vecchio capitano
che ti sei venduto la barca
che chiudi la bocca sdentata
che ti sfuggono i pesci sognati stanotte
Il tuo secondo
sente il braccio mancante
richiamarlo al bompresso
mentre i pirati che vedi oggi
tirano volpini al guinzaglio
parlando cellulari
Questi animali totemici
di latta e caucciù,
quasi massi erranti
a segnare il territorio,
vuoti carapaci
che mi dicono di scuole fatte
con furbizia
di lavori odiati.
Ah, le le foreste di un albero solo
spuntate all'alba
dietro panchine di cemento
coi gabbiani curvi
che soffrono artriti.
Su queste assi incrociate la difesa dell'ombra dai chiodi del sole.
Il n° 38 di New York
cammina con la testa rapata
docile agnello
dietro la madre delle scaloppine
Fermo sta Karl,
con i suoi capelli bianchi pettinati all'indietro.
In pantalancini la fedele Iselda,
borsetta bianca sotto il braccio,
si ferma dove
si ferma lui, da quarant'anni.
La madre obesa
spinge un passeggino
In cui sta una piccola promessa di grasso
l'accompagna una ragazza cicciotta
tiene un bicchiere da riempire.
Nonne e nipotini,
" ancura nen" le mogli e i mariti
che stanno impiccati in città,
incerti se fuggire dai figli
o dal lavoro
e intanto sfogliano
riviste delle dive da cortile.
Guarda le frecce, amore mio
le frecce del tempo;
una sola il test riesce
con due cambia la vita.
Lo so che è necessario
avere lo stesso luogo
per accordare i respiri
ma perchè tu temi così tanto
che la vita dimostri il teorema dell'essere?
Forse che la barca non la vorresti di carta,
ma nave da crociera
da cui svolare gabbiano mutante?
Oggi una donna di ottant'anni
mi ha chiesto di sposarla,
di fare un figlio con lei
o almeno di mangiare insieme un gelato.
Le ho risposto che il caffè mi rende nervoso
e le ho regalato un leone, un cammello
e un serpente
Io per me
ho tenuto il profumo
delle bouganville
per arrampicarmi nelle ore assolate
quando le persiane chiuse
mi portano a te