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mercoledì, 09 gennaio 2008

I grilli taceranno
per strade allagate.
Aria, impedirà il respiro
 in forma di domanda.
Cercate se ancòra
il volo degli uccelli.
In quel paese
dove non più rotte
né stasi né segreti.

Fermatevi.
Nel posto scelto.

Se morte, che sia
non grano di corallo
non cornice d’onice,
solo
polpa di ciliegia
amara ombra consunta.
Bolla sorgiva.
Amata !


postato da linodigianni alle ore 23:04 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: poesie, poesia, poesie mie, scrittura, extramuros, vento febbre


venerdì, 14 dicembre 2007

Incàuti sibilanti passàggi
                            mi metta pure la carta gràzie
Evita gli occhi troppo intimi non sopporto
paghi pure alla cassa.

Ma insomma
quest’anno la neve arriverà prima fa troppo freddo
                          non ancora non ancora
Ah, si guardano la schiena e pensano che.
Ma passaggi per dove perché incauti come sibilanti ?
                                      Delizioso lei pensa di cavarsela così prima di.
                                      Catafratta
in reflussi
i tuoi occhi rivoltati nel bianco
Assenza.
                                      Mastica mistica.
                                        Misticanza.

( Indosso lamelle ghiaccie riverberi tintinnii omepatici )

                           

                            Egòtonici orfani di Itache,
preghiamo.

postato da linodigianni alle ore 06:48 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: poesie, poesia, poesie mie, scrittura, extramuros, poestica, poeti ingenui


lunedì, 26 marzo 2007

Eh,mi spiace
anche a mio marito
ha ceduto il cuore
-adesso chi lo porta fuori
il cane a pisciare-

Mise la crema
tutti i giorni
era importante
averle in ordine, le mani
per chiedere gentilmente
ai passanti

Sai la cosa
che più mi piace
delle cose che scrivi
è che non sembra : "Poesia!"
ma come andare
di giorno a far la spesa
cercare cipolle
e parlar del tempo.
Alzando gli occhi insieme
con la frutta
m'ha regalato i gusti
per il mio polletto arrosto.

Passerà, passerà tesoro bello
questo inverno del nostro scontento
e le tue placche  in gola
saranno laghetti alpini
Brilleremo insieme
ai primi fiori del disgelo
passeri sui fili
incollate zampette
nelle gocce di resina.
Odorosa.

linodigianni
postato da linodigianni alle ore 10:54 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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domenica, 25 marzo 2007
1

In delicate mani
si è messa la donna
giovane e straniera
che da per terra elemosina
per di più col figlio.
E una coppia di grassoni
si toglie qualche peso
(ma almeno lo fa).

Hai chiesto di ripararti l'acqua
a un vecchio ossuto e burbero
che conosceva ormai
gli inutili affanni
e ti ha detto forse passa da solo.
In cambio ti ha raccontato la sua vita
come solo i vecchi tubi
gorgogliando
sanno fare.

Mi piacerebbe fare striscioni
per togliere un po' di affanni
ne tenterei d'incanti
a cercare desideri.
Vedrebbero soltanto
una palla di neve rovesciata,
l'odore di zucchero filato,
qualche bacio rimasto
un richiamo di "E' pronto si mangia" a metà.

Ora,a te che dici
non dormi mai
per tutte le cose che s'an da fare:
nemmeno ci conosciamo,
ma vedo come cerchi di tener la testa fuori
dallamarea montante
dove il sonno è quello
che non ti raccontano mai.

In delicate mani
mi metto con una donna
che lava molte volte l'insalata
costruisce fili tra i palazzi
e strasborda gli elefanti:
quando i suoi piedi
iniziano il tormento
in Africa due uccelli iniziano un volo.
Tu lo sai,quando svolano
avanti,
confessalo.
Smisurata.

postato da linodigianni alle ore 06:50 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
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martedì, 06 giugno 2006

Emersero stancamente dalle mani dei lavavetri,
passarono nelle auto semichiuse.

L'occhio azzurro che aveva guardato l'ansa del pozzo
si fissò sulla ciabatta della vecchia :
i dialetti racchiudono gli orti, dovunque.

Bambini, donne, uomini
in libera uscita
come pioggia dopo l'affanno del caldo:
chi portò rosari da sgranare
chi calmò la tosse degli ultimi anni
chi costruì case, senza averne  per sè.

Il controllore chiese i biglietti,
si aprirono sorrisi e dopo il profumo nelle mani
ci fermammo tutti a bere il te
offerto alla stazione di servizio.
Diversa civiltà della campagna.

Una volta, stavano come meloni gialli
abbandonati nei campi
finchè qualcuno scoprì l'orario e le rotte.

Ci hanno messo in frigoriferi giganti,
a maturare fuori stagione.

Quando, potrò cucinare
e mangiare
senza che tu chieda
se da me c'è la terra
e il grano, e se sogno , quando ?

Lo so, non ti ricordi dove hai messo le chiavi.

postato da linodigianni alle ore 11:42 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
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mercoledì, 17 maggio 2006




Lievito di birra

Le galline in cerchio,
a inventare strade improvvise.

La pelle che tira per la pioggia.
Arriverà.

Si aggiusta il cappello,
taglia il formaggio ,
due olive nere.
Non mancano mai.

Quel pane pugliese
appoggiato sul petto,

il coltello piantato nel cerchio
del mondo

vela àlgida, mollica arresa.

All'ombra del gelso
solleva di poco una scarpa.

Nei suoi occhi
lo scugnizzo che corre:
lo stelo d'erba  s'affìna
rosicchiato, dai denti.

Infine, cos'altro ?

linodigianni
postato da linodigianni alle ore 19:30 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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martedì, 09 maggio 2006
mercoledì, 11 gennaio 2006, ore 18:19
Lucarini di vetro

 

Quanti uccelli si levarono in volo, quel giorno?

E il re promulgò l'amnistia,
E il liquido nella bottiglia, gelò
E un ragazzo cinese
rubò un bacio sull'altalena

Quando il lucarino di vetro
apparve tra le mani di mariagiovanna
e tutti dissero sia certificata
la sua possessione

E lei che ancora non leggeva le parole
fece volare la statuetta
perchè, pensò, questo fanno gli uccelli
come certi bambini
con le parole di vetro.

(dedicato a una bambina, e alla sua maestra
perchè riescano nella difficile Arte
di far volare un Lucarino di vetro, a dispetto e disdoro
di chi vorrebbe certificare questa arte
come Handicap e basta)

 

postato da linodigianni alle ore 09:18 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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venerdì, 02 settembre 2005

Uh, Lei accarezza la barba ispida
scivola sulle dune sabbiose
sposta conchiglie spesse
tiene sospeso un battito, al momento.

Ah,cercava il frutto, la polpa,
il riflesso ambrato
il camminare delle formiche.
Ecco, un campo di margherite
spunta da una mano
ecco, una lanterna inghiotte luce
e spira cocco.
Oui, si accomodi
i miei piedi possono camminare per due.
Permette un respiro dalla sua bocca?

E se con il suo flauto, mi
seminerà a giorno
sappia che da frutto
conservo gli alberi
nei risvolti dei miei libri,
nelle toppe dei pantaloni,
negli sguardi traversi,
arance amare,
zuccheri degli orienti
inespressi delle parole
che serbiamo.

 

postato da lainus alle ore 21:35 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)
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martedì, 05 luglio 2005
suq

vecchio capitano
che ti sei venduto la barca
che chiudi la bocca sdentata
che ti sfuggono i pesci sognati stanotte

Il tuo secondo
sente il braccio mancante
richiamarlo al bompresso
 mentre i pirati che vedi oggi
tirano volpini al guinzaglio
parlando cellulari

Questi animali totemici
di latta e caucciù,
quasi massi erranti
a segnare il territorio,
vuoti carapaci
che  mi dicono di scuole fatte
con furbizia
di lavori odiati.

 Ah, le le foreste di un albero solo
spuntate all'alba
dietro panchine di cemento
coi gabbiani curvi
che soffrono artriti.

Su queste assi incrociate la difesa dell'ombra dai chiodi del sole.

Il n° 38 di New York
cammina con la testa rapata
docile agnello
dietro la madre delle scaloppine

Fermo sta Karl,
con i suoi capelli bianchi pettinati all'indietro.
In pantalancini la fedele Iselda,
borsetta bianca sotto il braccio,
si ferma dove
si ferma lui, da quarant'anni.

La madre obesa
spinge un passeggino
In cui sta una piccola promessa di grasso
l'accompagna  una ragazza cicciotta
tiene un bicchiere da riempire.

Nonne e nipotini,
" ancura nen" le mogli e i mariti
che stanno impiccati in città,
incerti se fuggire dai figli
o dal lavoro
e intanto sfogliano
riviste delle  dive da cortile.

Guarda le frecce, amore mio
le frecce del tempo;
una sola il test riesce
con due cambia la vita.
Lo so che è necessario
avere lo stesso luogo
per accordare i respiri
ma perchè tu temi così tanto
che la vita dimostri il teorema dell'essere?

Forse che la barca non la vorresti di carta,
ma nave da crociera
da cui svolare gabbiano mutante?

Oggi una donna di ottant'anni
mi ha chiesto di sposarla,
di fare un figlio con lei
o almeno di mangiare insieme un gelato.
Le ho risposto che il caffè mi rende nervoso
e le ho regalato un leone, un cammello
e un serpente

Io per me
ho tenuto il profumo
delle bouganville
per arrampicarmi nelle ore assolate
quando le persiane chiuse
mi portano a  te


 

 

postato da lainus alle ore 12:47 | Permalink | commenti (4) / commenti (4) (pop-up)
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domenica, 03 luglio 2005
una dentiera pedala pervicace in bici
un moncherino stagionato come prosciutto si porta in spiaggia
voci di vecchi sfuggiti dagli ospizi casalinghi
con la preoccupazione del nuovo mangiare e del nuovo cagare
sole come scenario di plastica
gelati come olio che congiunge il giorno alla sera
un'inerte acqua a fare da gigante attonito
della miseria dei vuoti a rendere
postato da lainus alle ore 20:22 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
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