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mercoledì, 09 aprile 2008
Hybris, mia

tu sai che non posso mai finire di
(pronunciare il tuo nome) pensarti
senza
che io,
( o meglio - non io
ma : il pensiero di te)
mi trasformi in albero
frondoso, verzura, ombre
e legno e uccelli, in amore.
Il suono,
del picchio
nella tua scorza
io, con parole
simili
cerco in te
(il mio nutrimento)
in movimenti
di acque arrampicate
e trai capelli, laghi alpini
tuoi, io dentro.
postato da linodigianni alle ore 21:47 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)
categoria: dichiarazioni


mercoledì, 13 febbraio 2008

Passo il pennello senza schiuma,
per farmi la barba
tiro l’acqua

apro la porta, non ho sentito suonare.

Nel codice a barre che ho
sulla schiena, oggi
niente da pagare.

 
postato da linodigianni alle ore 17:06 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: poesie, poesia, scrivere, poesie mie, scrittura, dichiarazioni


martedì, 29 gennaio 2008
Le nuvole, indecise
agguato sul sentiero che curva
dove ieri ti lasciasti  cadere.

Con due mani degli archi
infilati in zufoli attenti
sei sul ghiaccio, il mio alito
a reggere sicuri volteggi
postato da linodigianni alle ore 06:30 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: poesie, poesia, poesie mie, dichiarazioni


venerdì, 04 gennaio 2008

Fino a dove le colline in mezzo ai fiati,
uno scialle a ricoprirle e proteggerle
dai colpi di tosse degli angoli .

Nella vetrina l’orsetto di pezza
segue il cammino della bambina che porta
fiera l’ombrello, scarpe bagnate
e pensieri lasciati andare.

Ti luccicano gli occhi, a fluire
nelle anse racchiuse tra il tuo gomito
la mia schiena e il divano.

Rimestoli baccalà,
mantecato, con la polenta bianca.

E il rame, e l’azzurro e i bianchi
si inalberano, sorprese , noci

con vele, gherigli nascosti
dei nostri amori scoiattoli.

postato da lainus alle ore 11:56 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: poesie, poesia, poesie mie, dichiarazioni


martedì, 25 dicembre 2007
  • Il trafficante ( di parole, di cieli, d’armi )

    (Da Le Bateau Ivre a Zanzotto, passando per Elia Malagò. )





    Di quei versi sulfurei, grondanti albe soleil levant
    con colori cantanti e battelli ebbri dal furore
    impavido,
    mi intinsi, ardente calamo, santone di nessuno
    con ipnotico carme scese il verso, uncinandomi.
    Finii col taglio della gamba di Arthur, con la vendita
    delle armi, il traffico di schiavi
    tacque la lama intinta nell’assenzio, spente onde urla febbri.

    Del colloquiare attonito, clown che recupera il gattonare
    le atmosfere tirate a freddo i lucernari alla De Chirico
    l’urlo di Munch e il jubox  all’idrogeno.
    La lallazione, il bambino e la Standa, il dopo-bomba.

     

    E alla fine uno scendere laico nel gorgo
    un raccogliere schiere di viandanti improbabili
    un aspettando Godot con la recitazione
    in togliere di Eduardo, una Pitela da tramandare.

    Con parole come pietre il cui suono cerco
    con gesti che sembrano cenni d’intesa
    un volo, un taglio uno scatto. Una premura
     Mio il mestolo colabrodo
    bastone rabdomante,
    per le vene segrete, le mappe, e i custodi dell’acqua.

    lino di gianni/ lainus/ alp

  • Lettera del veggente
    di Arthur Rimbaud

    A Paul Demeny
    Charleville, 15 maggio 1871

    [...]
    Io è un altro. Se l'ottone si desta tromba, non è certo per colpa sua. La cosa mi pare ovvia: io assisto allo sbocciare del mio pensiero: lo guardo, lo ascolto: do un colpo d'archetto; la sinfonia si agita nelle profondità, oppure salta con un balzo sulla scena.
    Se i vecchi imbecilli non avessero trovato dell'Io che il significato falso, non avremmo da spazzar via questi milioni di scheletri che, da tempo infinito, hanno accatastato i prodotti del loro guercio intelletto, proclamandosene fieramente gli autori!

  • continua 

postato da lainus alle ore 18:50 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)
categoria: poesie, poesia, poesie mie, dichiarazioni


mercoledì, 12 dicembre 2007

Ma troverò mai il tempo per non leggere tante cose?
Karl Kraus



Dicono che profumi, che si veda il mare, che ci canti
il lucarino, che si senta un flauto traversiere
segnare la rotta come faro di giorno
dicono che ti hanno vista.

Dicono che hanno visitato il vecchio, grande poeta
che abbia letto le mie parole, scorso le mie poesie
che abbia preso un libro, scritto una dedica
che tutto questo arriverà a me.

Dicono che si dimenticheranno molto presto, quasi subito
di quelli bruciati vivi, fiammiferi accesi dal Capitale,
braccianti a ore, pagnotte riuscite male.
Dicono che moriranno altri, muratori, ferrovieri
quasi tutti poveri di un sud, sempre in movimento.

Dicono, appunto, mentre intorno tutti noi facciamo,
non abbiamo tempo di parlare, pensare.

Io remo sulla barca, ascolto il flauto,
aspetto il libro, e cerco
di non dimenticare.

© Lino Di Gianni

Sono stati pubblicati e sono disponibili in rete, in forma di e-book,
le raccolte di poesie
Les Temps des Cerises 
" Un'occasione di vento "

di  Lino Di Gianni su www.feaciedizioni.it



Rinnovo adozioni a distanza
Bambini Nel Tempo - anno 2008

postato da lainus alle ore 05:59 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: poesie, poesia, poesie mie, dichiarazioni, poeti ingenui


venerdì, 30 novembre 2007

Sasso che riflette luce, che scompare nella notte.
Bicchiere, per l’acqua degli altri

Cerchi che si allargano dal dito nell’acqua.
             Chi ha mai pensato al poeta mentre si pulisce le orecchie?
Parlami dei soldi, la misura di tutte le cose, fammi vedere come distribuisci
i granchi che camminano
Ricordami come ti vesti, per paura degli altri
gli amori che non dici, i figli pigolanti, i mariti e le mogli che chattano.
Lontano.
Lontano da dove.
Come tu mi vuoi, nel deserto a lasciarli morire, quelli presi dalla Libia, che tentavano di venire in Europa.
Un uomo usa il massimo della tecnologia esistente
per evocare, davanti a sé, i Dervisci Roteanti.
Le donne più sofisticate, un personal trainer dei Sufi.
( Questa non è poesia, questa non è).
Ascoltati, il polso batte più forte.


postato da lainus alle ore 19:23 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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sabato, 27 ottobre 2007

Mia amata, ti scrivo dalla tolda
di una nave ancorata
tra le alghe dei
Sargassi.

Nei giorni che trattengono
i nostri fiati sottocoperta
e svuotano zèfiri e libècci  
vorrebbero
condannarci al
reflusso sottotraccia 
 
( Isole che vediamo
nel salto dei pesci-luna
quando ti chini a specchio )

Lo sai che non resisto
a cercare coralli
ossidiane e pescetti-acciughe
che sguazzano nel palmo delle tue mani

Mia conchiglia, paguro
vizio del sole caimano
ènfiati , golfo mistico del mio teatro.

postato da linodigianni alle ore 08:50 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
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lunedì, 11 giugno 2007

Che ridere, se tu lo sapessi
i banchi di quelli che vendono
in piazza, a Cambridge,
sono come il tuo.
Non  avresti potuto leggere Il Bardo
(magari saresti stato tra la folla,
all'epoca)
O fuori, dietro
dove cagavano i cavalli,
per non pagare.

Mi raccontavi sempre quel sogno,
che facevi da piccolo:
una bambina con la faccia delle olive
che si metteva al collo
galleggianti di reti color del vino.
E poi entrava in acqua,
a spandere le reti,
cogliere grano
e soffiare aria verso
un cielo che stava a fondo

E io ti ascoltavo, incantato
e credevo" foss ouero":
bambino, sdraiato sotto il banco
nel caldo della contro-ora,
a guardare il fondo,
nelle gambe delle donne, lì in alto.

* Il polipo innamorato

postato da linodigianni alle ore 18:40 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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sabato, 31 marzo 2007

In quella parte di me
Che gli altri non vedono
Non esposta (come mani che afferrano
per non cadere)
Non dichiarata, curiosa delle reazioni altrui
Mi chiedo quante volte può essere la prima volta.

E intendo, signor contabile, che sia messa a registro
con numero di protocollo da voi scelto:
la volta che mi si asciugò il lago in faccia
e mi ritrovai gigante in volo sulla foresta.
Ora, non crederebbe signore, che pur conservando il ricordo
inventato di quello che fu
si possa, lo stesso, e di più
indovinar un’ ansa di aria
un prendere rincorsa del salto.

E mentre sei là, con occhi e mani racchiuse,
accada una contrazione di vulva
un occhio rotondo da vacca dell’India,
bolo inghiottito a suggerire l’assenso.

Si, l’ha trovata, risolta,
il cacciatore nella segale:
pannocchia cotta da tirarci fuori
armonici , stelle, costellazioni.
E il lago intatto.

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martedì, 27 marzo 2007
Roquefort, le Grand Blue

Patate da sbucciare
non si finisce mai
in questa casa, tutto
e dal camino spento mi entra
il mare.

Forse stasera, troverò qualcosa .

Mi servono illustrazioni,
soldi niente alla posta.
Quando mi corico
tutto mi torna su.
Meglio tenerle basse
le gambe. D'altronde,
prima o poi ti tocca.

Dicono che i venti, cambieranno.

Mia cara mamma, in questa casa
delle campagne sperse
ci portano le vacche
a capir meglio la messa.
Pare che troppa buccia si butti.
Ci faccio il segno. Le tengo a mente.

Polvere di te, sui vetri,
madre
esito a soffiarmi.
Che un dio che consenta
di far saponi e cenere
senza più mari accesi
mai s'era visto.

Il mio sguardo, perso l'orizzonte.
Cucirò domani.

(ua-gliò.. 'ccumpagn 'for 'a cri-a-tu/ra)

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domenica, 11 febbraio 2007
Prima banco del pesce in piazza
agonie d'aria
sogni interrotti
parole sprecate.

Poi mattoni
calce
parole antiche.


Curi piante.

In montagna,
guizzo di pietra conchiglia
scavi parole
- correnti*

(* righe belle, scritte da Lam )
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sabato, 20 gennaio 2007

Che uscisse.
Nebbia (allagata) fino agli occhi.
Recinti di ferro sospesi.
- Fiato trattenuto -

Misurasse il suo grido
il fondo delle pupille contratte.

Mi areno, conchiglia gettata
paguro in libertà.

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domenica, 07 gennaio 2007

Mise la gobba contro il temporale
lui, bambino di gambe storte
sciolse il soffione al vento
tenendo due pietre e una lumaca
in tasca

(occhi che mangiano neve
e vincotto,tira su col naso
scappa prima che arrivino
i mobili da comprare
la mucca da ingravidare)

Allora sentiamo,gli dissero
hai imparato che andar soldato
ti renderà uomo, che poi potrai
cascar tra le gambe d'una donna
senza sentir la porta
della cantina buia?

(mani che addomesticano
finocchio selvatico
rucola nella schiena
non dormivo mai,neanche nel sonno)

signor mio, non so cosa ho imparato
quello che a mente
sapevo raccontare
è un cerchio che si chiude:
prima,dal silenzio,forzarmi alla grammatica di un sorriso
ora, sottraggo peso
pietre e invidio la lumaca

postato da linodigianni alle ore 22:32 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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sabato, 12 agosto 2006
Musica di flauto

che entra nei fiori

che rassetta i muri della stanza.



Lievemente.





Io cerco film

tu costruisci strade

per cuccioli.





Mangiamo ciliegie

e i nostri occhi ridono.
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sabato, 05 agosto 2006

Una mano davanti agli occhi,


onde si formano


l'interrompersi del vento


(farfalla dimenticata in Madagascar).


 


Ragazza timida analfabeta


che venne da me inventandosi le domande:


più importante inseguire


gli odori della notte


o forzare la verità delle mappe?


 


Aveva alghe buone


in forma di sguardi,


non ho mai saputo se ha trovato voce o


pace restituita alla sua terra.


 


Disegnò


nuove carte


per terre che si proibì


di sognare

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sabato, 20 maggio 2006

Oh, finalmente ce l'ho fatta.

 
 



Del mio libro di poesie sono state tirate
6 edizioni e tutte andate esaurite.
6o.000 copie tradotte finora nei principali paesi del Maghreb, dell'America Latina, dell' Asia.

Mai successo prima, le maggiori case editrici
assediano l'astuto direttore editoriale che per primo mi ha scoperto.

Devo tutto pero' all'invito mandatomi dalla mia cara amica,
che ivi pubblica alcuni suoi scritti, quelli si da pubblicare veramente
in un libro, come chiediamo da tempo, in molti.

Scherzi a parte, dateci un'occhiata se avete tempo

è un'altra utopia concreta, quella di pubblicare on line,
in modo graficamente dignitoso e strutturato,
qualcosa di cosi' gratuito e immaginifico
come  poesie senza soldi ,onori e onèri.

ps. dedicato a chi mi ha fornito il tappeto volante
e la formula segreta per falo levitare

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