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domenica, 28 ottobre 2007

I monacielle

 

Sono le streghe dispettose

che si dice ai bambini

vengano su dal camino

sotto forma di scintille.

 

Quando al sud c'era la magia

( quella che i " ricercatori"

poi trovavano )

c'era tanta ignoranza

ma anche tanta costumanza.

 

La chiesa ti mangiava da vivo

ma poi ti lasciava in pace per morire.

Non come questa nuova religione

che ti affama e rincoglionisce in vita

e l'accanimento finisce

se vogliono loro.

 

I monacielli oggi m'hanno truvat

sto triste, calmo e aspetto

Sono i gioni dei murti

e bisogna rispettare

sto regno silenzioso che s'incontra.

 

 

postato da linodigianni alle ore 10:20 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: poesie, poesia, poesie mie, scrittura


sabato, 27 ottobre 2007

Mia amata, ti scrivo dalla tolda
di una nave ancorata
tra le alghe dei
Sargassi.

Nei giorni che trattengono
i nostri fiati sottocoperta
e svuotano zèfiri e libècci  
vorrebbero
condannarci al
reflusso sottotraccia 
 
( Isole che vediamo
nel salto dei pesci-luna
quando ti chini a specchio )

Lo sai che non resisto
a cercare coralli
ossidiane e pescetti-acciughe
che sguazzano nel palmo delle tue mani

Mia conchiglia, paguro
vizio del sole caimano
ènfiati , golfo mistico del mio teatro.

postato da linodigianni alle ore 08:50 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: poesie, poesia, poesie mie, dichiarazioni, non poesie, poestica


martedì, 23 ottobre 2007
A cu-ccu-‘a- sc *

Un nervo che muove
a infinito struggimento
il vederti lenta nel
reagire.

Appoggiare il capo chino
dal lato della mannaia
e aspettare docile
che si chiudano le vene.

Ero piccolo, e la vaccinazione
e la brioche alla crema.
Ero piccolo, e i crackers
con la spremuta a scuola.
 
Anche se ti han fatto vivere senza
un balcone,
il sole dentro
l’han visto in tanti.
 
Potessi farmi aggiustare il fiocco.


* La civetta, in pugliese

postato da linodigianni alle ore 05:33 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)
categoria: poesie, poesia, memorie dellacqua


sabato, 20 ottobre 2007

Che non dicessero di comprare palazzi

Che sarebbe bastato solo un balcone
e due stanze per muoversi.

Che le ossa non avessero a stridere,
per questo serviva
calore continuo, a giorno.

Che tutto questo lo chiedessero da grandi,

quando già avevano figliato, scoperto la mano che
si abbatte sulla faccia;
la bocca che grida sotto gli occhi
iniettati , a sangue ( quello che chiamano
tuo marito).

Ma, di più, e ancora più colpevole
che non avessero potuto
scoprire
la Grazia,e la Gioia e la Bellezza
di una musica di Bach,
di una poesia di Zanzotto
di un quadro di Schiele
o del Don Chisciotte.

Per questo, e per quello
che togliete
ai nuovi bambini l'arte fuggiasca
della capriola, dello sberleffo gentile
degli occhi pieni di Maraviglia

Per me sarete, per sempre
Dalla Parte del Torto.

postato da linodigianni alle ore 10:35 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: poesie, poesia, poesie mie, memorie del vento, memorie dellacqua


sabato, 13 ottobre 2007

Non so scrivere domande,
questionari, tabulati
Non so leggere Bandi,
partecipar concorsi.

Se viene di farlo,
penso allo sparire delle varietà
dei semi.
Necessità
di  capire di più sui terreni.

(Mi imbambolo a leggere
le pagine di giornale incartate )

Non riconosco i broccoli
dalle cime di rapa
o le Mazze di Tamburo.
Non mi piacciono
i Tartufi.

Non capisco di macchine,
di olio o di frizioni,
nè pastiglie dei freni.

Mi piacerebbe
far sopravvivere
il bosco della festa:
il pungitopo, la pervinca e la convallaria,
il sambuco, il nocciolo, e il bosso.

Verso l'acqua e il bambù fa la sua presenza
così come una sola pianta
di elleboro

postato da linodigianni alle ore 15:05 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: poesie, poesia, poesie mie, scrittura


lunedì, 08 ottobre 2007

La macchina ferma , al verde
Le mani al volante
la madre che mangia sul seggiolino
per farla star buona le dai un altro pezzo del tuo
dito.
Lo sgranocchia col sesamo
urlettando dispettosa
il nome del coniuge (morto).

Le macchine intorno s'ingelidano,
scende quella tua parente
in dialisi fissa, le vene estenuate
ancora giovane .
Le rimane solo
la vista e qualche globulo bianco,
rade macchie,
il pallone della figlia
nel canestro .

Quel tuo comunismo
dagli occhi benvolenti,
quei tagli a lametta.
Nei polsi soprusi
e l'aprirti a raggiera
per mille vecchiette.

Preghi.
Smarrito il rosario.

Sia la Sutra del Benevolo:
contro gli scippi t'indigni inarcata.

Sul Rondò della forca
abbandonato dal '600
tu trascrivi solerte gli anatemi di tua madre
contro il peggiore dei fratelli, che non la fece studiare
e le bruciò libri e , insieme, le radici e le ali.

postato da linodigianni alle ore 06:05 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: poesia, poesie mie, vento burla


domenica, 07 ottobre 2007

1 versione

Muove il piede avanti, poi ci ripensa

Mi chiede, interdetto, hai paura di morire?

Non capisco il gioco, mi ritraggo,
sposto il peso dietro.
Mi fermo.

Preparo i soldi per pagare il casello,
mi mette sempre in ansia. Sudo.
(Non sono neppure in macchina).

Porto a spasso il cane. Senza museruola.
Non ho più una casa, cerco moglie.
Non ho paura di morire. Forse di perdere:
Perdere cosa, mi chiede.Hai lasciato debiti?Sei Ricco?
Hai tanti figli?
(Ti piace Mozart, Bach, che fai, Aspetti Godot?)

Tagliavo il pane dalla parte più cedevole,
aprivo l'interno, forzandone i passaggi.
Saggiavo coi denti le residue difese,
poi irrompevo al centro, travolgendo tutto.

Non sappiamo in che direzione andarcene,
aspettiamo un 'occasione di vento,
una frase fatta, un bicchiere di vino.
Dormirò, stanotte?

2 versione

Muove il piede avanti, poi ci ripensa
Mi chiede , incerto, hai paura di morire?

Non capisco il gioco, mi ritraggo.
Sposto il peso dietro. Mi fermo,
preparo i soldi per pagare il casello,
mi mette sempre in ansia, sudo,
non sono neppure in macchina.

Porto a spasso il cane. Senza museruola.
Non ho più una casa, non cerco moglie.

Non ho paura di morire, forse di perdere.
Perdere cosa? mi chiede,

Hai lasciato debiti? Sei Ricco?
Hai figli? Ti piace Mozart, Bach?

Tagliavo il pane
aprivo l'interno
forzandone passaggi
le difese.

Cotoni di bambagia
e panni pesanti di acqua:
non fumavo più, spenti i piccoli soli.


Non sappiamo in che direzione andarcene,
aspettiamo una frase fatta
un bicchiere di vino. Dormirò, stanotte?

postato da linodigianni alle ore 06:06 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: poesia, poesie mie, scrittura, vento incerto, vento febbre