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domenica, 23 dicembre 2007

The Almost Moon

Masticò la foglia, 
sporcandosi le dita
ombre in attesa,
 il grillo- talpa al lavoro.

La ragazza tirò sassi per i cerchi
le cicale e il vento,

tirò sassi che potessero passare
a pelo d’acqua
rispuntare in mezzo ai suoi anni
indicare il verso da seguire
il tappeto da filare,
un sorriso da imbastire, lì per li.

Potergli fare l’orlo, alla vita,

rimboccargli le maniche

e tenersela buona

Il treno correva.

Sul ponte, e nell’acqua, quasi luna .
postato da linodigianni alle ore 22:55 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: poesie, poesia, canzoni, poesie mie


sabato, 01 dicembre 2007

Di tutta questa città, non vedo che
la cassa di un supermercato, il banco della farmacia
e la sala del dottore.

Se mentre prendo il tè  ( al limone con miele )
guardo un po’ di televisione
è solo per sorvegliare le pecore del mio gregge,
perché le conosco, e so le scuse che tirano fuori.

Ogni tanto incontro dei signori che mi chiedono
se sono io, quello della fotografia.
Rispondo di si, un po’ di tempo fa.

Mi capita di incrociare occhi  malati
che mi guardano infastiditi, come avessi capito
il loro segreto nascosto.
Provano un po’ a fare un numero da circo;
poi si stancano, per assenza di strepiti,
inseguimenti, pettegolezzi.

Ma i peggiori sono i narciso/carità
che non capiscono perché tutto il mondo
non esalti la loro bontà
d’animo.

E insomma, cari fratelli della Costa D’avorio
mi piacerebbe dirvi: tornate sui vostri passi
forse lì, qualcosa di vero , c’era.
Ma poi mi hai detto,  Marc, con voce fonda,
da Pentecostale, sono alto un cm più
di mio fratello.

Ecco, fare poesia come una gallina che fa le uova

ma non so se qualcuno le beve ,
se piacciono o fanno bene.
So che per loro, cadermi fuori
dal culo,
è un destino.
Per me, una necessità,
o un vizio assurdo.
Forse anch’io mi porto addosso i vestiti dei trent’anni,
e dell’effetto grottesco,
( su di me) non me ne accorgo.


© Lino Di Gianni  sabato 1 Dicembre

 

 

Sono stati pubblicati e sono disponibili in rete, in forma di e-book,
Les Temps des Cerises 
" Un'occasione di vento "

di  Lino Di Gianni su www.feaciedizioni.it

 

postato da lainus alle ore 06:50 | Permalink | commenti (5) / commenti (5) (pop-up)
categoria: poesie, poesia, canzoni, poesie mie, scrittura, tempeste, vento stretto, vento febbre


lunedì, 07 novembre 2005
Sostengo da sempre, tra me e me,
che gli oggetti abbiano una vita propria,
e che i loro movimenti, lenti e inafferrabili
ci sorprendono solo perchè
non siamo in grado
di coglierne le interne motivazioni.

Un'accendino cade, da solo, nell'altra stanza:
penso al mio fumare, che magari si senta
un di più. Pure accende sul mio viso
quel fumo che si spande nel letto di sabbia
delle mie stanchezze, richiamandone i
percorsi.

La tartaruga minuscola, di zucca maya,
muove la testa al ritmo delle mie dita sulla tastiera.
Il mio tempo di girare il mondo, virtualmente,
non vale un centimetro che conquista
conficcandosi nella testa col ricordo.

Aspiro il mate dal mio contenitore argentino,
due nuotatori miei amici alla feria me lo portarono
ma l'ultimo fu mio padre, che con quella ci fini i suoi giorni
quando non reggeva piu il bicchiere

Ho una foresta tropicale di uccelli
in un dischetto rotondo
che fa da sole di giorno e notte
suonano da me
e l'eco arriva a lei
come se fossimo
sullo stesso albero,
come grilli su un palco
all'Opera, col nostro Rigoletto.

Aspetto ancora di aprire la mia valigetta di Go
con le sue pedine bianche, nel sacchetto verde
e le sue pedine nere, nel velluto terra

Aspetto di aprire le mie ciotole
imparero' L'Occhio di Giada?
postato da lainus alle ore 21:23 | Permalink | commenti (4) / commenti (4) (pop-up)
categoria: canzoni


mercoledì, 06 luglio 2005
ah, la merica, la merica non trovata..

ci avevo ancora l'odore di pane e cipolle
e un biglietto in mano per il piroscafo
che mammamia mi aveva detto la madonnina ti farà la grazia

ah, la merica, la merica che ricco sfondato tornero'

si, il pecorino e il peperoncino mi portavo
ma pure due mani e voglia di faticare
che chi come me aveva  il buio dentro
sapeva come le radici avvulessero cure e patimenti

ah, merica puttana, quaranta giorni di isolamento

e mi sembrava che tutta l'erba vista mai
in vita mia fosse annegata in quel nero mare
di notti vento e fumo addosso
e mi vergognavo che sempre vomito mi capitasse

merica,mi straziasti ah, sti paesani mericani

e meno male che mi annascosi nella stiva di carbone e cemento
e che quarantanotti aspettai le luci
se avessi visto in quella statua
di ellis Island il campanile del paese mio
indietro urlando pure a nuoto, del nero che ormai
come inchiostro di seppia avrei lasciato

e merica, mi hai tenuto, ma non cosi, maledetta merica

I paesani raccolsero i piccioli per il rientro
non ci abbastavano per tutte le 12 bare di 66 partiti
e meno male che non si seppe il mio nome
che il piu piccolo, mericano, io, mai riuscii a essere.
postato da alp alle ore 21:56 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: canzoni