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venerdì, 30 giugno 2006

Fu il giorno che  annunciava onde
e non c'era acqua tra le colline

le tue mani correre veloci e tenere i cancelli
mentre il vento precedeva a valle e
trasferiva tetti sui tuoi capelli.

Si tolse la corrente, perdesti voce e sguardo
ascoltai l'eco come da telegrafo (tromba, d'aria.)

Mentre il palazzo era percorso dai marosi
iniziasti a tremare insieme alla candela
solo la cera ti teneva ancorata
piuma, lattice -bambagia

Ah, avessi potuto deglutire
il tuo spavento
mi sarei mangiato gli orchi
sarei stato diga
e sabbia
tracimata
a calmar rimbombi

Mi hai detto : 
ho, 
pensato, 
a te.
Almeno dirti
tromba, d'aria

Sospesi, la mano del violinista verde
tu mi sollevi insieme alle colline,
ai palazzi.
Io cammino sul parquet
(e ti circondo con lo scialle
che cucirai quando sarai vecchia).

Lo scrivo qui, che sei compagna, a me.
E' più che uno scritto che passa.

E' uno sguardo che ripete
sfidando radici, colline
e la calata delle ciglia, quando mi dici di sì.


postato da linodigianni alle ore 06:32 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: vento febbre


martedì, 27 giugno 2006
cuesto es o monologo do meu amor
parole incerte,ali di farfalle appena sbattute

vorrei bracciare un albero, albero di gelsi
coi bozzoli della seta, che cosi ti faccio uno chemisir
che tu non sai che cos'è e cosi ci ridi di scappata come fossi tu piccola e io a correre sulle variazioni del tuo viso
batti le ciglia, alfabeto morse
fammi raggiungere
con un salto a piedi uniti
la sedia su cui stai.

Mangeremo ciliegie, faremo l'amore, e le pagine girate, con indolenza
saranno libri, da leggerci a memoria, poi un domani
postato da linodigianni alle ore 22:51 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: poesia, poesie mie, vento largo


giovedì, 08 giugno 2006

The catcher in the rye


Madame, posso chiederVi una cortesia?
-Dite, Signore, non di vostre ansie, mi nutro io..

Madame, La luce, la luce della Luna,
la dissipazione, l'onda che si perde e ritorna
l'eco, il battito del fabbro dove l'incudine non c'è più
e il salto dei rospi nelle pozze improvvise

-Mi spiace, non m'intendo di parole
io costruisco cose, non curo corpi, traccio solo segni.
Se volete posso scrivervi una musica
o disegnarvi gli uccelli che ve la cantino

Madame, posso chiederVi se vi recate spesso
col vostro aquilone,
al fondo del dirupo,
nel campo della sègale
a cercare bambini dentro
(testa nella zucca )

- Come vi aggrada , ma ora scusate
vedete che il filo già si tende
le note si alzano ,coro di rospi
e dita rosate
come rastrelli,
(per ogni bambino un battito di tempo).

Impareranno gli odori della pioggia
e delle lacrime
prima che scendano.
(tra la prima e la seconda strofa, Cavaliere
metterei una cerniera,
affinchè meglio si capisca:
i soggetti, Signore, i Soggetti)

Oggi ho visto dei corvi spettatori
dei rospi paganti assorti
mentre Handel
muoveva le scarpe e le mani
e gli occhi
di tanti piccoli barbari
che si aggiravano,
sottobraccio a Mercuzio,
nel primo sogno di mezza estate,
fuori del campo di Sègale.


postato da linodigianni alle ore 05:57 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: poesie mie, memorie del vento


martedì, 06 giugno 2006

 

Chi leggeva con la pila sotto il lenzuolo?
Quanti avevano un letto che spariva durante il giorno,
e mai, mai (finchè non furono solventi)
ebbero uno spazio da chiamare : "Mio ".

Quale fu il pozzo che spaùra
con le teste di morto (neri scudieri)
che si cuciono ai vestiti, nella notte ?

Eppure, non mi picchiò mai
e nelle due volte che feci a botte, coi pari,
vinsi per la sorpresa:
pensavano a uno scherzo, io mi giocavo
l'ultimo fiato,perchè non scoprissero la fuga.

Rincorro ,
nella via del mercato,nei quartieri di Torino
(pieni di ragazzi di Palermo)
la coda di cavallo della figlia del droghiere.

Cammino in equilibrio sull'asse del cantiere in costruzione
mentre scopriamo la prima donna:
strappa un sorriso, che ci dicesse
mostrandoci le sue maree
di chiamarsi Eva.

Quanto tempo rimarremo,
chiusi nell'armadio,
mentre fuori il fratello
conta i numeri che ci restano
prima della perdita delle nostre bocche?
(Gru rosa in equilibrio
su una sola zampa)


postato da linodigianni alle ore 18:06 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)
categoria: poesia, poesie mie, vento febbre


martedì, 06 giugno 2006

Emersero stancamente dalle mani dei lavavetri,
passarono nelle auto semichiuse.

L'occhio azzurro che aveva guardato l'ansa del pozzo
si fissò sulla ciabatta della vecchia :
i dialetti racchiudono gli orti, dovunque.

Bambini, donne, uomini
in libera uscita
come pioggia dopo l'affanno del caldo:
chi portò rosari da sgranare
chi calmò la tosse degli ultimi anni
chi costruì case, senza averne  per sè.

Il controllore chiese i biglietti,
si aprirono sorrisi e dopo il profumo nelle mani
ci fermammo tutti a bere il te
offerto alla stazione di servizio.
Diversa civiltà della campagna.

Una volta, stavano come meloni gialli
abbandonati nei campi
finchè qualcuno scoprì l'orario e le rotte.

Ci hanno messo in frigoriferi giganti,
a maturare fuori stagione.

Quando, potrò cucinare
e mangiare
senza che tu chieda
se da me c'è la terra
e il grano, e se sogno , quando ?

Lo so, non ti ricordi dove hai messo le chiavi.

postato da linodigianni alle ore 11:42 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
categoria: poesia, poesie mie, extramuros


sabato, 03 giugno 2006

esperimenti di deep-illazione

Le foreste, le foreste dei segni limbici,
le isoledeltesoro e i lucarini di vetro

le pozzanghere diamantifere con le ranocchie dagli occhi blu
i pagliacci, i pagliacci dalle mani grandi che oscillano.

Sorrisi giroscopi

e gli orchestrali presi dalle piu rare
e improvvide specie di insetti.

Magie che t'incanti a seguire.

Strappa, taglia. sminuzza
(coi capelli corti/ sei piu bello).

Io, aspettando, chi ?

Deleuze, e il suo abecedario
neh che è bello, 'more?

(Ragazi me racomando, batete bene le dopie)

postato da linodigianni alle ore 08:36 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: poesia, poesie mie, scherzi in mi minore