mercoledì, 30 aprile 2008
Mentre la fila dei locos attendeva
di guardare, sfiorare, il cadavere santificato
io dissi detesto la riga nei pantaloni, le camicie stirate
i calzini appaiati, e anche l’odore di rose dei
miracoli.
Accarezzo un gattino per quanto io non ami
i gatti, giustamente indipendenti ed anarchici
e non voglio corromperli
amo la fiducia sempre tradita dei cani
più chiari nell’essere zio tom
o selvaggi o compagni dei giorni.
Qualcuno crede ancora che la poesia
si scriva sotto ispirazione, che le poesie le scrivano
i poeti, che le carte in cui sono raccolte
si possano poi mettere anche nei cioccolatini.
Io penso che per scrivere
non ci sia mai il momento adatto, solo la possibilità
di raccogliere flussi che passano
e ogni tanto qualcuno
rilascia una bolla, un respiro
che se sono pronto, cerco di acchiappare
come farfalla sul labbro.
giovedì, 24 aprile 2008
Nell’angolo alto dell’abside
una luce opaca copriva la figura in nero, inginocchiata
oh,miodio tu sai che ti santifico in ogni momento
lascia che queste figlie scampino all’orrenda
fine che sembra aspettarle,prendi me.
Prendi me, che ho vacillato ma resisto
nel dichiarare la mia fede nel tuo regno
Venga il tuo Regno, sul loro ferro e fuoco
spegni,signore, le ordalie
di questi barbari senza Heimat
Sparami, permettimi d’incontrare
la mia pace. Il Tuo silenzio.
Furono solo ragazze, staffette
sfamarono con qualche sorriso
tagliarono più grano.
Circonda la nostra esistenza
indegna ma ricaccia, ti prego
l’urlo il gesto e l’insidia
delle urla di morte
fa che possiamo avere
Liberazione e patria e
democrazia insieme
nella vigna dei campi del Signore.
mercoledì, 23 aprile 2008
Si muove oscillante, col suo mantello
piegata in due, nasconde, svela.
E’ strega ?
No, taglia la cicoria, ascolta Bach
legge Eschilo, traduce Simon Weil,
ma.
Ma, ha scelto la mente senza frastuoni
vuole vedere crescere le radici, avere
le mani gonfie per la terra,, e la stanchezza che incanala
del corpo i torrenti inquieti.
Negli occhi si son mischiate le città
gli arrivi e partenze
ha imparato a mangiare
ubbidendo solo a dei cenni
dormire col sole calante
e prevederne i risvegli.
Ha coltivato la durezza delle pietre
per farne intima, interna
insalata.
Me ne offre di fresca,
appena tagliata, poco fa
l’ha chiamata poesia.
martedì, 22 aprile 2008
Per le borse della spesa
che mi tagliano le mani
per queste gambe varicose
e nessuno che mi fa sedere.
Per i gradini troppo alti
per i semafori troppo brevi
per le code ovunque
per la paura di uscire
per la paura di stare sola
per i pochi soldi di pensione.
Per avermi dato poca scuola
per le ciocche bianche che non si coprono.
Per non aver ancora finito il vento
per non far pagare l'allegria.
Per i bambini che giocano concentrati
per il legno che combatte la plastica
e io lo vedo nell'acqua come nel cielo.
Per essere ancora capace di pensare
per essere ancora capace di pregare
anche se non son credente.
Per non avere perso
stupore, amore e maraviglia
pet tutto questo
scrivono i poeti ingenui
Perchè la poesia
non è nei libri
e i poeti, non esistono.
lunedì, 21 aprile 2008
Il volo dello scarabeo
Ci vuole una grande resistenza,
e capacità
per capire cosa resta e cosa passa
cosa serve e cosa vale.
Per imparare tutto quello che ti rimane
dopo il volo di una farfalla davanti agli occhi:
l'occasione, i colori e l'essere stato lì.
Stiamo correndo da tanto,
lo sguardo sempre a terra
forse era un sasso,
o le note del flauto traverso,
cerchiamo tutto quello
che non basterà mai.
L'aria che ritorna in gola,
lo scarafaggio che passa sulle coperte
e tutto quello che i soldi
non possono comprare.
Vogliamo essere l'anello debole
che accumula speranza,
di un conto senza cambiali
di un paese senza ignoranti.
Accumuliamo distanza
con i nostri sforzi bambini
di sfregare un legno
e far crescere scoiattoli.
Dai negozianti
paghiamo il peso delle ombre
e se chiedono certificati
fotografiamo il mare.
Con queste parole strette,
che interessano quasi niente
mi sembra come d'essere a bottega
impossibile riprodurre Leonardo
ma goderne il sogno,
è già un bello svolo.
venerdì, 18 aprile 2008
In memoria del volo incompleto
di Giovanni Campisi, sconosciuto
trasvolatore delle Alpi della memoria..
In questa giornata tersa,
cosi improvvisa e cosi regalata
Giovanni decise arrivato il momento.
Uno sguardo lì attorno ai soliti piccioni
al motorino appoggiato del postino
la madre e il bambino sotto l'albero e la panchina.
Uno sguardo al mare, dietro la terrazza
nascosta dalla chiesa
e la lunga scalinata
tra i vicoli ecarruggi
le processioni del '500
coi turiboli di notte.
La mano, incerta
dietro la schiena
a togliersi gli ormeggi.
Le chiavi, lasciate in terra
accanto a scarpe lise
Una specie di trapezio
su cui levarsi
d'un tratto
o fu l'uccello
o era il sudore.
Giovanni, se ne svolò
sospeso a un sigaro
a una gabbia d'ucceli aperta
a un frase d'amore incompleta
sorrise con le mani
strette dalla sua ballerina
afferrato lassù, dal trapezio
oscillante,
mia brezza,
sospesa.
lunedì, 14 aprile 2008
Avevo sentito,
anche se da lontano,
l'avvicinamento del temporale
qualche sasso piccolo
contro il vetro
un mulinello di foglie secche.
Come una girandola, nella corrente attenuata
( tra il verde il grigio pietra e un po' di blu )
sentii arrivare il bosco avanti
e rami rotti
e odore forte , fulmine e ozono.
Tu , bandierina resistente alle folate
con la testa tra i capelli e i rovi con le more
aspettavi me, per rientrare,
tana che precede l'inverno
sole sciogli ghiaccio
ghiro e gheriglio, di noi
uno.
Misi la mano sulla tua,
sentii il ritorno del silenzio.
Il cielo, l'acqua e un po' di grano
tue guance papaveri
io passero, rapace
riottoso contro
un fazzoletto di cielo
Copriva te. Copriva me.
mercoledì, 09 aprile 2008
Hybris, mia
tu sai che non posso mai finire di
(pronunciare il tuo nome) pensarti
senza
che io,
( o meglio - non io
ma : il pensiero di te)
mi trasformi in albero
frondoso, verzura, ombre
e legno e uccelli, in amore.
Il suono,
del picchio
nella tua scorza
io, con parole
simili
cerco in te
(il mio nutrimento)
in movimenti
di acque arrampicate
e trai capelli, laghi alpini
tuoi, io dentro.
venerdì, 04 aprile 2008
girano i cavalli
bianchi sulla giostra ferma
corre con le braccia
la bambina urla a segnare fughe
sola sulla Luna
e noi che stiamo a terra
i pianeti girano
un po' di ombra al sole
o forse ero in asse
più col tale che
faceva da pendolo
appeso al suo ultimo
lampione
cicoria, cicoriella
ruga , rughetta
se all'indietro camminerò
non mi ammalerò
a lai da manca
fen ne vnì lourd
gnanca parlene
giovedì, 03 aprile 2008
(
uic uic uic- richiamo anatre..ad libitum)
Insidia l'indivia la cocciniglia
apre la mano al boomerang uomo
boscimane
galleggia l'anatra sul riflesso .
Ho messo in tasca il grado zero di scrittura
lebateauivre e picasò
sosto sotto l'ombra del lentisco
in attesa di
aspettando che.
Incauto acquisto,
due settimane per restituire
bambini non nati
tartarughe al traguardo
e la piuma di un
gabbiano.
Doc.
(ogni tanto sento che smuovi
l'aria, ingombrante
allora so che ci sei.
Ancora)
mercoledì, 02 aprile 2008
Adesso che arriva primavera
andrò in giro con
il dragoncello e la menta.
E quando ti scapperà quel sorriso
che ha superato
le ghigliottine del tempo
io poserò i vasi in terra:
saranno
bosco
casa e odori
per trovarmi.