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martedì, 28 novembre 2006

la mia macchina è 'mpazzita
m'ha detto lasciami stare che ci ho voglia di scrivere stasera,
non stare sempre lì a guardarmi le virgole che magari mi scapa una 'pifania
Che io lo so che stai sempre
a pensare alle madlen , ma guarda che pure le macchine possono avere lo spleen

Ma tu guarda ste macchine ,cosa ci metteranno nei chip di silicio
dico io, mica piu i tempi dello zio Vanjia, e nemmeno del buon
unghiatore di cieli rosati.

Oggi ho chiesto se nei loro paesi
da piccole
avevan la bici con le rotelline
per imparare.
M'han detto di si, soprese, da me,
 farfalle
in unico spazio.

Perchè non sei venuto, Omadiòn?
Ci ho detto guardandolo di sbieco, come capitano alla ciurma.
Dal suo nero di pozzo, barcollando
mi ha guardato aspettando il momento.
No money for ticket
E mi ha steso al tappeto.

Una russa m'ha morso lo stinco
abbaiando Dubai Dubai, altro che qui
piscine e cieli e rubinetti d'oro io aveva
Spaziba, non mi viene voglia di spiegarti, dico io
(Mica son venuto a Mosca per imparare:
se non vuoi cambiare non venire)

Per fortuna Dal Senegal una principessa
a contratto sorveglia le adozioni dei bambini sulla luna
e 5 mesaggeri son partiti
dal Brasile e risalgono l'Orinoco.
Aspetto di sapere il loro modo di dire
tempo, e forse lo imparero'
aspettando.

 

 

 

postato da linodigianni alle ore 10:33 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: vento burla


mercoledì, 22 novembre 2006

Come lucertole appoggiate
sul cuore della notte,
nelle nuvole
le parole (solo) pensate.

Rifaccio il cammino
che mi dichiara vivo
ogni mattino , e non sono che cinque passi.

Attendo.
Con sguardo indulgente.

( Da piccolo ho disseppellito
un palombaro, alto due pollici,
trovato nel Tide).

Ecco : sul sasso del vecchio
un'intuizione di caldo
una parola ha guizzato,
m'è rimasta la coda.

postato da linodigianni alle ore 06:55 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)
categoria: poesia, poesie mie, vento febbre


venerdì, 03 novembre 2006
E prese la barca, e tolse l'ormeggio
e tirò fuori i remi, dalla terra
sposto la paglia e le conchiglie
guardo' il vento, e gli scogli della vigna

Stava dentro un salvagente, appeso al soffitto della stanza piena d'acqua.

Aspettava che i salici d'acqua crescessero
ne ricavava giunchi che paziente intrecciava
cestini con dentro pane, cipolla
qualche acciuga di prosciugato mare.

Fermava chiunque , per la strada
come se fosse in un suq, arabo.
E questi gli rispondevano "Monsu, ciarea
qui non entrano i cani e i meridionali"
(ah, il velo, il velo)

Cosa facevi nei banchi, quei pochi giorni
sei scappato? avevi la testa grossa ?
i capelli , corti li portavi?

postato da linodigianni alle ore 18:43 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: poesia, poesie mie, memorie del vento