal rumore intuivo
il rovello , le dita
graffiare un cielo per togliere quel di più
di promessa che non c’è, non c’è mai stata
mio dio, fammi imparare almeno le…

e poi come arco scagliato dove finisce
il baleno della pioggia
nella pentola del tesoro al limitare del bosco
Janet ha scoperto  che
girando attorno a quel pane col dito
ne esce in scrittura
dalla bocca, come masticando
come sorridendo,

nascosta, da gatta, nel bosco bistorco,
sensibili alle foglie.

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martedì, 25 dicembre 2007

As You like it

Come più vi piace, sceglietevi la carta, il pacchetto
il giorno e l’ora per gli anni a venire
che la misera cosa di oggi germogli nel ricordo fino a
diventare meraviglioso albero
reti di pesci tropicali
papaveri e robinie cresciuti nella crepa di un muro.

As You like it, il sugo è “ pepiato “ tanto nel tegame
mi hanno fatto le scartellate, con mandorle e vin cotto
cannella e chiodi di garofano e invasioni arabe nella mia Puglia.

Ho comprato le lamette, riscaldato l’acqua nel pentolino
lo strofinaccio sul tavolo, comprato la  rossa colorata
di gingerfizz che ti piaceva, il galletto da fare ripieno
adesso smetti di lavorare lassù da quelle parti
onora sto natale e vieni a trovarmi,
son stanco di portarti i fiori.
Si rovinano troppo presto.

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sabato, 17 novembre 2007
 
Suite for solo Cello

Suite for Solo Cello


Solo la legna  accanto al camino,
il gatto via dalla porta aperta
mi guardi ferma, come se aspettassi
l’accensione del fuoco, il miagolio del fuori
il ritorno del fiato per dirti, aspetta.

Lo so che ti viene da piangere, colpa alla polvere
agli uccelli, alle cicale.
Ora che i tuoi occhi sono in asse con
l’angolo della finestra, ora che vedo una via d’uscita
nelle colline, chissà se anche oggi
tornerai a chiedermi
” Cantami Bluemoon,
mi piace quando fai brillare l’erba gelata dei primi
freddi con il ritono del buio, della luce di casa
che tutto diventa come quando sei sul tuo dondolo
e i cavallo insegue il volo dei corvi.
E io sono il vento e il fazzoletto che sventola
e l’odore buono che ti guida.”

Accanto al camino, non solo legna.

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sabato, 20 ottobre 2007

Che non dicessero di comprare palazzi

Che sarebbe bastato solo un balcone
e due stanze per muoversi.

Che le ossa non avessero a stridere,
per questo serviva
calore continuo, a giorno.

Che tutto questo lo chiedessero da grandi,

quando già avevano figliato, scoperto la mano che
si abbatte sulla faccia;
la bocca che grida sotto gli occhi
iniettati , a sangue ( quello che chiamano
tuo marito).

Ma, di più, e ancora più colpevole
che non avessero potuto
scoprire
la Grazia,e la Gioia e la Bellezza
di una musica di Bach,
di una poesia di Zanzotto
di un quadro di Schiele
o del Don Chisciotte.

Per questo, e per quello
che togliete
ai nuovi bambini l'arte fuggiasca
della capriola, dello sberleffo gentile
degli occhi pieni di Maraviglia

Per me sarete, per sempre
Dalla Parte del Torto.

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lunedì, 06 agosto 2007

Del perchè davanti ai resti di un muro,
un cancello di ferro, un platano e una panchina
tre corvi si mutassero in musica
e con le mani evocassero
il prato, la collina, gli spettatori
e infine se stessi in forma di Messico.

Nero il vestito d'obbligo
l'artista accorda la quinta
scrutando gli arrivi
si spostano i capelli
si scaldano le mani
( A Vallori, Picasso..)

Infila la corda tesa
in una conchiglia
e galleggia la musica alga
mentre l'altro genera
pesci melodia
e il terzo fissa l'aria con ossigeni
e induce i venti a riprendersi.
(Stanno come manici i vasi, nelle mani, a Vallori )

Si inchinano ad ogni conclusione
tre giovani messicani
con studi avanzati
nelle accademie di armonia.

Ci hanno presi che andavamo lì
per improvvisarci contadini.
Siamo andati via come Icari,
più vicini al Sole.

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giovedì, 10 maggio 2007
Se non,  avessi.

Quando scappammo,
per finire dentro il buio dei poliziotti.
Bastonati, scambiati per altri.

Quando incantati, eravamo pifferaio e topi e Hamlin la nostra meta.

Non andammo in India, evitammo bande, soldi o eroina.
Da Cristo no, aveva già traslocato.

Volarono le nuove streghe, e i riccioli si fecero più stretti
Iniziava la rincorsa lunga, dietro il vicolo chiuso le milano da bere.

E intanto, insieme alle lucciole, ne perdemmo il cantòre,
chi aveva sentito prima la merda dell’omologazione.

Se non, avessi

sentito l’umido dell’ombra nelle case in costruzione
la terra grassa  l’erba,  i piedi
e le gole senza fiato nell’ultimo buio del campetto di pallone.

Avevi la febbre, dopo, diciannove anni,
e lavorai per pagare il dopo.
Non ci fu più innocenza, lungo il Po.
Ti piantai artigli nottetempo.

Il volo di una piuma
quante giravolte può fare ?

Seguita a guardare
cammina barcollando.
Giovane donna dei Navajo.

Incontra l'acqua
il vento, i sogni e le mani del rabdomante.
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martedì, 20 febbraio 2007

(seconda modifica)

La neve del cinquantatrè

 

Nella scatola del cartone
malva, pomodoro e qualche pacco di caffè.

Fuori, la neve a colori
la televisione ancora in bianconero
e già nascevo, in ritardo
sulla morte di Stalin.

L'unica volta nella vita tua
che hai vinto qualcosa, la lotteria
della panettiera.
(E io figlio pensavo fosse la normalità)

Dopo qualche anno
pure una bicicletta
addosso, senza farmi niente.

La cioccolata della refezione,il patronato
e i quaderni ai bambini poveri :
mi piacevano i cachi della scuola,
il castagnaccio
e i giornalini pure di notte.

Ancora gli occhi non scappavano
avanti, passavo la palla
e inseguivo i capelli sciolti.

(Ah, la seicento e l'unica volta allo stadio)

Di tutto ,del mondo
m'importava solo il correre nel prato,
attento al ritmo
del nostro andirivieni.

Mi fermo spesso, oggi,
con affanno,
e non riesco a seguire
i mille e uno  nel campo.

Avevo una canzone,
le parole venivan chiare.

(Ora la neve s'è fermata
e alla tv, mancano i colori).

 


La neve del cinquantatrè  prima modifica

 

Nella scatola del cartone
malva, pomodoro e qualche pacco di caffè.

Fuori, la neve a colori
e la televisone ancora in bianconero
e già nascevo, in ritardo
sulla morte di Stalin.

L'unica volta nella vita tua
che hai vinto qualcosa, la lotteria
della panettiera.

Dopo qualche anno
mi passa pure una bicicletta
addosso, senza farmi niente.

La "ciccolata", il patronato
e i quaderni ai bambini poveri :
me mi piacevano i cachi della scuola,
il castagnaccio
e i giornalini letti pure di notte.

Ancora gli occhi non scappavano
avanti, passavo la palla
e inseguivo i capelli sciolti.

Ah, la seicento e l'unica volta allo stadio.

Di tutto del mondo
m'importava solo il correre nel prato,
attento
al ritmo
del nostro andirivieni.

Mi fermo spesso, oggi,
lento con l'affanno,
e non riesco a seguire
i mille e uno  nel campo.

Avevo una canzone,
le parole venivan chiare.

Ora la neve s'è fermata
e alla tv, mancano i colori.

 

 

 

 

 
versione originale

Nella scatola del cartone
malva, pomodoro e qualche scatola di caffè.
Fuori, stava la neve a colori
e la televisone ancora in bianconero,
e già nascevo, un po' in ritardo
sulla morte di Stalin.

L'unica volta nella vita tua
che hai vinto qualcosa, sta lotteria
del biglietto della panettiera.
(dopo qualche anno
mi passa pure una bicicletta
addosso, senza farmi niente).

La ciccolata,il patronato
e i quaderni ai bambini poveri,
me mi piacevano i cachi della scuola,
il castagnaccio della pizzeria
e i giornalini letti pure di notte.

Ancora gli occhi non scappavano
avanti, passavo la palla
e inseguivo i capelli sciolti.
Ah, la seicento e l'unica volta allo stadio.

Di tutto cio' che succedeva nel mondo
m'importava solo il correre nel prato,
attento solo
che non si fermasse il ritmo
del nostro andirivieni.

Mi fermo spesso, oggi
lento, con l'affanno
e non riesco a seguire
i mille e uno passaggi,
la palle che passano nel campo.

Avevo una canzone,
le parole venivan chiare
ora la neve s'è fermata
e alla tv, mancano i colori.

 

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venerdì, 12 gennaio 2007

aspetto che s'asciughi l'acqua della mia mano
(un po' diventa nebbia, altra la trangugi piano)

ti guardo divertito con ironica allegria
ma sincera, diretta agli occhi
coltello piuma taglia nuvole:

mi attrai, mi bèi, mi girovaghi
e io, cammello
sfuggito all'arabo veloce,
ti aspetto

 

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martedì, 26 dicembre 2006
lunapark

Uscì fiato, dalla bocca del dinosauro
e una mosca
La capra lasciò l'erba
e una lanugine se ne svolò.

Rise la bocca del pagliaccio,
brillarono i denti del bambino al luna park:
con tre palle al tiro a segno
buttò giù un piccolo fantasma
dei suoi anni prossimi a venire.

Biglietti, biglietti avanzati
-gridò il custode -
prenotate la prossima bomba
o almeno un piccolo trapianto.

Usci fiato dalla bocca
del bambino
e tuttavia, il dinosauro, stava lì.

 

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venerdì, 03 novembre 2006
E prese la barca, e tolse l'ormeggio
e tirò fuori i remi, dalla terra
sposto la paglia e le conchiglie
guardo' il vento, e gli scogli della vigna

Stava dentro un salvagente, appeso al soffitto della stanza piena d'acqua.

Aspettava che i salici d'acqua crescessero
ne ricavava giunchi che paziente intrecciava
cestini con dentro pane, cipolla
qualche acciuga di prosciugato mare.

Fermava chiunque , per la strada
come se fosse in un suq, arabo.
E questi gli rispondevano "Monsu, ciarea
qui non entrano i cani e i meridionali"
(ah, il velo, il velo)

Cosa facevi nei banchi, quei pochi giorni
sei scappato? avevi la testa grossa ?
i capelli , corti li portavi?

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giovedì, 24 agosto 2006
Dentro la ciotola di terracotta
con la cipolla, l'olio e i pomodorini,
insieme al rametto di rosmarino
ci metto anche un pizzico dal gusto
aspro,e attendo.

Che tra i soliti indugi della lingua
nel cercare la strada di casa, la poltrona
comoda dove allungarsi

che tra il posarsi delle mani
nel punto esatto dove ieri
le lasciai, in forma di scia di polvere trattenuta,

zampilli improvviso
un aprirsi degli occhi
refòlo di vento nel golfo.

Me barca, te acqua
insieme ai pesci volanti,
mutanti,ansanti.

Oasi.


Oasi di basilico
nel rosso pomo che sobbolle
Corno d'Oro di Instanbul


Ah, la màlia del seguire
l'ordito dei tuoi arazzi..

ps. regalo in forma di compleanno
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giovedì, 08 giugno 2006

The catcher in the rye


Madame, posso chiederVi una cortesia?
-Dite, Signore, non di vostre ansie, mi nutro io..

Madame, La luce, la luce della Luna,
la dissipazione, l'onda che si perde e ritorna
l'eco, il battito del fabbro dove l'incudine non c'è più
e il salto dei rospi nelle pozze improvvise

-Mi spiace, non m'intendo di parole
io costruisco cose, non curo corpi, traccio solo segni.
Se volete posso scrivervi una musica
o disegnarvi gli uccelli che ve la cantino

Madame, posso chiederVi se vi recate spesso
col vostro aquilone,
al fondo del dirupo,
nel campo della sègale
a cercare bambini dentro
(testa nella zucca )

- Come vi aggrada , ma ora scusate
vedete che il filo già si tende
le note si alzano ,coro di rospi
e dita rosate
come rastrelli,
(per ogni bambino un battito di tempo).

Impareranno gli odori della pioggia
e delle lacrime
prima che scendano.
(tra la prima e la seconda strofa, Cavaliere
metterei una cerniera,
affinchè meglio si capisca:
i soggetti, Signore, i Soggetti)

Oggi ho visto dei corvi spettatori
dei rospi paganti assorti
mentre Handel
muoveva le scarpe e le mani
e gli occhi
di tanti piccoli barbari
che si aggiravano,
sottobraccio a Mercuzio,
nel primo sogno di mezza estate,
fuori del campo di Sègale.


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martedì, 30 maggio 2006

Quando mio nonno mi disse
vammi a comprare mezzo sigaro sciolto
non arrivavo al bancone.

Ho passato tutti gli anni da grande
a cercarne il gusto, l'origine
e il senso.

Arrampicato a quel tavolo
ho guardato tagliare le foglie,
mentre il corvo di fronte,
muezzin d'accatto,
chiamava i fedeli alle messe del giorno.

Adesso, potendo,
rivorrei la sorpresa, la distanza.

Forse da lì, riprendere il viaggio.
Spegnere echi, consumarne le ceneri.

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martedì, 23 maggio 2006

I. Ricette

Aspettano il dottore, davanti alla porta.
La borsetta usata, l'altra buona per la domenica.

Vengono dal Sud, seduti fuori  di casa, un tempo.
Al forno del paese, con  i grembiali usati.

Le ciabatte comode,  anche oggi, ma solo
per il gonfiore dei piedi, la pesantezza degli arti.
I denti che non si han soldi a salvare
le nuove geografie varicose.

E un piatto ripetuto , immutabile negli anni,
preghiera laica,
scongiuro onomatopeico.

Mentre il sugo "pèpia" e borbotta
e un odore di malvarosa
si intromette
per  tenerci in vita.

II.  Lo svolo.

Gli legarono le mani
e dissero, colpa tua
questa terra che non sai lavorare
questi salici che non sai intrecciare.

Pagherai con
l'agonia di un coniglio,
terrai le zampe
mentre lo sgozzeremo.
Cercherà di scuotersi
come mucca con il tafano
in punta di morte.

Gli chiesero conto
della sua biografia
ne segnarono a dito le mancanze:
dove quel figli, dove l'arresto
senza rispetto per
gli omicidi dei soldi.

Tutto poteva passare,
la mancanza di case, la progenie interrotta
i parenti scomparsi
perfino che un cuore si dicesse
curioso, a mangiare con quiete
e distanza le parole degli altri.

Non perdonarono l'orgoglio,
di aver
compitato
insieme alla voce,
qualche lettera antica.

Ogni volta re-imparo
l'iniziale di un nome,
il suono che segue
e l'accompagno col gesto.
Chissà, poterlo imparare, il lavoro dei campi.

III. Elefanti

Ah, disse, gli elefanti sono comparsi?
Eh,  rispose lei,  con questa umidità,  Lei sa che la mia schiena

Avete ritirato ciò che vi aspetta? chiese lui
Vorrei impacchettare queste colline, e i cieli in sovrappiù,
il peso della carta, a parte, per favore.

Lui le porse la mano,  affabilmente
Lei rispose con un sorriso, di cortesia
Insieme verso il mare,  un passo dietro l'altro
sostenendosi a vicenda, ignorando il gorgo
e l'affondo,alghe nella risacca.

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sabato, 20 maggio 2006

Oh, finalmente ce l'ho fatta.

 
 



Del mio libro di poesie sono state tirate
6 edizioni e tutte andate esaurite.
6o.000 copie tradotte finora nei principali paesi del Maghreb, dell'America Latina, dell' Asia.

Mai successo prima, le maggiori case editrici
assediano l'astuto direttore editoriale che per primo mi ha scoperto.

Devo tutto pero' all'invito mandatomi dalla mia cara amica,
che ivi pubblica alcuni suoi scritti, quelli si da pubblicare veramente
in un libro, come chiediamo da tempo, in molti.

Scherzi a parte, dateci un'occhiata se avete tempo

è un'altra utopia concreta, quella di pubblicare on line,
in modo graficamente dignitoso e strutturato,
qualcosa di cosi' gratuito e immaginifico
come  poesie senza soldi ,onori e onèri.

ps. dedicato a chi mi ha fornito il tappeto volante
e la formula segreta per falo levitare

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venerdì, 19 maggio 2006
cartomante in quel di Bruges, cercavo le mani , evitavo gli occhi nei sobbalzi d'umore
predicavo sorti quiete che non avessero a risvegliare i gufi e le civette che si covano dentro
mi accontentavo di un po' di pane, meglio se col formaggio.
Un giorno , nell'ozio, iniziai a cucire le storie
di quelle vite lette solo nelle mani
stavolta le bocche parlavano, ma non con suoni per tutti
piu che  altro erano scarti, deviazioni di strade- gesti dimenticati che io riesumavo
cucivo con filo leggero, sottile imbastitura da reggere fino al primo sforzo di libertà.
 
Dopo ti ho incontrata , non ho guardato le mani
non ho cucito una storia, troppo preso a rincorrere
venti e cieli e nastri di fortuna
e il tuo sorriso d'amore
ancora m'irrompe
come cavalli al galoppo
di 27 cosacchi del Don, innamorati
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