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giovedì, 21 luglio 2005

I mangiatori di patate( in memoria di Van Gogh)

 

Caro Van, scusa se ti scrivo di getto

Senza ripensarci sette anni come facevi

Tu,per prepararti.

Dicevi che per cogliere il volo del corvo di getto

Dovevi studiarlo per molto tempo.

 

Caro Van, mi spiace- di non sapere nemmeno

Fare un misero schizzo accettabile

Pero’ ho capito quanta vita riuscivi

A inseguire sulla tela

Quanti voli facevi,da corvo,sugli uomini.

 

Sei riuscito a inventare sogni in piu’ per noi

Poveri di fantasia, a darci cattedrali e cieli stellati,

e pure la sedia su cui arrampicarci.

 

Ti sei tagliato un orecchio dicono,per la follia

Me,mi sembra fosse per altro

 

Forse, non ti veniva piu’ il battere d’ali del corvo

Nel campo di grano

Forse, non ti veniva piu'

Un parlarti d’intorno.

Forse non ti capacitavi

D’essere il solo, in quel tempo

A sapere il sapore del grano.

Noi, poveri mangiatori di patate,

non abbiamo risorse di spirito,

sufficienti.

Solo una donna, a volte, ci salva

 

postato da lainus alle ore 10:45 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: memorie del vento


martedì, 19 luglio 2005
Avvicinando le mani, rami con fronde,
sposto la linea dell'orizzonte - che svapora-
a ridosso del campanile.

Ammucchio alberi, colline, e i buchi del cielo.
Lascio l'ape di guardia, e il tuo dito a indicarla.

Mentre ruscello sudore,
quasi pietra appostata in attesa di fresco
mi sposto lento in un gioco di colli.

Vedi questo?Durante la guerra , e prima della legge Merlin,
era un casino. E prima ancora ospitò Napoleone.
Ora rimangono nani di pietra , con i loro sarcasmi taciuti.

Qui sotto un tunnel segreto
congiunse una regina medievale
con le stanze del suo amante.

Qui sopra, un filo invisibile
segna i passi del mio riandare
tra le urgenze che le labbra
impongono alle parole.

postato da alp alle ore 07:05 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)
categoria: vento largo


martedì, 12 luglio 2005
è inutile tu ti chieda ragioni sulla natura
dell'uomo, sarebbe come chiederti sull'essere e non essere

il fatto è che tutto si tiene e da piccoli disastri
ne conseguono persone usate da altri

Il medioevo prossimo venturo, non è mai finito, dunque?
postato da alp alle ore 23:46 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria:


lunedì, 11 luglio 2005

una , la luna- due le dune e tre, tre ,quello che prima non c'era, ed ora..

sentire l'odore lasciato ieri da un'ape, un tocco sbadato, dell'ambra avanzata
e vedere, vedere quattro volte quaranta lo stelo muoversi
seguendo lo spartito fitto della cicala, scommenttendo
sul passare inosservati anche oggi, alle sortite del grillo/talpa

e incuneo le piste delle formiche, lo sforzo delle briciole trasportate
il corbezzolo rotolante,l'ansito delle vento che si è fermato,
qui, ora, osservo scarpe che ignorano mondi
spezzano le reni ai rododendri, e spargono spore bastarde.

una, sembrava- due disciolte e tre, tre, quello che prima non c'era, ed ora...


postato da lainus alle ore 20:56 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
categoria: scherzi in mi minore


mercoledì, 06 luglio 2005
ah, la merica, la merica non trovata..

ci avevo ancora l'odore di pane e cipolle
e un biglietto in mano per il piroscafo
che mammamia mi aveva detto la madonnina ti farà la grazia

ah, la merica, la merica che ricco sfondato tornero'

si, il pecorino e il peperoncino mi portavo
ma pure due mani e voglia di faticare
che chi come me aveva  il buio dentro
sapeva come le radici avvulessero cure e patimenti

ah, merica puttana, quaranta giorni di isolamento

e mi sembrava che tutta l'erba vista mai
in vita mia fosse annegata in quel nero mare
di notti vento e fumo addosso
e mi vergognavo che sempre vomito mi capitasse

merica,mi straziasti ah, sti paesani mericani

e meno male che mi annascosi nella stiva di carbone e cemento
e che quarantanotti aspettai le luci
se avessi visto in quella statua
di ellis Island il campanile del paese mio
indietro urlando pure a nuoto, del nero che ormai
come inchiostro di seppia avrei lasciato

e merica, mi hai tenuto, ma non cosi, maledetta merica

I paesani raccolsero i piccioli per il rientro
non ci abbastavano per tutte le 12 bare di 66 partiti
e meno male che non si seppe il mio nome
che il piu piccolo, mericano, io, mai riuscii a essere.
postato da alp alle ore 21:56 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: canzoni


mercoledì, 06 luglio 2005
il cerchio di un lampione
mirava al cestino dei rifiuti
il rettangolo di una panchina
sosteneva l'area di quattro culi
per un totale di 290 anni

il cerchio di una vasca
conteneva un papiro sfatto
pesci rossi spaesati
e gli occhi azzurri di un bambino
che cercava il cielo con un dito

nel cerchio di un bicchiere
insieme alla granita
lui inghiottiva un pensiero
per il prossimo figlio atteso
lei si allenava a cullare
la borsa sul ginocchio

nella borsa della vecchia
nelle lenti, nella bocca
un rettangolo di stoffa
tacitava l'abbandono

postato da lainus alle ore 08:36 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
categoria: scherzi in mi minore


martedì, 05 luglio 2005
suq

vecchio capitano
che ti sei venduto la barca
che chiudi la bocca sdentata
che ti sfuggono i pesci sognati stanotte

Il tuo secondo
sente il braccio mancante
richiamarlo al bompresso
 mentre i pirati che vedi oggi
tirano volpini al guinzaglio
parlando cellulari

Questi animali totemici
di latta e caucciù,
quasi massi erranti
a segnare il territorio,
vuoti carapaci
che  mi dicono di scuole fatte
con furbizia
di lavori odiati.

 Ah, le le foreste di un albero solo
spuntate all'alba
dietro panchine di cemento
coi gabbiani curvi
che soffrono artriti.

Su queste assi incrociate la difesa dell'ombra dai chiodi del sole.

Il n° 38 di New York
cammina con la testa rapata
docile agnello
dietro la madre delle scaloppine

Fermo sta Karl,
con i suoi capelli bianchi pettinati all'indietro.
In pantalancini la fedele Iselda,
borsetta bianca sotto il braccio,
si ferma dove
si ferma lui, da quarant'anni.

La madre obesa
spinge un passeggino
In cui sta una piccola promessa di grasso
l'accompagna  una ragazza cicciotta
tiene un bicchiere da riempire.

Nonne e nipotini,
" ancura nen" le mogli e i mariti
che stanno impiccati in città,
incerti se fuggire dai figli
o dal lavoro
e intanto sfogliano
riviste delle  dive da cortile.

Guarda le frecce, amore mio
le frecce del tempo;
una sola il test riesce
con due cambia la vita.
Lo so che è necessario
avere lo stesso luogo
per accordare i respiri
ma perchè tu temi così tanto
che la vita dimostri il teorema dell'essere?

Forse che la barca non la vorresti di carta,
ma nave da crociera
da cui svolare gabbiano mutante?

Oggi una donna di ottant'anni
mi ha chiesto di sposarla,
di fare un figlio con lei
o almeno di mangiare insieme un gelato.
Le ho risposto che il caffè mi rende nervoso
e le ho regalato un leone, un cammello
e un serpente

Io per me
ho tenuto il profumo
delle bouganville
per arrampicarmi nelle ore assolate
quando le persiane chiuse
mi portano a  te


 

 

postato da lainus alle ore 12:47 | Permalink | commenti (4) / commenti (4) (pop-up)
categoria: extramuros


domenica, 03 luglio 2005
una dentiera pedala pervicace in bici
un moncherino stagionato come prosciutto si porta in spiaggia
voci di vecchi sfuggiti dagli ospizi casalinghi
con la preoccupazione del nuovo mangiare e del nuovo cagare
sole come scenario di plastica
gelati come olio che congiunge il giorno alla sera
un'inerte acqua a fare da gigante attonito
della miseria dei vuoti a rendere
postato da lainus alle ore 20:22 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: extramuros