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martedì, 29 novembre 2005

Ahi, intriso di alghe scorreva
il tronco galleggiante e attaccato a quello,
come pappagallo che svola sull'ultimo ramo,
un braccio ad uncino,capelli impigliati ,pesci d'altre acque
e due occhi febbrili, mondo degli alberi e cielo e ragni trafugati

"Grande, grande è la volonta del Fiume
unica, unica la sorte
e ormai.certa è la tua morte"

Sguaiate Erinni palustri vegliavano che il viaggio
del naufrago avesse infine termine
come falco infine,spezza, che è segnato così.

E negli occhi di acqua, di sabbia, di canne pungenti
rallentava il fiume, fino a fermarsi
come pompa senz'acqua
sotto cascata
sentiva solo l'affanno, non la mancanza
pettinava, col dorso, l'ultimo sonno
con le palpebre aperte
con il mento poggiato
dardo il tronco
immoto l'uomo
quasi ferme le acque
avendo inscritto il gorgo

Picchiettava, sotto l'umido delle foglie
imbastendo una musica che spaziava tra formiche e gocce resina
un curioso cùrmolo d'acqua dolce,
becco acuto, zampe in forma di elissi
e occhi vivaci, mobili e intrisi
delle memorie di notti trafugate
alle braci di fuochi

"nella piuma che riuscirà
a risalire la corrente
vi è la mappa che portano sul dorso
i salmoni
Non squame, ma domande in forma di spartiti
ogni guizzo un preludio a comporsi"

infidi, salmastri, segni di passi
in un'ansa
richiamavano città,
cibarie, predoni
Tutto passò come
ombra dì uccello
Fu allora che l'uomo abbandonò il tronco
e le vecchie enfiarono le gote
quasi dovessero spingere
le vele,oltre la risacca


"Entre dos passos
my suerte y Tambien my vida
sin cura y sin palabras
se transformerà
in un carme muy silente y enfio "

Quando, pensò, il ritorno dell'Eldorado?
"


postato da lainus alle ore 07:21 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: memorie dellacqua


lunedì, 07 novembre 2005
Sostengo da sempre, tra me e me,
che gli oggetti abbiano una vita propria,
e che i loro movimenti, lenti e inafferrabili
ci sorprendono solo perchè
non siamo in grado
di coglierne le interne motivazioni.

Un'accendino cade, da solo, nell'altra stanza:
penso al mio fumare, che magari si senta
un di più. Pure accende sul mio viso
quel fumo che si spande nel letto di sabbia
delle mie stanchezze, richiamandone i
percorsi.

La tartaruga minuscola, di zucca maya,
muove la testa al ritmo delle mie dita sulla tastiera.
Il mio tempo di girare il mondo, virtualmente,
non vale un centimetro che conquista
conficcandosi nella testa col ricordo.

Aspiro il mate dal mio contenitore argentino,
due nuotatori miei amici alla feria me lo portarono
ma l'ultimo fu mio padre, che con quella ci fini i suoi giorni
quando non reggeva piu il bicchiere

Ho una foresta tropicale di uccelli
in un dischetto rotondo
che fa da sole di giorno e notte
suonano da me
e l'eco arriva a lei
come se fossimo
sullo stesso albero,
come grilli su un palco
all'Opera, col nostro Rigoletto.

Aspetto ancora di aprire la mia valigetta di Go
con le sue pedine bianche, nel sacchetto verde
e le sue pedine nere, nel velluto terra

Aspetto di aprire le mie ciotole
imparero' L'Occhio di Giada?
postato da lainus alle ore 21:23 | Permalink | commenti (4) / commenti (4) (pop-up)
categoria: canzoni