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domenica, 30 marzo 2008
Le anatre, in alto, sentivano il mare.
Per ora, tra i canneti, fucili.

All' annuncio
di un'aria leggera
del sale, dei salti dell'ombra
sembrò mancare poco.

In meno di un singhiozzo
retrogusto ferroso
le ali superarono il salto
la cascata invertì direzione
il prato fu  liquido.

All'abbaiare del cane
la mano a carezza
la costola del vecchio
si ruppe
un piccolo schianto
una smorfia,
un ricordo d'accatto.

All'incrocio degli occhi,
quel che resta del giorno.
postato da linodigianni alle ore 12:54 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: poesie, poesia, poesie mie


venerdì, 28 marzo 2008
Nervature in chiaroscuro
di una foglia di carta
di un barbone che dorme.

Uno zingaro brucia
opacità di un nylon
sul pesce che puzza.
nel lago piatto
del diverso che fugge.
La scimmia scende dall'albero

Rientra,
goccia.
Ritorna,
ameba.
Grido inghiottito,
indicibile
silenzio.
postato da linodigianni alle ore 20:42 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: poesie, poesia, scrivere, poesie mie, scrittura, vento incerto, poeti ingenui


martedì, 18 marzo 2008
Dentro la testa un passaggio verso
l’arcobaleno, senza la pignatta
e prima della pioggia.

Come aprire una porta
nella stanza di Parigi e
uscire a Mosca.

Per inventare i suoni
dentro il proprio corpo
foresta e pista dei cammellieri.

Da quando sono piccolo
che li aspetto, con i bagagli pronti
le preghiere mute
e lo zenit a piombo sopra di me.

Dentro la testa dervisci roteanti
usciti da un libro Sufi
rifiutano di fermarsi.

Non smettono di salmodiare
e le mie pene prendono slancio
si trasformano in pianeti
con le stelle asciutte,
con le mani piccole
con la richiesta ancora
con la misura colma..


Dentro la testa  assenza di vento
il coro delle cicale s’è fatto attento
se vuoi sapere dove dirige la corrente
se vuoi sapere il vuoto, il fermo immagine
il vero nucleo pulsante
respiro, sguardo, e la curva degli occhi
inventano adesso il mondo rotondo
postato da linodigianni alle ore 04:59 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: poesie, poesia, poesie mie


sabato, 15 marzo 2008

Bisacce

Sono venuti fino qui,
a piedi, con le bisacce a tracolla
un poco di formaggio, il pane
le melanzane sottolio.
Il coltello per i fantasmi
il sorriso per le parole strane,
una bevuta di vino per avvicinare la notte 
un pezzo di muro per risentire le voci.

Sono stati a lungo incerti
se restare o ripartire
e ogni anno gli cambiava le parole
e ogni figlio gli cresceva le radici.

Hanno smesso il fumo
hanno tagliato i baffi
il coniglio ha finito di scappare
tra le mani che tagliavano la gola
il forno l’hanno chiuso
e Rusunella non sta piu sulla
seggiola fuori alla porta.

E’ finito il tempo delle maschere
della Commedia dell’arte
del paese dei cento campanili.
Oggi i figli si vestono
come mafiosi italo-americani
e i padri girano armati nei Suv
la madre non esce senza abbronzatura
e la tragedia della figlia
è di non avere nessun futuro in televisione.

Io per me sono al dormitorio pubblico,
mi danno qualcosa da mangiare
parlo con Said e Thierry
e posso finire di leggere
tutto Pavese.

La bomba è gia caduta, marcondiro n dero
la bomba è già caduta marcondiro n dà
ci salverà qualcuno
ma chi lo sa?
ci salverà qualcuno
che la viola da gamba
imparerà.

postato da linodigianni alle ore 22:12 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
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mercoledì, 12 marzo 2008

Un albero storto, dai rami calcificati
un barattolo incrinato
pieno di ammacchi.
Acqua, scorre,
il bicchiere è colmo
non trattiene
lo sgomento.

E mentre lo spazio della piazza
si apre sempre più
e la gente scompare
e ascende la nebbia
un uccello
un singolo canto
mi trascina con la testa
e con gli occhi
attaccato a una foglia
per imprimermi
nei particolari, nei colori, nelle ombre,
nelle pause, nelle domande
tutti
i problemi della vita delle formiche
loro
con un sole e una luna
troppo grandi
per pensarsi uomini.

Marzo 2008


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postato da linodigianni alle ore 06:16 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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martedì, 11 marzo 2008

Mentre mi facevo la barba
guardavo la schiuma compressa
pensavo alla tua collega
ci avevi litigato
poi preso le distanze.
Mi avevi detto che

era stata campionessa di nuoto
e che adesso, senza capelli,

lottava contro un male chiaro.
Poi mi hai detto che non
ce l’ha più fatta
ad arrivare a nessun traguardo,

ad aspettarla due figli
e un marito.

Mente mi radevo
la lama sottile divideva
il mondo tra i vivi e i morti

e tu mi parlavi
dicevi che non ti bastava
una vita sola
che la prima doveva essere di prova
ma quella vera, era meglio dopo.

Io non stavo bene, non avevo digerito
ero stanco, mi dovevo fare la barba
era notte, avevi lavorato 16 ore
eravamo distanti
ma adesso insieme.

Abbiamo bisogno delle notti
da riempire insieme di
pozzanghere in cui bagnarci
correndo come gagni malefici
mentre io te
mangiare bere uomo donna.

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domenica, 09 marzo 2008

In mezzo alle pagine
separato da una bolla d’aria
un fiore secco
con l’intero prato
la mucca fuggita
e l’ape nascosta
il bambino che grida
e l’ombra che si sposta
il sole che finisce
e il vento che non c’era.

La mano di D*
mi disegna sul foglio.
Con le guance rubiconde.
Come fossi di Eolo il figlio.

Ma non è che lei sappia disegnare
e io le dico smetti
fammi sentire come sai
suonare, che è meglio
neanche per sogno,
mi dice,io il mio mondo, tutto
l’ho dovuto inventare
e adesso chiudo
le pagine, la bolla
e per favore, rimetti
il fiore secco dove l’hai preso.

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giovedì, 06 marzo 2008


Del chiedere, in gola, nell’assenza
del canto
se appare, o ricorda
il passare dimesso senza sguardi su niente.

Come ora completa

preghiera
pensata

Io ombra, lei contorno
recinto
e campo.

Inferriata.
Volo.

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domenica, 02 marzo 2008
Che bruci la gola,
lasciando polvere di vetro.
Che chiuda lo sguardo
ma resti intatta la visione.

Costringendo i particolari
a diventare storia narrata,
dei mancamenti
degli entusiasmi.
Acqua riflessa
in parte.

 
Che si disveli, finalmente, l’imbroglio di Itaca
non il viaggio, non la meta
ma l’invenzione del labirinto
qui e ora,
sul ponte della nave
a cercare vele e aria dentro noi.


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domenica, 02 marzo 2008

Sull’ asse dell’orizzonte il fucile
prende la mira
forse un uccello
forse un’abitudine
mi metto la mano al fianco
il pensiero di un dolore
che verrà.

Sotto il ramo di un albero
nel bicchiere di limonata
che hai in mano
dondola appena la luce
un soleil levant
molto intimo.

Sul conto di incremento
esponenziale della popolazione del mondo
togliamo oggi i 35. 0000 bambini
morti nel mondo per fame
ogni oggi che viene.

Come un’ eclissi
un gelo ghiaccio
il bisturi della coscienza
non concede
tregua alla poesia.

 
http://www.lulu.com/content/1944136

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