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martedì, 30 maggio 2006

Quando mio nonno mi disse
vammi a comprare mezzo sigaro sciolto
non arrivavo al bancone.

Ho passato tutti gli anni da grande
a cercarne il gusto, l'origine
e il senso.

Arrampicato a quel tavolo
ho guardato tagliare le foglie,
mentre il corvo di fronte,
muezzin d'accatto,
chiamava i fedeli alle messe del giorno.

Adesso, potendo,
rivorrei la sorpresa, la distanza.

Forse da lì, riprendere il viaggio.
Spegnere echi, consumarne le ceneri.

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martedì, 23 maggio 2006

I. Ricette

Aspettano il dottore, davanti alla porta.
La borsetta usata, l'altra buona per la domenica.

Vengono dal Sud, seduti fuori  di casa, un tempo.
Al forno del paese, con  i grembiali usati.

Le ciabatte comode,  anche oggi, ma solo
per il gonfiore dei piedi, la pesantezza degli arti.
I denti che non si han soldi a salvare
le nuove geografie varicose.

E un piatto ripetuto , immutabile negli anni,
preghiera laica,
scongiuro onomatopeico.

Mentre il sugo "pèpia" e borbotta
e un odore di malvarosa
si intromette
per  tenerci in vita.

II.  Lo svolo.

Gli legarono le mani
e dissero, colpa tua
questa terra che non sai lavorare
questi salici che non sai intrecciare.

Pagherai con
l'agonia di un coniglio,
terrai le zampe
mentre lo sgozzeremo.
Cercherà di scuotersi
come mucca con il tafano
in punta di morte.

Gli chiesero conto
della sua biografia
ne segnarono a dito le mancanze:
dove quel figli, dove l'arresto
senza rispetto per
gli omicidi dei soldi.

Tutto poteva passare,
la mancanza di case, la progenie interrotta
i parenti scomparsi
perfino che un cuore si dicesse
curioso, a mangiare con quiete
e distanza le parole degli altri.

Non perdonarono l'orgoglio,
di aver
compitato
insieme alla voce,
qualche lettera antica.

Ogni volta re-imparo
l'iniziale di un nome,
il suono che segue
e l'accompagno col gesto.
Chissà, poterlo imparare, il lavoro dei campi.

III. Elefanti

Ah, disse, gli elefanti sono comparsi?
Eh,  rispose lei,  con questa umidità,  Lei sa che la mia schiena

Avete ritirato ciò che vi aspetta? chiese lui
Vorrei impacchettare queste colline, e i cieli in sovrappiù,
il peso della carta, a parte, per favore.

Lui le porse la mano,  affabilmente
Lei rispose con un sorriso, di cortesia
Insieme verso il mare,  un passo dietro l'altro
sostenendosi a vicenda, ignorando il gorgo
e l'affondo,alghe nella risacca.

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sabato, 20 maggio 2006

Oh, finalmente ce l'ho fatta.

 
 



Del mio libro di poesie sono state tirate
6 edizioni e tutte andate esaurite.
6o.000 copie tradotte finora nei principali paesi del Maghreb, dell'America Latina, dell' Asia.

Mai successo prima, le maggiori case editrici
assediano l'astuto direttore editoriale che per primo mi ha scoperto.

Devo tutto pero' all'invito mandatomi dalla mia cara amica,
che ivi pubblica alcuni suoi scritti, quelli si da pubblicare veramente
in un libro, come chiediamo da tempo, in molti.

Scherzi a parte, dateci un'occhiata se avete tempo

è un'altra utopia concreta, quella di pubblicare on line,
in modo graficamente dignitoso e strutturato,
qualcosa di cosi' gratuito e immaginifico
come  poesie senza soldi ,onori e onèri.

ps. dedicato a chi mi ha fornito il tappeto volante
e la formula segreta per falo levitare

postato da linodigianni alle ore 10:55 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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venerdì, 19 maggio 2006
cartomante in quel di Bruges, cercavo le mani , evitavo gli occhi nei sobbalzi d'umore
predicavo sorti quiete che non avessero a risvegliare i gufi e le civette che si covano dentro
mi accontentavo di un po' di pane, meglio se col formaggio.
Un giorno , nell'ozio, iniziai a cucire le storie
di quelle vite lette solo nelle mani
stavolta le bocche parlavano, ma non con suoni per tutti
piu che  altro erano scarti, deviazioni di strade- gesti dimenticati che io riesumavo
cucivo con filo leggero, sottile imbastitura da reggere fino al primo sforzo di libertà.
 
Dopo ti ho incontrata , non ho guardato le mani
non ho cucito una storia, troppo preso a rincorrere
venti e cieli e nastri di fortuna
e il tuo sorriso d'amore
ancora m'irrompe
come cavalli al galoppo
di 27 cosacchi del Don, innamorati
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venerdì, 19 maggio 2006
stanotte, amore, ho riconosciuto le corse dei ladri
di arcobaleno
 
ho visto come, sfuggenti, privassero le piante
del verde della tua memoria
 
ho visto il tuo sguardo. di traverso, aprirsi
e i rami gemmare
 
ho visto il cielo privarsi di luce, e incupirsi
senza promesse di sole
poi l'orologio ha cantato il suo uccello
e mi hai fatto uno spazio
aprendomi i fianchi
 
io mi perdo
al pensarti
colorata
che includi nel tuo vedere
anche il mio piacere
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categoria: poesia, poesie mie, memorie del vento


mercoledì, 17 maggio 2006




Lievito di birra

Le galline in cerchio,
a inventare strade improvvise.

La pelle che tira per la pioggia.
Arriverà.

Si aggiusta il cappello,
taglia il formaggio ,
due olive nere.
Non mancano mai.

Quel pane pugliese
appoggiato sul petto,

il coltello piantato nel cerchio
del mondo

vela àlgida, mollica arresa.

All'ombra del gelso
solleva di poco una scarpa.

Nei suoi occhi
lo scugnizzo che corre:
lo stelo d'erba  s'affìna
rosicchiato, dai denti.

Infine, cos'altro ?

linodigianni
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martedì, 16 maggio 2006

Atta-n-t- (padre)

Togliti dagli occhi, per favore.
Smettila di zappare per il tuo pane e cipolla
i tuoi canestri di salice, il maiale se viene buono.

Svuota il frigo da tutti i tuoi sacchetti,
la ricotta salata per quando sudi
gli spaventi per quando non ritorni
il bottiglione per vedere tutto
come al lago della festa.

Scrivere, non sai scrivere
leggere : nemmeno.
Ma i nervi, l’osso il muscolo
funzionavano, eh ..cumpà..

Atta-n-t/ padre
che lingua parlano questi,
che non sanno nemmeno immaginarsi
il silenzio della contro-ora
nel podere?

In che mano c’hai messo
che se ci mandano
a prendere l’acqua, al pozzo
torniamo con lo scanto, lo spavento
che da piccoli ci prendeva
a sentire del lupo mannaro
che raspava alla porta?

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martedì, 09 maggio 2006
Mappe

 




Forse fu qualcuno a decidere
di far scrivere quelle parole, a quell'ora, in quel luogo.

Feci un salto controcorrente, salmone guizzante
che ricompone le origini
che riconosce la tensione all'azzardo.

Gridai, quella volta, per dichiarare ai venti
la scia da seguire.

Alle genti mostrai il marchio tuo, inevitabile.

Oh, l'idea dell'onda cobra d'alga assorta :
tra i tuoi piedi mobili mi aggrappo, inciampo, rifiato
m'incanto in asse col lontano ancoraggio.

Sali, non sono che acciuga, adesso
attendo l'impatto, la fine del volo
un salto nel cielo, all'indietro a nutrirti, bacio e ricordo:
insieme equilibrio,
in trìgono.

Averli, sestanti così,
da puntare dove filtra la luce
tra le tue essenze aromatiche,
in carta di cedro.

 

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categoria: poesia, poesie mie, scrittura, scherzi in mi minore


martedì, 09 maggio 2006
lunedì, 01 maggio 2006, ore 22:06

Pelo patate, e sorveglio che non se ne vada troppo scarto
insieme alla buccia.
Tutte queste donne che trasformano una radice sotterranea
scura, ostile e umida
e ne fanno ricordi da ritrovare.
Non conoscono l'arte, eppure è come scegliessero le parole
accostassero gli ingredienti.
Come nell'arte, le materie prime serve sceglierle
con cura, perchè le emozioni non si destano a comando.
Queste parole, che inseguono dei sentimenti,
stanno a significare cose legate alla terra, con gli sguardi lunghi
e i silenzi assorti, aspettando che tutto il sole sia sceso in terra.

Trilogia delle soddisfazioni, ancorchè esitanti, per prudenze bambine.

Parte 1

La corda, la corda dell'arco
(di quest'arco fatto dalle ciglia barbare mie
e dalle fughe dei tuoi sorrisi, acqua che sfrangia fra sassi)
la corda ha una
qual certa e-la-sti-ci-tà.

Una tensione setosa, morbida e potente.

Le frecce, come se due giovani
innamorati yiddish dovessero
fuggire liberandosi dai divieti del rabbino.
E scappiamo, ma ci aspettiamo,
e a volte uno prosegue a masticare
sentendo in bocca il sapore dell'altro

la corda,l'arco, le frecce
e i bersagli, Mio Dio,
i bersagli ce li avete chiari, li centrate?
ne ricavate una qual certa dissimulata soddisfazione, no?

Beh, tutte ste mele con due cestini piccoli
seppure intrecciati, fa ridere, volendo
La cosa bella, è appunto, il crederci.


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martedì, 09 maggio 2006
lunedì, 01 maggio 2006, ore 00:16

No che non sapevo
che toccandolo non avrei sentito niente
non la carne, non il battito
forse il riprendere
di un ansimo che prepara la corsa?

I miei tendini formarono un arco
un piccolo delfino guizzo' a sbuffo sulla pelle
accartocciata
e mi ritrovai a nascondermi
con l'intero corpo
per celare agli occhi altrui
la mancanza di un riscontro
nei pensieri girovaganti
senza tatto.

Abbracciai la prima donna che correva
per prendere il treno.
Ero gia seduta, nel suo scompartimento
quando ritrovai
gli accessi, i calori
restituiti
pensieri tenuti al laccio
dai miei cavalli desueti

terza poesia della trilogia delle privazioni (senza suoni, senza aria, senza corpi)


Per respirare mise la testa
in bocca a un pesce,pensando lui abituato a.
Per camminare senza trattenersi tirava su dagli angoli
quell'aria che resta umida e d'ombra anche nelle sere d'estate
o sotto traccia ai geli improvvisi degli autunni tardivi

E dunque, non respirava abbastanza.

Ci sarebbero volute riserve di cieli
da attraversare, con l'aria
cumulata per immersione
traspirando anidridi, insieme
a rinunce, cinismi e scoramenti residui.

Ma un azzurro, un fondo di lago
alpino da lapislazzolo,
non ancora s'era visto
posato, calato a forza
nelle branchie
affannate aperte al massimo d'aria

seconda poesia della trilogia delle privazioni(senza suoni, senza aria, senza...)

leggere lo spartito, conoscerlo a memoria
anticiparne i passaggi
stendere le dita sul ponte di una nave sonora
dirigerne i venti,gli svoli ,gli approdi.

Mi faceva gli agguati.
La musica.
La musica che dovevo suonare.
Mi imponeva i suoi ordini,stai chiusa a provare
niente conta piu' di questo.
Ma se riuscivo, nessuno capiva
il trionfo muto, cascata euforica di ghiaccio.

E qualcuno doveva cedere
in questo triangolo d'ossimori:
o la mente,o il legno o l'osso.

Sono stata fortunata, danno minimo
ho pensato sul momento.

Ma ho capito anche
che insieme al dito, alla spalla. al polso
il mare si è inghiottito
il fiore rosso del mio piano
e l'onda complice non mi prenderà piu


Madonna dei marinai, degli zoppi e dei luitai
pellegrina muta e condiscendente
delle stelle cadute in acqua
degli accordi di la fatti sul battito
di ciglia delle sirene:
Ascoltami.

Oggi che ho trovato una corda cui tenermi
per sollevarmi in aria
con tutti i pesci colorati sfuggiti
ai sogni che si sono persi, agli strangolamenti
evitati per mancanze di ossigeni
oggi mi tengo un liuto
nella testa
delicato,faccio in qui e in là con la testa
e sorridendo, mi abbuffo
mongolfiera
ebbra.

prima  poesia della trilogia delle privazioni(senza suoni, senza aria, senza...)

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categoria: memorie dellacqua


martedì, 09 maggio 2006
sabato, 29 aprile 2006, ore 22:30
Lunapapa




leggere lo spartito, conoscerlo a memoria
anticiparne i passaggi
stendere le dita sul ponte di una nave sonora
dirigerne i venti,gli svoli ,gli approdi.

Mi faceva gli agguati.
La musica.
La musica che dovevo suonare.
Mi imponeva i suoi ordini,stai chiusa a provare
niente conta piu' di questo.
Ma se riuscivo, nessuno capiva
il trionfo muto, cascata euforica di ghiaccio.

E qualcuno doveva cedere
in questo triangolo d'ossimori:
o la mente,o il legno o l'osso.

Sono stata fortunata, danno minimo
ho pensato sul momento.

Ma ho capito anche
che insieme al dito, alla spalla. al polso
il mare si è inghiottito
il fiore rosso del mio piano
e l'onda complice non mi prenderà piu


Madonna dei marinai, degli zoppi e dei luitai
pellegrina muta e condiscendente
delle stelle cadute in acqua
degli accordi di la fatti sul battito
di ciglia delle sirene:
Ascoltami.

Oggi che ho trovato una corda cui tenermi
per sollevarmi in aria
con tutti i pesci colorati sfuggiti
ai sogni che si sono persi, agli strangolamenti
evitati per mancanze di ossigeni
oggi mi tengo un liuto
nella testa
delicato,faccio in qui e in là con la testa
e sorridendo, mi abbuffo
mongolfiera
ebbra.

linodigianni
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martedì, 09 maggio 2006
giovedì, 27 aprile 2006, ore 21:02
In margine ai rossori

oh, cara

ho provato a liberare dalle gabbie gli uccelli
evocati dai libri
perchè portassero altrove
le tracce dei voli sognati,
i versi degli istinti inseguiti

ma stavo sbucciando cipolle
e piangere mi sembrava scontato
dunque, un sorriso

ho rimesso negli scaffali
due volumi socchiusi
ali incerte di scenari ai miei ordini
ho chiesto a chisciotte di riporre
la lancia
ad Emma di tornarsene a casa, almeno stasera
Negli orti, a piantare ghirlande
un servitore del re d'Inghilterra.

Oh, Cara
pensare di spostare Moby Dick
 disturbando il suo capitano,
per un po' di polvere
non lo trovi villano?

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martedì, 09 maggio 2006
mercoledì, 26 aprile 2006, ore 23:01
giorno verrà, (il dopo 25 aprile)

e gira negli occhi
caffè dondolanti

sposta piedi come a
ricordare un ballo


non per questi sentieri
da volpi timide
non per finire galline impiccate

dopo che le bombe
le abbiamo smontate dentro
dopo che i capelli
li pettiniamo al buio
e il mio rossetto, indovinalo
 
prima che mi esca il fiato
prima che finisca il sole
mi avrai sentito
passare in testa alla colonna?

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martedì, 09 maggio 2006
lunedì, 24 aprile 2006, ore 07:36
Non sogno mai, ricordo niente.



Nel chiaro del latte del primo mattino
col fumo del caffè evaporano sogni.

Non sogno mai, ricordo niente.
Una viaggiatrice mi chiede
se questo treno va in Thainlandia;rispondo di si
ma prima ferma a Bangalore, dico io.
Non conosco la geografia, non viaggio mai.

Mi rivedo a Instanbul, a far colazione europea
mischiata a quella turca,
the, marmellata,pane,olive nere,formaggio fresco e anguria.

E che altro è successo nel sogno?
Mi stiravi una camicia, la stessa per ore,
disperandoti per le pieghe,
con io che dicevo- dovro' portarla per una settimana
con tutto il lavoro che hai fatto.
Che bello i bigliettini sparsi
per la casa, auguri di un nuovo
compleanno,lasciati un'ora prima
trovati nel giorno dopo
E tu che sogni di Berlino
e io che ti chiedo di farmi esserci
in quel viaggio.

Ma insomma, col fumo del caffè
amaro, rigorosamento senza zucchero,
ora che mi sono staccato dalla bombola
a gas del sigaro onnisciente,
dovro' rimettermi il pollice in bocca?
acconciarmi le gambe
in posizione fetale?

Per lievi[ta]menti
prossimi, recarsi in biglietteria
nei fondi della tazzina.
Pagamento anticipato, supplemento curiosità, obbligatorio.

 

 

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martedì, 09 maggio 2006
giovedì, 06 aprile 2006, ore 19:43
Alchencengie

Un'onda corta, un'onda ritrosa e una a rompere argini

La chiave che apre,serrande,si collegano prese
e le macchine pronte a digerire parole.

Cammino nei solchi della terra,cerco di capire
le piante leggere scivolate
a mettere radici come fili di lampadine provvisorie
!hola,que tal
stamani niente guerriglia in Colombia
vi ho portato un uomo ispanico, entiende?
un màs grande hombre de tierra
che non si vergogno' a parlare
della terra umida della sua donna
dei fiori della sua agricoltora.

Uomini,o mascheroni, o nani irridenti e gorgoglianti
travestiti da operai migranti
che si abbeverano alle parole degli indigeni di qua
e aspettano l'ombra, e aspettano il taglio del sole

e vedrai, uomo, con che riso e che eleganza
la tua gola si troverà tagliata
Da lì a lì,da un orecchio all'altro.

Hai capito cosa, hai creduto violenza
hai pensato paura/ diverso /invaso/ spia?

No,no. No.

Con tutta la grazia e la lentezza e
la pienezza del tempo che ci vuole,

quello che si prende
la delicata corolla chiusa a cuneo invincibile
del fiore di gelsomino
che buca la prima oscurità e apre al cielo
soffi d'aromi che lisciano gli occhi
con tutta la violenza della presenza della poesia
irriducibile cielo.

Loro vennero e continuano
anche se non li stiamo aspettando.

Loro versi, loro sensi
in onda corta,poi raccolta, poi franta
a rompere equilibri.

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martedì, 09 maggio 2006
giovedì, 30 marzo 2006, ore 23:52




Nel tempo che il Budda

impiegò per un battito di ciglia

la vecchia finì di raccogliere il riso

Il pappagallo cerco' di evadere

dalle invisibili sbarre

e nel libro sacro del Bushido

si trovo' ricopiata

l'arte di ridersi addosso.



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