Questa sera, c’è l’alone di luna, sarà freddo.
L’ acqua per terra, la vedo ghiacciata.
Bisognerà alzarlo, quel fuoco. Lo hanno detto alla tele, ieri sera.
Sento tutti i telegiornali, mi tengo informata.
Le ragazze non mangiano più, vogliono tutte farsi veline,
e i maschi che dormono sempre. Si svegliano solo
per qualche messaggio, ci vediamo, x qlcosa, okkey , evvai.
Non tutte, per fortuna.
La Nerina, no. Lei è diversa. Sempre stata.
Lei dipinge colori che neanche a saperlo diresti che vengan da dentro.
Sapori di buon minestrone, col fagiano, la polenta.
Soltanto, lo strano, dentro i quadri son sempre le stesse le cose
che girano.
Uccelli, e poi flauti.
Mai un uomo, un bambino, un cestino di frutta,
o due fiori, una mucca.
No, solo uccelli che neanche li senti. O nel cielo, su un albero
con un flauto appoggiato.
Nel silenzio questi flauti e questi uccelli.
Per i cieli, s’aggiusta con gli occhi, di un azzurro diverso.
Dall’odore di terra vien fuori che nei quadri lei sospende la crescita
il tempo diventa lumaca che esce , la piuma che cade, la polvere sparsa.
Lucrezio, il suo gatto, la tenta con le pose da cane da caccia,
Ma è del tutto evidente che è di poco talento
Meno male che nel nostro paese non accadono cose così brutte che lèvati
come si vedono in quel canale tivù.
Nessuna fatta a pezzi, niente bambino ammazzato, zero donne “sturpate”.
Immondissia, tutta bella e divisa nei suoi bei sacchettin.
Delle poche magie che sono rimasta capace mi basta d’isolar marmellate
allagar pomodori e convincere fagiolini a rinascere.