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mercoledì, 26 dicembre 2007

Hai trangugiato un’onda, con un cucchiaio vecchio

C’era bassa marea, sabbia fine , niente vento.

Ti ho tenuto la schiena, la parete era morbida, torrone fuso
hai usato il tovagliolo, è caduta la sera, due avanzi di stella.

Tra un albero e l’altro una fila di picccoli passi e un cane
che abbaia: si è spostata un po’ l’aria, visto nessuno, ma chissà.

Nella ciotola bella, nel di dentro del vetro della finestra che vedo
il vin cotto si scioglie in quella neve raccolta.

Mentre io cerco risposte

nel più verde e più bianco del tuo melograno

canta il merlo importato
àncora, mozzo delle memorie.
(lino di gianni
 )

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categoria: poesie, poesia, poesie mie, scrittura, memorie dellacqua, poeti ingenui


martedì, 25 dicembre 2007
  • Il trafficante ( di parole, di cieli, d’armi )

    (Da Le Bateau Ivre a Zanzotto, passando per Elia Malagò. )





    Di quei versi sulfurei, grondanti albe soleil levant
    con colori cantanti e battelli ebbri dal furore
    impavido,
    mi intinsi, ardente calamo, santone di nessuno
    con ipnotico carme scese il verso, uncinandomi.
    Finii col taglio della gamba di Arthur, con la vendita
    delle armi, il traffico di schiavi
    tacque la lama intinta nell’assenzio, spente onde urla febbri.

    Del colloquiare attonito, clown che recupera il gattonare
    le atmosfere tirate a freddo i lucernari alla De Chirico
    l’urlo di Munch e il jubox  all’idrogeno.
    La lallazione, il bambino e la Standa, il dopo-bomba.

     

    E alla fine uno scendere laico nel gorgo
    un raccogliere schiere di viandanti improbabili
    un aspettando Godot con la recitazione
    in togliere di Eduardo, una Pitela da tramandare.

    Con parole come pietre il cui suono cerco
    con gesti che sembrano cenni d’intesa
    un volo, un taglio uno scatto. Una premura
     Mio il mestolo colabrodo
    bastone rabdomante,
    per le vene segrete, le mappe, e i custodi dell’acqua.

    lino di gianni/ lainus/ alp

  • Lettera del veggente
    di Arthur Rimbaud

    A Paul Demeny
    Charleville, 15 maggio 1871

    [...]
    Io è un altro. Se l'ottone si desta tromba, non è certo per colpa sua. La cosa mi pare ovvia: io assisto allo sbocciare del mio pensiero: lo guardo, lo ascolto: do un colpo d'archetto; la sinfonia si agita nelle profondità, oppure salta con un balzo sulla scena.
    Se i vecchi imbecilli non avessero trovato dell'Io che il significato falso, non avremmo da spazzar via questi milioni di scheletri che, da tempo infinito, hanno accatastato i prodotti del loro guercio intelletto, proclamandosene fieramente gli autori!

  • continua 

postato da lainus alle ore 18:50 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)
categoria: poesie, poesia, poesie mie, dichiarazioni


martedì, 25 dicembre 2007

As You like it

Come più vi piace, sceglietevi la carta, il pacchetto
il giorno e l’ora per gli anni a venire
che la misera cosa di oggi germogli nel ricordo fino a
diventare meraviglioso albero
reti di pesci tropicali
papaveri e robinie cresciuti nella crepa di un muro.

As You like it, il sugo è “ pepiato “ tanto nel tegame
mi hanno fatto le scartellate, con mandorle e vin cotto
cannella e chiodi di garofano e invasioni arabe nella mia Puglia.

Ho comprato le lamette, riscaldato l’acqua nel pentolino
lo strofinaccio sul tavolo, comprato la  rossa colorata
di gingerfizz che ti piaceva, il galletto da fare ripieno
adesso smetti di lavorare lassù da quelle parti
onora sto natale e vieni a trovarmi,
son stanco di portarti i fiori.
Si rovinano troppo presto.

postato da linodigianni alle ore 10:30 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: poesie, poesia, poesie mie, tempeste, memorie del vento


domenica, 23 dicembre 2007

The Almost Moon

Masticò la foglia, 
sporcandosi le dita
ombre in attesa,
 il grillo- talpa al lavoro.

La ragazza tirò sassi per i cerchi
le cicale e il vento,

tirò sassi che potessero passare
a pelo d’acqua
rispuntare in mezzo ai suoi anni
indicare il verso da seguire
il tappeto da filare,
un sorriso da imbastire, lì per li.

Potergli fare l’orlo, alla vita,

rimboccargli le maniche

e tenersela buona

Il treno correva.

Sul ponte, e nell’acqua, quasi luna .
postato da linodigianni alle ore 22:55 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: poesie, poesia, canzoni, poesie mie


sabato, 22 dicembre 2007

In modalità quotidiana, scendere le scale
e incontrare un vecchio sconosciuto
che ti latra contro e minaccia

O la signora che dispone di tutte
le informazioni necessarie
e le usa per coltivare le sue maldicenze
innocue

o ancora continui sbarchi, fin sui gradini
di persone partite da un lago del Perù
e finite a pulire bene gli ottoni improbabili
delle targhette.

In modalità casuale, una maestra dedita ai suoi allievi
nemmeno ringraziata, una dottoressa coscienziosa
che rifiuta i regali e li trasforma in adozioni a distanza.
            I bambini palestinesi sono nel videogioco
di quelli occidentali che pigiano un pulsante
e ignari, aumentano i loro punti.

Se sfrego un fiammifero, se rifletto, se ascolto musica.
Forse, un contatto, tra i pensieri.
Uno shock anafilattico, alla poesia.

postato da lainus alle ore 11:22 | Permalink | commenti (4) / commenti (4) (pop-up)
categoria: poesie, poesia, poesie mie, scrittura, vento febbre, non poesie, poeti ingenui


venerdì, 21 dicembre 2007
Prima,
che il chiaro solleciti i silenzi
che la donna abbia incartato il pesce
che il rumore dell macchine aumenti
non un prima, o un dopo, o una morale
solo delimitare uno spazio raccolto.

Barbone ad alta densità di consumi intellettuali
 con i miei sacchetti di plastica in cui porto tutto
la signora che impara e si emoziona, i fratelli neri
di un centimetro e un chilo diversi.

Non serve dirsi poeti ,pubblicati da edizioni improbabili
meglio scriversi su fogli di carta
che userai per il pesce
dopo tre giorni, magari puzzerà e il verso
tornerà libero nel mare dell’aria.
postato da linodigianni alle ore 06:36 | Permalink | commenti (7) / commenti (7) (pop-up)
categoria: poesie, poesia, poesie mie, memorie dellacqua


sabato, 15 dicembre 2007

Per la ragazza con la testa rotonda,
che aveva un lato del corpo , offeso,
un braccio e una gamba che avanzavano a stento
che parlava dei suoi due gemelli
nello stesso modo che
il sole sta in cielo
e pure le nuvole.

Per il vecchio molto malato, che parlava arrabbiato
di tutti gli esami e si confondeva le tasche, le vene
e faceva paura col suo attaccamento
a medicine, grani del consueto rosario

Per la signora, anziana, con problemi per
il suo nascente morbo di Parkinson
e che pure aggiustava, sollecita, il colletto al marito
e chetava la figlia down, oramai adulta, spaventata.


Per queste, e per altre persone
che fanno del lavoro, del dolore, dei faticamenti
la loro colonna sonora,

scrivono i poeti ingenui,
a tentare la possibilità,
dell’essere interi.

Lino Di Gianni

La colomba ascoltava in silenzio
aveva smesso da tempo di tubare
e l ‘ala nera del corvo proiettava
l’ ombra dipinta a notte
- Mai più
colomba
avrai la giovanile e forte remigata
mai più. -
Taceva la colomba
e la voce del corvo pugnalava
il silenzio e l’ amore.
- Mai più
Il tuo volo sopra i campanili
e nelle torri solo i pipistrelli
fanno nidi di sabbia. -
Gracchiante il corvo
la colomba tace
nei ricordi di piombo un lungo viaggio
e perdita di piume
e soli tramontati a sua insaputa.
- Mai più -
ripete il corvo
prima di inabissarsi nello smog…
Volteggia solitaria una colomba
cercando di spiccare ancora un volo
dal silenzioso grigio dell’ Alzheimer
verso patria di nuvole.

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postato da lainus alle ore 16:11 | Permalink | commenti (6) / commenti (6) (pop-up)
categoria: poesie, poesia, poesie mie, vento incerto


venerdì, 14 dicembre 2007

Incàuti sibilanti passàggi
                            mi metta pure la carta gràzie
Evita gli occhi troppo intimi non sopporto
paghi pure alla cassa.

Ma insomma
quest’anno la neve arriverà prima fa troppo freddo
                          non ancora non ancora
Ah, si guardano la schiena e pensano che.
Ma passaggi per dove perché incauti come sibilanti ?
                                      Delizioso lei pensa di cavarsela così prima di.
                                      Catafratta
in reflussi
i tuoi occhi rivoltati nel bianco
Assenza.
                                      Mastica mistica.
                                        Misticanza.

( Indosso lamelle ghiaccie riverberi tintinnii omepatici )

                           

                            Egòtonici orfani di Itache,
preghiamo.

postato da linodigianni alle ore 06:48 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
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mercoledì, 12 dicembre 2007

Ma troverò mai il tempo per non leggere tante cose?
Karl Kraus



Dicono che profumi, che si veda il mare, che ci canti
il lucarino, che si senta un flauto traversiere
segnare la rotta come faro di giorno
dicono che ti hanno vista.

Dicono che hanno visitato il vecchio, grande poeta
che abbia letto le mie parole, scorso le mie poesie
che abbia preso un libro, scritto una dedica
che tutto questo arriverà a me.

Dicono che si dimenticheranno molto presto, quasi subito
di quelli bruciati vivi, fiammiferi accesi dal Capitale,
braccianti a ore, pagnotte riuscite male.
Dicono che moriranno altri, muratori, ferrovieri
quasi tutti poveri di un sud, sempre in movimento.

Dicono, appunto, mentre intorno tutti noi facciamo,
non abbiamo tempo di parlare, pensare.

Io remo sulla barca, ascolto il flauto,
aspetto il libro, e cerco
di non dimenticare.

© Lino Di Gianni

Sono stati pubblicati e sono disponibili in rete, in forma di e-book,
le raccolte di poesie
Les Temps des Cerises 
" Un'occasione di vento "

di  Lino Di Gianni su www.feaciedizioni.it



Rinnovo adozioni a distanza
Bambini Nel Tempo - anno 2008

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martedì, 11 dicembre 2007

In morte dolente .


Mai avrei pensato di finire
fritto come un pesce
che la schiuma non ci fosse
che l’acqua non bagnasse
chi poteva urlare se non i draghi
più forti dei cannoni Krupp
( chi erano i Thyssen nella Germania nazista? )
più morti della grande guerra
più grande del cartello con su scritto

” Per guadagnare il proprio pane cuotidiano;
si muore anche così, di morte
assurdo
perché ?...”
Ora sono un foglio  nelle mani di mio padre,
un urlo nella sua bocca con pochi denti
bastardi, senza cuore, portafoglio pieno

E senza cuore.

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mercoledì, 05 dicembre 2007

E ci sono delle stelle di troppo, che avanzano in questo
cielo privato.
Se parlano di cose che non conosci,
guardali negli occhi.
Sfuggono come conigli
o son fari che
scrutano i mari delle opportunità.

Non hanno mai lavato, cucinato o fatto la fila, eppure
sanno tutto del prezzo del grano o del petrolio.

Mi chiedevi come aiutare la formica di Maria
a raggiungere casa, per lei che non parla ,
cammina sbilenca, e impara in modalità casuale?

Fermiamo le auto, mia cara.
Una sola bicicletta in più, è un cespuglio contro il deserto.
Facciamo saltare le convenienze, le priorità, i premi aziendali.
Gridiamo, sommessamente,
che ancora, non siamo, robot, aziendali.
L’uomo, le stelle, le cure ( la lettura )
i nostri firmamenti.

Si, vogliamo rimbambire così, da vecchi.
( E guarda che non parlo dal caldo della mia cuccia,
e coi soldi che restano, non mi pago nemmeno il funerale,
che era l’unica preoccupazione di mio padre)

© Lino Di Gianni

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martedì, 04 dicembre 2007



Illuminazione…
uhm, si
mettiamo un bel po’ di luci, no ?
Qualcosa che crei il clima, hai presente,
un alibi per comprare
se no, con i tempi di magra,
le tasse e la benzina, il pane e il salame..
Be’ no, ‘sti quattro schifiltosi che si ostinano a dormire per terra
alle stazioni.
Eh no, no.
Mica siamo a Londra, o Parigi.
Facciamo cosi: due notti a testa al caldo e poi via, in periferia.
Troppo comodo, le stazioni centrali.
Diciamola tutta: siamo troppo buoni, tolleranti, lo so, lo so.
L’ ho sempre detto, si fa come con i Rom, gli extra-comunitari.
Si riempie un bel treno chiuso e ops, via.
Allora si, eh.
( Quest’anno vogliamo esagerare, in svendita tre monaci birmani al prezzo di uno, per quel tocco di esotismo che fa sentire casa il mondo)
Lino Di Gianni

 

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lunedì, 03 dicembre 2007



Madre

Come una galleria veloce (con la zampata del freddo)
un treno mi entra in bocca (finestrini tra luce e scuro)

Se ti guardo che non vedi, sei una vecchia
se sorrido con discrezione, farfalla garrula
t’improvvisi.

Quanto zibibbo scorre sottotraccia
nelle mani abituate a cucire sulla pelle del tuo corpo.
( nei punti cardinali ripeti la croce )

Apri la bocca, se d’acqua scorre improvvida
taci e trattieni il pianto per dopo
se a cavità senti necessario afferrarsi.

Per te, taccio
per qualche gesto sapiente, da indovinare
e verso sale dietro alle spalle,
da antico Benandante
verso la mia Compostela.
 
©Lino Di Gianni Sabato 1 Dicembre 2007

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domenica, 02 dicembre 2007
Vidi il suo occhio di pesce
attraverso la bottiglia.
L’ombra dei baffi tagliati copriva tutta la minuta nave
ormai inserita nel fondo.

Quello, per le navi in bottiglia
era il momento più periglioso:
quando si tirano i fili e le vele
si innalzano per il più breve dei mari.

Sentii l’odore dei “ turc'nill”* abbrustoliti all’aperto,
era diventato odore di casa.

Un’onda più alta raggiunse il tappo,
e io vidi il capitano sventolare il cappello
verso quell’unica Sirena, che col flauto,
disegnò la linea dell’orizzonte
il posto del sole e i nuovi paesi.
Nelle mie tasche.

* turc'nill, intestini di agnello che, accuratamente lavati, vengono
intorcinati, intrecciati a mo’ di salciccia –scubidù
( e per chi non sa cos’è lo scubidù—be’ , allora ditelo che..)

©Lino Di Gianni domenica 2 Dicembre 2007



 
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sabato, 01 dicembre 2007

Di tutta questa città, non vedo che
la cassa di un supermercato, il banco della farmacia
e la sala del dottore.

Se mentre prendo il tè  ( al limone con miele )
guardo un po’ di televisione
è solo per sorvegliare le pecore del mio gregge,
perché le conosco, e so le scuse che tirano fuori.

Ogni tanto incontro dei signori che mi chiedono
se sono io, quello della fotografia.
Rispondo di si, un po’ di tempo fa.

Mi capita di incrociare occhi  malati
che mi guardano infastiditi, come avessi capito
il loro segreto nascosto.
Provano un po’ a fare un numero da circo;
poi si stancano, per assenza di strepiti,
inseguimenti, pettegolezzi.

Ma i peggiori sono i narciso/carità
che non capiscono perché tutto il mondo
non esalti la loro bontà
d’animo.

E insomma, cari fratelli della Costa D’avorio
mi piacerebbe dirvi: tornate sui vostri passi
forse lì, qualcosa di vero , c’era.
Ma poi mi hai detto,  Marc, con voce fonda,
da Pentecostale, sono alto un cm più
di mio fratello.

Ecco, fare poesia come una gallina che fa le uova

ma non so se qualcuno le beve ,
se piacciono o fanno bene.
So che per loro, cadermi fuori
dal culo,
è un destino.
Per me, una necessità,
o un vizio assurdo.
Forse anch’io mi porto addosso i vestiti dei trent’anni,
e dell’effetto grottesco,
( su di me) non me ne accorgo.


© Lino Di Gianni  sabato 1 Dicembre

 

 

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