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mercoledì, 27 febbraio 2008

L’assedio
inizierà all’alba
nel sonno profondo
tam tam  delle tue foreste nascoste
barche leggere dei tuoi demoni
farò un inchino appena, e mi
confonderò col peso dell’aria
(di quando trattengo il respiro ammirato
dalla tua nota prolungata)

Sorrido, mi rispondi
nel sogno
perché anche se non hanno rumore
i pensieri mandano segni
che si sfrangiano un poco


Ci siamo avvolti nella resina forte
del pino , un ramo contro cui
sbattere la testa

Avvolto nel cellophan
come il dumdum del liquido amniotico
è arrivato
un pesce con in bocca un anello.
Seguirò la sua scia.

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mercoledì, 27 febbraio 2008

Chi soffia nelle mie vele
pochi e qualcuno
ma è giusto sia così
la cosa bella è un’altra.

Chi soffia non è solo
e un pezzetto
di vela altrui
ci scappa un po’ a tutti
forse per disattenzione
forse delicatezza.

Che il vento ti spinga dietro
lo senti da tante cose
che attorno scorra in fretta
che i pesi siano distratti
che il tempo già passato.

Un poco, adesso,hai visto?
Eravamo fermi in casa
adesso già arrivati.

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martedì, 26 febbraio 2008

..E per dirti che, mi son piaciute
le tue galline che volano sull’albero

E la Faraona con le ali mozzate
che non pesano piu
come quelle di una volta.

E la pancia del pinguino
che mangia soldi
ma solo se avanzati o dimenticati
accanto alla biblioteca
multistrati in finto legno
nature ingannate che si incontrano.

E l’invidia nella testa di gente piccola
che respira i veleni di non essere
riconosciuta, osannata
mentre il mondo predica
dappertutto sei grande Baby
oppure sei nessuno, crepa.

E ormai non trovo più
il tempo di leggere, o di ascoltare
e dunque non so cosa scrivo
non so cosa dicono
scrivo pagine che
diranno era meglio prima
mi piaceva di più quando
ma questa non sembra poesia
pero’ neanche un quasi racconto
allora cos’è non capisco
forse il nocciolo
di un dattero fresco,
con tutti i suoi filamenti
per viaggiare.

No guarda, adesso non mi puoi dire
che lasci così senza finire
pensa alle macchine di Leonardo
alla sabbia bagnata
quando sollevi le pietre nel sottobosco
Vuoi l’humus?L’Hybris?
ay, guapa, estoy cansado,
desculpe.

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domenica, 24 febbraio 2008
caffè

La nebbia un attimo si sposta
vecchiaia è
diventare bambino senza
l’incubo di una crescita
domani
e tu ridi ogni volta che
apro il barattolo nuovo
del caffè

Il gioco si inventa
il giorno nasce
è un mare tuo
mi tuffo anch’io.

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domenica, 24 febbraio 2008

Le bacche, le bacche d’Antan
tra le cose più importanti da
segnarsi con una penna che non scrive
ricordare il diritto
di vivere nell’erbario immaginato
e curato ogni giorno
dal fidato giardiniere Karl, taciturno
lettore di mai nessun libro
e scrittore negato, coltivatore di fagiolini.

Custodisce i segreti
di come portare a giusta stagionatura
soppressate e caciocavalli.
Dimentica il giorno dopo
gli sconosciuti occasionali
liberando nello spazio della
memoria collettiva molti posti
per i pendolari degli affetti.

Di quanto possa il profumo del caffè
di quanto segua le tracce
della curatrice d’anime, testimone
della fattura di mirabili agnolotti “del plin”

non merita parlarne,

non più che dire della cicoria selvatica
e dei luoghi segreti dei funghi di Barba Pinin
.

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mercoledì, 20 febbraio 2008

[...Thine eyes are sadly blinded, but yet thou mayest see
six true, and comely maidens sitting upon the tree ...] Emily Dickinson
I tuoi occhi sono tristemente accecati, eppure puoi ancora vedere
sei vere, e avvenenti fanciulle sedute sull'albero;

Senzatitolo


Coltiveremo le vigne
nelle nostre tasche
eviteremo di pestare
la cicoria selvatica
per la luce da spegnere
terremo bassi gli sguardi
e se dovremo parlare
due o tre segni basteranno.

Basterà per riotterenere

il vostro disinteresse?

(linodigianni)
Su un piede

Su un piede, saltellando, non pestare
le righe, passa da un giorno all’altro.

Non facciamo che ripetere,
con diversa coscienza
lo stesso esercizio, la stessa prova
Cambiano le punizioni,
i meriti e le possibilità.

Fiorisce la dalia nera
nell’oscurità, senti il fruscio
ma non conosci l’odore
della  terra.

Non so neanche che forme
abbiano i fiori; né i nomi degli
alberi. Se portassi della terra
in tasca me ne accorgerei
l’anno dopo.

Continuo
a saltare con le caviglie
legate, ci vuole metodo
anche negli errori,
a volte ne faccio una giusta,
( per distrazione).

Alcuni , colombi
importuni becchettano:
 mangiare
più degli altri,
sempre.
Altri sguardi
cercano la cicoria fresca
l’amato girasole
il sangue che gira meglio.

Non ci piacciono le
api regina, né i gesti
da interpretare
tutto è logos
tutto è segno,
ma
insegnamo ai bambini
a diffidare dei Borges,
mandiamoli da Haendel.
(linodigianni)
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martedì, 19 febbraio 2008

Racconti della mano sinistra - 2

- Forse le cose che scrivi al mattino
sono i sogni della notte..
- Non so, dopo che mi sono alzato
mi viene un’immagine, una
e solo quella..



In un esercito di persone
in numero di tre
è importante sapersi muovere
correttamente e dislocare
con cura le forze.

Sarà cura del comandante
in capo eseguire
le abluzioni del mattino
e controllare
che il prescritto orientamento
sia rispettato con scrupolo.

Nell’aprire il fuoco, inoltre
si presterà somma attenzione
al numero di proiettili,

al fine di economia
e tutela ambientale.

In caso di necessità
si ricorda di applicare

il metodo kosher
agli sgozzamenti.

N.b.

E’ fatto divieto al tamburino
di suonare il traversiere
di cambiare la ritmica
e di grattarsi il naso,

in caso di assalto all’arma bianca.




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lunedì, 18 febbraio 2008

Seduti davanti ai piccoli schermi liquidi
attendevano comparisse la parola convenuta:
al segnale uscirono di casa.

E andarono là.

Chi portò un macinino, chi la limetta
per le unghie. Qualcuno una chiave, un rossetto
bambole o soldatini.
Ne fu certificato il deposito.
Tutto venne
rigorosamente interrato,
con posto numerato e foto a latere.

Camminando nei viali attesero
qualche scintilla del vecchio fuoco
stanca cenere di
attimi vissuti, emozioni aggrumate.

Ci fu un po’ di vento, un corvo

e un bambino che piangeva.

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mercoledì, 13 febbraio 2008

Passo il pennello senza schiuma,
per farmi la barba
tiro l’acqua

apro la porta, non ho sentito suonare.

Nel codice a barre che ho
sulla schiena, oggi
niente da pagare.

 
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martedì, 12 febbraio 2008

clicca sulla foto per ingrandire

fonte:  www.destigianni.com

Inciampi.

Capita, a volte nella giornata,
di non sapere bene da che parte sia il cielo
come una sensazione di
soffocamento.


Di solito, quel giorno fa anche male
la spalla.
Capita, nella vita
che i vuoti di senso
non abbiano annunci, né segnali.

Accade come
un inciampo
e mentre perdi l’equilibrio
sai che sei già nel dopo
con il male evidente che prima non c’era.

Oggi una donna mi ha detto
per la mia religione
leggere questo libro è peccato
e io sono stata combattuta
per questa volta, l’ho letto.
E mi ha dato un suo libretto di fede.
Ho risposto sincero che non credo.
Niente niente?
Si, niente niente.

Entrambi ci siamo spostati
sulla riva opposta,
pensosi.

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domenica, 10 febbraio 2008

Alla civetta, tirar fuori la lingua ,
con le mani, ammesso che gli uccelli
abbiano un lingua.
Cavargli il canto, insegnarle il silenzio
indicarle l’albero come
profilo – virtuoso – da prendere
a modello.
E gli occhi, quegli occhi morbidi e rotondi
che annegano il verme nel velluto
e tagliano le ali alle api
in volo
con indolenza, con sonnolenza,
gli occhi glieli riempiremo di
sabbia,
che non veda cosa stiamo facendo
tra pietra, lucertola e cielo.
Metteremo zingari a
sorvegliarla,
che la rapiscano al primo
scintillìo di denti d’oro
al primo muoversi dei piedi
la gonna larga a ventaglio
il pantalone scucito, l’occhio a taglio.

E insegneremo ai bambini
a tenere segreta la vita dello spaventapasseri.

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sabato, 09 febbraio 2008
Elogio della mitezza

E’ una stanza piccola, e per le spese fuori potrei
occuparmene io. Io non amo viaggiare.
Neanche io, allora siamo d’accordo.


Dentro quel tubo nero, caleidoscopio
dimenticato insieme a quando eri piccola
con la testa della bambola tolta
e l’attaccatura dei capelli che si vedeva
ogni tanto si accende una lucciola,
forse disturbo visivo
forse nodo al fazzoletto.

Sono vetrini colorati che girano
sono il tuo Teatro No Giapponese
di quando dell’aquilone
importava che volasse la coda
delle rondini il nido
dei tesori nascosti il segnale in terra
che aspetti, di ora in ora, di
ritrovare per caso.
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giovedì, 07 febbraio 2008
Una faccia, passava, riflessa nella
vetrina con la carta vetrata toglieva
la ruggine e i bagliori degli occhi
spargevano luci quasi a togliere
peso una faccia passava mentre
il riflesso fermava stordita la mia
attenzione e pensavo allora poesia
è riuscire a coincidere dentro
quel quadro nell’attimo che .

Ma cosa credete che le parole
si lascino inquadrare come per
ritratto festoso ? La carta vetrata
la lima altrochè, per togliere tutte
quelle incrostazioni.
Mica son gentiline le ansie che affiorano,
i gorghi di senso, le pause silenzi
mica è un pranzo di gala, la rivoluz..
postato da lainus alle ore 05:43 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
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mercoledì, 06 febbraio 2008

Ti avevo detto che non mi avresti trovato
mentre scorre la notte in fondo a queste gallerie
non il vento per capire
non l’ora senza mentire.
 
Ti avevo davanti e non potevo parlare, magari domani
al mercato comprando qualcosa.

Perché è questo che è richiesto
anche se , a prima vista, non è sotto gli occhi di tutti.
Farsi guidare dalla fiducia
dei segni, portare viole e margherite
e pensare alla fioritura degli asfodeli.

Le mie parole andranno ad aspettarti sull’uscio
si faranno trovare con gli occhi umidi,
fresche di raccolto.

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lunedì, 04 febbraio 2008


Vaghe stelle dell’Orsa

Quale che fu il modo , il segno, lo scopo
noi correvamo tra incendi
e non avevamo che fiori della durata di una notte,
i lampi nei balli degli ubriachi.

E dicevano che all’ alba sarebbe stato diverso
i cuccioli bianchi tornati
ti tenevi i capelli per liberarti gli occhi
insieme declinammo le rose nel buio.

Come onde in anfratti stuzzicati dal vento
fummo risacca madreperla
alga sospesa
tra l’ossigeno e il fondo
o una tosse di sabbia
o un cielo fatto liquido.

Almeno sogneremo, stanotte.

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lunedì, 04 febbraio 2008

Itìnere.

Già lo so
dalla mano alla bocca
il destino del cucchiaio
di come l’uva vulcano
e lo zucchino gentile
trovino il mare

superato lo scoglio dei denti.

Già lo so
dalla spalla ai capelli
quante valli e recinti
di pietra ho dovuto
imparare a volare
per poi passo passo
sciogliermi nelle vene.

Già lo so
in questo gioco di specchi
non siamo mai visibili
dentro quella che sembra
per tutti una cornice.

Il momento preciso

tra il vuoto dell’acqua
e il risucchio dell’aria,

petalo che sboccia.



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venerdì, 01 febbraio 2008

Nel cuore segreto di un passo , lo sento nel polso.
Una pietra non assorbe le urla,
e la brina e l’ ombra
e il piccolo spazio spostato insieme alla vita da coccinella.
E’ tanto, un sorriso scappato.
Un viso segnato da un piccolo fiume
scorre al contrario,
porta dentro sospiri.

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venerdì, 01 febbraio 2008
Uscire con il buio accendere il motore
sapendo che ti aspetta una luce a gas
nel fondo del fondo
sale scende la biella il tornio adesso
è un computer
E se guardo alle mie spalle sento
benzina che fuoco
e davanti solo puzza di nafta
e i compagni che corrono
e le luci che si spengono
e forse prima avvelenato forse
tutto in collasso
un piccolo calo a Wall Street
ero io che bruciavo
con altri colleghi
uno fino nella nave
ah, balena sale scende la biella sale scende ma il tornio
sale scende la biella tornio adesso elettronico sale scende
Wall street cinquant’anni per cinquanta euro sono morto
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